Decreto Scuola, 31mila adulti aspettano un corso di italiano: «Mancano aule e docenti»

di

Mario Tosetti

Il Decreto Scuola introduce corsi di italiano obbligatori per alcuni genitori stranieri, ma nei Cpia ci sono già oltre 31mila adulti in lista d’attesa

Decreto Scuola, 31mila adulti aspettano un corso di italiano: «Mancano aule e docenti»

Il provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri prevede che la scuola segnali ai servizi sociali i casi di studenti stranieri con gravi difficoltà di integrazione riconducibili alla scarsa conoscenza della lingua italiana da parte della famiglia.

I genitori saranno quindi indirizzati verso un corso gratuito fino al conseguimento del livello A2. Per chi non rispetterà l’obbligo è prevista una sanzione amministrativa compresa tra 200 e mille euro.

L’obiettivo dichiarato dal governo è favorire l’integrazione degli studenti, rafforzando anche la capacità dei genitori di comunicare con la scuola e seguire il percorso educativo dei figli. Il problema, tuttavia, è capire dove e con quali risorse questi corsi potranno essere organizzati.

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A occuparsene dovrebbero essere soprattutto i Cpia, le scuole pubbliche dedicate all’istruzione degli adulti. Secondo i dati della Rete italiana istruzione degli adulti, i Centri accolgono già più di 260mila iscritti e registrano oltre 31mila persone in lista d’attesa.

Il sistema, dunque, fatica già a rispondere alle richieste attuali. In molte realtà mancano spazi adeguati, sedi autonome, insegnanti e personale amministrativo. L’arrivo di nuovi utenti per effetto dell’obbligo previsto dal decreto potrebbe aumentare ulteriormente la pressione su strutture che da tempo chiedono maggiori investimenti.

Emilio Porcaro, presidente della Ridap e dirigente del Cpia 2 metropolitano di Bologna, ha posto l’accento proprio sulla limitata capacità di accoglienza dei Centri. Senza nuovi organici, aule e finanziamenti, sostengono i responsabili dell’istruzione degli adulti, il rischio è che la norma rimanga difficilmente applicabile.

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Il decreto impone quindi un percorso formativo e prevede una multa per chi non lo frequenta, ma non risolve il problema dell’accesso. Un genitore potrebbe essere obbligato a seguire le lezioni senza trovare un posto disponibile nel centro pubblico di riferimento.

La questione non riguarda l’utilità dei corsi di italiano, considerati uno strumento essenziale per l’inclusione, ma le condizioni necessarie per renderli realmente accessibili. Senza un potenziamento immediato dei Cpia, l’obbligo rischia di trasformarsi in una disposizione difficile da tradurre nella pratica.

Il provvedimento contiene anche il tetto del 30% per gli alunni stranieri di recente ingresso nelle classi prime, destinato a entrare in vigore dall’anno scolastico 2027-2028, e stanzia 17,5 milioni di euro per attività extracurricolari dedicate al potenziamento della lingua italiana.

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