È morto all’ospedale Sant’Eugenio di Roma Fabio Mussi, storico esponente della sinistra italiana. Nato a Piombino nel 1948, aveva 78 anni e aveva attraversato da protagonista diversi passaggi della storia politica della sinistra, dal Partito comunista italiano fino a Sinistra Italiana.
Entrato giovanissimo nel Comitato centrale del Pci, Mussi è stato parlamentare dal 1992 al 2008. Nel 1996 ha ricoperto l’incarico di capogruppo dei deputati del Pds-Ulivo, mentre nel 2001 è diventato vicepresidente della Camera. Rieletto alle politiche del 2006, ha svolto temporaneamente le funzioni di presidente della Camera in qualità di vicepresidente anziano, fino alla nomina, il 17 maggio, a ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Prodi.
Accanto all’attività politica, Mussi ha lavorato anche nell’editoria: è stato vicedirettore di Rinascita e successivamente condirettore de L’Unità.
Uno dei passaggi che segnarono maggiormente il suo percorso politico arrivò con la nascita del Partito Democratico. Mussi scelse di non aderire al nuovo partito nato dallo scioglimento dei Democratici di Sinistra. «Io mi fermo qui», disse allora. Con Sinistra Democratica confluì nel 2009 in Sinistra Ecologia Libertà, dove fece parte della presidenza nazionale. Successivamente aderì a Sinistra Italiana, formazione nella quale è rimasto fino alla morte.
Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dal mondo politico. Il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni lo ha ricordato come «uno straordinario dirigente politico» e «un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curioso e inquieto di quella inquietudine di cui abbiamo un disperato bisogno».
Anche Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e leader di Europa Verde, ne ha sottolineato l’attenzione precoce per i temi ambientali: «Fu tra i primi nel Partito Comunista Italiano a porre con forza la questione ambientale, contribuendo a cambiare radicalmente una cultura politica ancora fortemente legata a una visione industrialista dello sviluppo».
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