Famiglia nel bosco, il Tribunale avvia il ricongiungimento: i figli tornano a casa, ma solo a tappe

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Carlo Longo

I giudici dell’Aquila dispongono un progressivo riavvicinamento dei tre minori ai genitori, con rientri diurni e nei fine settimana. Nathan e Catherine contestano però l’obbligo della scuola pubblica e annunciano ricorso

Famiglia nel bosco, il Tribunale avvia il ricongiungimento: i figli tornano a casa, ma solo a tappe

Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’avvio di un progressivo ricongiungimento dei tre figli della “Famiglia nel bosco” con i genitori, ma senza prevedere, almeno per il momento, il loro definitivo ritorno a casa. Il percorso dovrà avvenire per tappe e sotto la supervisione dei servizi sociali, con rientri dei bambini nell’abitazione di Palmoli durante il giorno e nei fine settimana.

Una decisione che rappresenta un primo passo verso il riavvicinamento familiare, ma che non soddisfa pienamente Catherine e Nathan Birmingham-Trevallion. In una lunga videodichiarazione diffusa attraverso il loro legale, l’avvocato Simone Pillon, i due genitori definiscono il provvedimento «una decisione che ci spezza il cuore».

I tre bambini si trovano in una casa famiglia a Vasto da circa dieci mesi. La vicenda era iniziata nel novembre 2025, quando ai genitori era stata sospesa la responsabilità genitoriale. Fino a marzo la madre aveva vissuto nella stessa struttura dei figli, prima di essere allontanata sulla base delle relazioni redatte da assistenti sociali ed educatori.

Nel frattempo, la coppia è tornata a vivere a Palmoli, nella casa messa a disposizione dal Comune e preparata per un eventuale rientro dei bambini. Il provvedimento del Tribunale, tuttavia, non prevede per ora un ritorno definitivo, ma un percorso graduale di riavvicinamento.

«I nostri tre figli sono separati da casa e dai loro genitori da ormai 10 mesi», affermano Catherine e Nathan, secondo i quali i bambini dovranno ora continuare a fare la spola tra la casa famiglia e Palmoli «senza una chiara prospettiva per il loro futuro».

I genitori sostengono inoltre che la separazione avrebbe conseguenze sulla salute dei figli e affermano che i medici che li seguono avrebbero segnalato un grave rischio per il loro benessere, indicando nel ritorno immediato a casa la soluzione ritenuta più adeguata.

Il nodo della scuola

Il punto di maggiore contrasto con la decisione dei giudici riguarda però l’istruzione. Il Tribunale ha disposto l’iscrizione dei tre bambini alla scuola pubblica, mentre i genitori chiedono di proseguire con l’istruzione parentale.

La questione era già emersa nel procedimento: tra gli elementi contestati alla famiglia vi erano anche la limitata socializzazione dei bambini con i coetanei e alcune carenze nella conoscenza della lingua italiana. In casa famiglia i minori hanno comunque seguito un percorso educativo con una maestra.

«Abbiamo presentato un programma dettagliato di istruzione domiciliare, simile a quello seguito fino a oggi anche in casa famiglia», spiegano i genitori, annunciando un ricorso contro la decisione. Catherine e Nathan sostengono che debbano essere tutelati sia le esigenze dei figli sia il loro diritto a ricorrere all’istruzione domiciliare.

La famiglia aveva scelto di vivere in un’area boschiva di Palmoli dopo avere acquistato, nel 2021, un terreno dove abitava con i propri cavalli. Le condizioni del primo casolare, privo di acqua corrente ed elettricità, erano state giudicate dai servizi non adeguate alla presenza di minori sotto il profilo igienico-sanitario. Per questo i genitori hanno avviato la realizzazione di una nuova abitazione, dotata di servizi e maggiori comfort, in vista del possibile ritorno dei figli.

Pillon: «Il programma di rientro non è ancora partito»

Sul provvedimento è intervenuto anche l’avvocato Simone Pillon, che afferma di avere chiesto una riunione con tutti i soggetti istituzionali coinvolti per dare attuazione alle indicazioni del Tribunale.

Secondo il legale, la tutrice, la curatrice e i medici della neuropsichiatria infantile di Atessa avrebbero dato immediatamente la propria disponibilità. Pillon contesta invece i tempi del servizio sociale affidatario e sostiene che il programma di rientro dei minori a Palmoli non sarebbe ancora stato concretamente avviato.

Per il legale, non sarebbe stata neppure fissata una data per l'incontro tra le parti. Pillon parla di «inerzia» e di un'«inaccettabile dilazione dei tempi per ragioni burocratiche», sostenendo che tali ritardi non debbano ricadere sui bambini.

La vicenda resta quindi aperta su entrambi i fronti: da una parte il percorso di riavvicinamento stabilito dal Tribunale, dall’altra il ricorso annunciato dai genitori sulla scuola pubblica e la richiesta di accelerare il ritorno dei tre bambini nella loro casa di Palmoli.

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