E' di nuovo altissima tensione tra Stati Uniti e Itan. Nella notte nuovi raid americani

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Aisha Harrison

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato di aver colpito basi americane in Kuwait e Bahrein, minacciando un'ulteriore escalation.

E' di nuovo altissima tensione tra Stati Uniti e Itan. Nella notte nuovi raid americani

Si riaccende il confronto militare tra Stati Uniti e Iran. Nella notte Washington ha lanciato nuovi raid contro obiettivi strategici iraniani, mentre Teheran ha risposto rivendicando attacchi contro basi militari statunitensi in Kuwait e Bahrein e ribadendo che la riapertura dello Stretto di Hormuz potrà avvenire solo alle proprie condizioni. 

Secondo fonti statunitensi citate da Axios, gli Usa hanno colpito due ponti ferroviari nel nord-est dell'Iran, il primo attacco a infrastrutture del Paese dopo il cessate il fuoco dello scorso aprile. Nel sud dell'Iran è stata inoltre danneggiata la torre di controllo del traffico marittimo del porto di Chabahar.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Le Guardie della Rivoluzione hanno annunciato di aver colpito basi americane in Kuwait e Bahrein, minacciando un'ulteriore escalation. In entrambi i Paesi del Golfo sono scattati gli allarmi: in Bahrein sono risuonate per la seconda notte consecutiva le sirene antiaeree, mentre il Kuwait ha dichiarato di aver intercettato missili e droni ostili con i propri sistemi di difesa.

Nel frattempo, il presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore con gli Stati Uniti, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha lanciato un duro avvertimento a Washington: "Lo Stretto di Hormuz si apre solo con gli accordi iraniani, non con le minacce americane", sottolineando che ogni ulteriore pressione avrà conseguenze.

Anche il presidente americano Donald Trump ha rivendicato l'azione militare, definendola una rappresaglia per il bombardamento di navi attribuito all'Iran il giorno precedente e avvertendo che, in caso di nuovi attacchi, "la situazione peggiorerà notevolmente".

L'escalation alimenta i timori per la sicurezza del Golfo Persico e per il traffico energetico mondiale, con lo Stretto di Hormuz che torna al centro della crisi come snodo strategico per il commercio internazionale di petrolio.

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