Reform UK, nuova bufera su Farage: inchiesta sotto copertura sui finanziamenti esteri

di

Carlo Longo

Due giornalisti si sono finti imprenditori statunitensi interessati a sostenere il partito. Le telecamere nascoste mostrano incontri con dirigenti di Reform UK e con Nigel Farage. Al centro dell’inchiesta, il pagamento di sondaggi e la prospettiva di una donazione più consistente: il caso è stato segnalato alla polizia

Reform UK, nuova bufera su Farage: inchiesta sotto copertura sui finanziamenti esteri

Nigel Farage e Reform UK finiscono al centro di una nuova controversia sui finanziamenti politici. Un’inchiesta condotta da Channel 4 News insieme al sito statunitense Verbatim ha documentato, attraverso riprese effettuate sotto copertura, una serie di incontri tra due giornalisti che si presentavano come facoltosi imprenditori americani e alcuni esponenti di vertice del partito britannico.

Nel Regno Unito i partiti non possono ricevere donazioni provenienti direttamente dall’estero e devono dichiarare alla Commissione Elettorale i contributi che superano determinate soglie. Proprio il rispetto di queste regole è al centro della vicenda.

L’inchiesta, durata circa un anno, ha ricostruito diversi contatti con James Orr, responsabile delle strategie politiche di Reform UK, e Dan Jukes, consigliere vicino a Farage. Solo nell’ultima fase, lo scorso luglio, i due finti finanziatori hanno incontrato direttamente il leader del partito a Clacton-on-Sea, il collegio elettorale di Farage.

Secondo quanto documentato dai giornalisti, su indicazione di esponenti di Reform i due presunti imprenditori hanno pagato tre sondaggi per un valore complessivo di 32.500 sterline, circa 38 mila euro. Le rilevazioni erano state realizzate da JL Partners, società conosciuta nel settore demoscopico britannico, e i risultati erano poi stati ripresi da importanti quotidiani nazionali, tra cui Telegraph e Times.

Il punto controverso riguarda la natura di quei pagamenti. Le regole della Commissione Elettorale prevedono infatti che possano essere considerate donazioni anche le spese sostenute da terzi che permettono a un partito di evitare costi che avrebbe altrimenti dovuto affrontare, comprese ricerche e studi.

L’ipotesi avanzata dall’inchiesta è dunque che il finanziamento dei sondaggi possa essere interpretato come una forma di sostegno indiretto a Reform UK e che avrebbe dovuto essere dichiarato. Il pagamento, nella pratica, è stato effettuato attraverso una società creata da Verbatim per l’operazione giornalistica.

Le registrazioni mostrano inoltre Orr e Jukes descrivere il finanziamento dei sondaggi come una modalità utile per sostenere il partito. In alcuni passaggi i due dirigenti fanno anche commenti critici sulla Commissione Elettorale e prospettano ai finti finanziatori possibili vantaggi derivanti da una futura vicinanza ai vertici di governo.

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, Reform UK ha annunciato l’apertura di un’indagine interna. Orr e Jukes hanno nel frattempo lasciato i rispettivi incarichi.

Il passaggio più delicato riguarda però l’incontro con Farage. Dopo il pagamento dei sondaggi, i due giornalisti avevano prospettato la possibilità di un contributo molto più consistente, fino a 500 mila sterline. Secondo quanto riportato nell’inchiesta, alcuni esponenti di Reform avrebbero suggerito che la somma potesse essere versata dal figlio del presunto imprenditore americano, residente nel Regno Unito.

Farage, ripreso durante il pranzo, avrebbe commentato positivamente questa soluzione, sostenendo che in quel modo l’operazione sarebbe stata regolare. Secondo gli autori dell’inchiesta, però, un simile schema potrebbe configurare un tentativo di aggirare il divieto di ricevere fondi dall’estero. Si tratta di una questione che dovrà essere eventualmente valutata dalle autorità competenti.

Reform UK respinge l’interpretazione dell’inchiesta. Il partito sostiene di non avere mai ricevuto direttamente donazioni dai due finti finanziatori, minimizza il ruolo dei sondaggi e accusa i media di avere costruito una situazione artificiale per mettere in difficoltà i propri dirigenti.

Il caso è stato comunque segnalato alla polizia e arriva in un momento politicamente complicato per Farage. Il leader di Reform era già stato coinvolto nei mesi scorsi in altre controversie relative ai fondi e alla sua attività parlamentare.

La nuova vicenda coincide inoltre con l’avvio della convention annuale di Reform UK a Birmingham. Per il partito, che dopo un lungo periodo favorevole nei sondaggi ha recentemente perso terreno rispetto ai Laburisti, l’inchiesta rischia di aggiungere un ulteriore elemento di pressione politica e reputazionale.

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