Stati Uniti e Iran continuano a trattare attraverso mediatori per superare lo stallo su due questioni centrali: la riapertura dello Stretto di Hormuz e il programma nucleare iraniano. Un funzionario statunitense ha definito i colloqui «positivi e costruttivi», ma il clima resta incerto.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha riferito che Teheran ha trasmesso agli Stati Uniti, tramite il Qatar, una proposta in sette giorni: se saranno soddisfatte le condizioni previste, il traffico marittimo attraverso Hormuz potrà riprendere entro una settimana. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha aggiunto che l’attuazione comincerebbe subito in caso di accettazione americana.
Secondo il Wall Street Journal, tuttavia, Donald Trump avrebbe respinto il piano e confidato ai suoi collaboratori l’intenzione di riprendere i bombardamenti contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato. La ricostruzione, basata su fonti citate dal quotidiano, contrasta con le dichiarazioni pubbliche sui colloqui in corso.
In un’intervista alla Cbs, Pezeshkian ha inoltre dichiarato che l’Iran potrebbe raggiungere un’intesa per consentire il ritorno degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Il presidente ha anche affermato che la Guida Suprema Mojtaba Khamenei è in buona salute e di averlo incontrato due volte.
Intanto, la tensione regionale resta alta: la coalizione a guida saudita ha annunciato di aver intercettato droni diretti verso Riad e missili lanciati dagli Houthi contro una città saudita. Sul fronte statunitense, il Pentagono ha rivisto a 861 il numero dei militari feriti nel conflitto, secondo quanto riportato dal Washington Post.
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