Si chiude con un forte richiamo all'unità dell'Alleanza Atlantica il vertice NATO di Ankara. La dichiarazione finale approvata dai leader dei 32 Paesi membri conferma l'impegno sulla difesa collettiva, rilancia l'aumento delle spese militari, rafforza il sostegno all'Ucraina e individua nella cooperazione tra Europa e Stati Uniti il pilastro della sicurezza occidentale.
Tra i protagonisti del summit anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che al termine dei lavori ha rivendicato il ruolo dell'Italia all'interno della NATO, sottolineando la necessità di coniugare credibilità militare, coesione politica e sostegno a Kiev.
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Il documento conclusivo ribadisce l'«incrollabile impegno» degli alleati verso il principio della difesa collettiva sancito dall'articolo 5 del Trattato di Washington, secondo cui un attacco contro uno Stato membro equivale a un attacco contro l'intera Alleanza.
I leader hanno inoltre confermato il nuovo obiettivo di destinare entro il 2035 il 5% del Pil alla sicurezza, suddiviso tra spesa militare diretta e investimenti in infrastrutture strategiche, cybersicurezza, innovazione tecnologica e resilienza. Il documento prevede anche un rafforzamento della cooperazione industriale nel settore della difesa tra gli alleati.
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Uno dei punti centrali della dichiarazione riguarda il conflitto in Ucraina.
La NATO ha confermato un nuovo pacchetto di aiuti militari, addestramento e assistenza del valore complessivo di 70 miliardi di euro per il 2026, con l'impegno a mantenere almeno un livello analogo anche nel 2027. Il documento ribadisce inoltre che la sicurezza dell'Ucraina è strettamente collegata a quella dell'intera Alleanza.
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Nel corso della conferenza stampa conclusiva, Giorgia Meloni ha rivendicato il ruolo dell'Italia come partner affidabile della NATO.
La premier ha sottolineato che il governo continuerà a sostenere Kiev, precisando che il ministro della Difesa Guido Crosetto sta valutando ulteriori forniture militari. Allo stesso tempo ha ribadito che l'Italia intende rispettare gli impegni assunti in sede NATO, mantenendo però equilibrio tra le esigenze della sicurezza e la sostenibilità dei conti pubblici.
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Il summit è stato anche il primo incontro tra Meloni e il presidente americano Donald Trump dopo le tensioni delle ultime settimane.
Pur evitando polemiche pubbliche, la presidente del Consiglio ha spiegato di non avere alcun rimpianto per aver cercato un dialogo privilegiato con il leader statunitense, ribadendo che il suo obiettivo resta quello di preservare l'unità dell'Occidente. Trump, dal canto suo, ha mantenuto un atteggiamento più conciliante rispetto ai giorni precedenti, pur confermando le divergenze sull'Iran.
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Nel documento finale trova spazio anche il rafforzamento dell'industria della difesa europea.
La NATO punta ad accelerare la produzione di munizioni, sistemi d'arma e tecnologie avanzate per aumentare la capacità di deterrenza dell'Alleanza. Per l'Italia si tratta di un settore strategico, considerata la presenza di grandi gruppi industriali attivi nei comparti della difesa, dell'aerospazio e della cybersicurezza.
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Il vertice di Ankara si conclude dunque con un messaggio di compattezza.
Nonostante le divergenze emerse tra alcuni alleati su diversi dossier internazionali, la dichiarazione finale conferma la volontà di rafforzare la NATO attraverso maggiori investimenti, una più stretta cooperazione industriale e il sostegno all'Ucraina. Per Giorgia Meloni, il summit rappresenta la conferma che l'Italia può continuare a svolgere un ruolo centrale all'interno dell'Alleanza, contribuendo sia alla sicurezza europea sia al mantenimento del legame strategico con gli Stati Uniti.
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