Un drone russo ha centrato il quartier generale del Servizio di sicurezza ucraino, l'SBU, nel cuore di Kiev, segnando una nuova escalation nella guerra proprio mentre Stati Uniti, Russia e Ucraina tentano di riaprire uno spiraglio diplomatico.
A confermare l'attacco è stato Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino ha riferito che il velivolo ha colpito l'edificio centrale dei servizi in via Volodymyrska, davanti alla cattedrale di Santa Sofia, una delle zone più importanti e simboliche della capitale.
Secondo Zelensky non si sarebbe trattato di un obiettivo colpito casualmente: il drone sarebbe stato diretto proprio verso l'ufficio del capo dell'SBU situato all'interno dell'edificio.
Sul posto sono immediatamente intervenuti i servizi di emergenza. L'attacco ha provocato feriti e una densa colonna di fumo nero si è alzata dal centro della capitale. Le prime informazioni parlano di almeno sette persone rimaste ferite, mentre altre fonti hanno successivamente portato il bilancio a nove. Non è stato ancora chiarito quanti siano appartenenti ai servizi di sicurezza.
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La reazione del presidente ucraino è stata immediata.
Zelensky ha riferito di aver parlato con Oleksandr Poklad, capo dell'SBU, e di avergli impartito l'ordine di preparare una risposta all'attacco russo.
L'indicazione è quella di reagire in maniera «adeguata e concreta» e, se possibile, proporzionata all'azione condotta da Mosca. Le forze armate ucraine, ha assicurato il presidente, sosterranno l'operazione.
Il messaggio assume un significato particolare considerando il ruolo dell'SBU nella guerra. I servizi ucraini sono stati protagonisti di alcune delle più importanti operazioni condotte in profondità nel territorio controllato dalla Russia, compresi attacchi contro infrastrutture strategiche e militari.
Tra le operazioni più note attribuite all'intelligence ucraina figurano l'attacco al ponte di Crimea del 2022 e l'operazione “Spiderweb” del 2025 contro bombardieri strategici russi.
Una risposta «di pari entità» potrebbe quindi tradursi in una nuova operazione contro un obiettivo russo di particolare valore. Kiev, tuttavia, non ha indicato né tempi né modalità dell'eventuale rappresaglia.
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L'attacco contro l'SBU non è un episodio isolato.
Da giorni la capitale ucraina è sottoposta a una campagna quasi continua di raid russi con droni e missili, con attacchi che ormai non avvengono più soltanto durante la notte.
Secondo le ricostruzioni sul terreno, Mosca sta utilizzando anche droni a reazione ad alta velocità, costringendo Kiev a mantenere in funzione praticamente senza interruzioni il proprio sistema di allarme e di difesa aerea.
Gli attacchi sulla capitale proseguono da circa dieci giorni. Nelle ultime ore sono state colpite anche altre aree dell'Ucraina: nella regione di Odessa un massiccio attacco russo ha provocato almeno un morto e diversi feriti, mentre a Dnipro sono rimasti uccisi due agenti di polizia.
Zelensky aveva già lanciato un avvertimento agli alleati: «La Russia non va in vacanza», chiedendo nuovi sistemi di difesa antiaerea e munizioni per proteggere città e infrastrutture.
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L'escalation procede però in entrambe le direzioni.
L'Ucraina continua le proprie operazioni a lungo raggio contro il territorio russo, prendendo di mira soprattutto infrastrutture energetiche e obiettivi considerati funzionali alla macchina militare di Mosca.
Nelle ultime ore droni ucraini hanno attaccato depositi petroliferi nelle aree di Sochi e Sirius, confermando la strategia di Kiev di colpire il settore energetico russo per ridurre le risorse disponibili per finanziare e sostenere la guerra.
Lo stesso Zelensky aveva ribadito che le operazioni ucraine a lungo raggio sul territorio russo sarebbero continuate.
La promessa di reagire all'attacco contro l'SBU lascia ora aperta la possibilità di un'ulteriore intensificazione delle operazioni ucraine nelle prossime ore o nei prossimi giorni.
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A rendere particolarmente delicato il momento è la coincidenza tra l'escalation militare e i nuovi segnali diplomatici arrivati nelle ultime 48 ore.
Vladimir Putin ha dichiarato che una possibilità di raggiungere un accordo con l'Ucraina esiste, pur continuando ad accusare Kiev di compiere azioni terroristiche e mantenendo ferme le condizioni russe per una soluzione del conflitto.
Anche il governo ucraino ha parlato di una possibile nuova dinamica negli sforzi diplomatici.
Le parole vengono però smentite, almeno sul terreno, dall'intensificazione degli attacchi.
Colpire direttamente il quartier generale dell'intelligence ucraina nel centro della capitale rappresenta infatti un salto di qualità rispetto alla campagna contro infrastrutture energetiche, militari e industriali.
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È in questo scenario che entrano nuovamente in campo gli Stati Uniti.
Gli inviati di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, sono attesi nel fine settimana per una nuova missione diplomatica che dovrebbe portarli prima a Mosca e successivamente a Kiev.
Zelensky ha confermato di aver ricevuto indicazioni sulla visita e ha spiegato di attendersi colloqui nella capitale ucraina nei prossimi giorni.
L'obiettivo americano è verificare se le aperture delle ultime ore possano essere trasformate in un nuovo percorso negoziale dopo mesi nei quali il processo diplomatico ha prodotto risultati limitati.
Il problema è che gli inviati statunitensi arriveranno mentre sul campo Russia e Ucraina stanno aumentando, e non diminuendo, la pressione militare.
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Il raid del 4 settembre fotografa quindi la contraddizione che attraversa questa fase della guerra.
Da una parte Putin sostiene che un accordo sia possibile, Washington prepara una nuova missione e Kiev non esclude una ripresa del confronto diplomatico. Dall'altra, la Russia intensifica i bombardamenti sulla capitale e l'Ucraina promette di rispondere colpo su colpo.
L'attacco contro il quartier generale dell'SBU rende ancora più fragile questo equilibrio.
Zelensky non si è limitato a condannare il raid: ha ordinato una risposta proporzionata e ha assicurato l'appoggio delle forze armate all'operazione che verrà preparata dai servizi di sicurezza.
La domanda, adesso, è quale obiettivo Kiev sceglierà e soprattutto se la rappresaglia arriverà prima o durante la nuova missione diplomatica americana.
Perché mentre Washington tenta di capire se esista davvero una strada verso la pace, Mosca e Kiev continuano a prepararsi a colpire.
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