Onu, Meloni non andrà all’Assemblea generale di New York: l’Italia sarà rappresentata da Tajani

di

Mario Tosetti

Giorgia Meloni non parteciperà all'Assemblea generale dell'Onu a New York. A rappresentare l'Italia sarà il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Palazzo Chigi: «Non è disimpegno»

Onu, Meloni non andrà all’Assemblea generale di New York: l’Italia sarà rappresentata da Tajani

Giorgia Meloni non parteciperà alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Salvo un ripensamento dell'ultimo momento, a rappresentare l'Italia al massimo livello politico sarà Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, delegato dalla presidente del Consiglio.

La decisione è stata confermata il 4 settembre da fonti di Palazzo Chigi e riguarda uno degli appuntamenti diplomatici più importanti dell'anno, in un momento segnato dalle guerre in Ucraina e Medio Oriente e dalle crescenti tensioni internazionali.

L'81esima sessione dell'Assemblea generale si aprirà ufficialmente l'8 settembre, mentre il dibattito generale che riunisce a New York capi di Stato e di governo è in programma dal 22 al 28 settembre.

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Da Palazzo Chigi respingono preventivamente una lettura politica dell'assenza della premier.

La scelta, spiegano fonti governative, rientrerebbe in un orientamento che Meloni aveva già reso pubblico lo scorso luglio, quando aveva annunciato l'intenzione di delegare Tajani in alcuni appuntamenti internazionali dopo una lunga sequenza di vertici all'estero.

La presidente del Consiglio aveva spiegato allora di avere anche la necessità di concentrarsi sui dossier interni. Il messaggio della presidenza è dunque che l'assenza da New York non rappresenta un arretramento dell'Italia sul piano internazionale.

Palazzo Chigi sottolinea inoltre che la decisione non avrebbe bisogno di essere «giustificata né difesa», ricordando come in precedenti edizioni dell'Assemblea siano mancati anche altri importanti leader internazionali, tra cui il britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier canadese Mark Carney.

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Il dato politico resta comunque significativo.

Secondo le ricostruzioni disponibili, da circa quindici anni un presidente del Consiglio italiano non mancava all'appuntamento annuale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Meloni aveva partecipato personalmente alle precedenti edizioni dall'inizio del suo mandato, utilizzando il palco del Palazzo di Vetro per delineare la posizione italiana sui principali dossier internazionali.

La decisione del 2026 segna quindi una discontinuità, anche se la rappresentanza italiana rimarrà di alto livello grazie alla presenza del ministro degli Esteri e vicepremier.

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Che Antonio Tajani fosse pronto a prendere il posto della premier era emerso già nei giorni scorsi.

Intervistato il primo settembre, il ministro degli Esteri aveva spiegato che la decisione definitiva spettava a Meloni ma aveva contemporaneamente confermato la propria presenza a New York.

«L'importante è che l'Italia sia presente ai massimi vertici», aveva sottolineato Tajani, ricordando di essere anche vicepresidente del Consiglio.

La Farnesina aveva inoltre già cominciato a organizzare una fitta agenda di incontri diplomatici a margine dei lavori.

Tra i dossier indicati dallo stesso Tajani figurano lo Stretto di Hormuz, i Balcani e la questione dei fertilizzanti, ai quali inevitabilmente si aggiungeranno i grandi temi che domineranno il confronto internazionale.

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L'appuntamento newyorkese arriva infatti in una fase particolarmente complessa.

La guerra in Ucraina continua mentre Mosca e Kiev lanciano contemporaneamente segnali sulla possibilità di riaprire uno spazio diplomatico. Sul Medio Oriente restano aperti diversi fronti e la sicurezza dello Stretto di Hormuz continua ad avere conseguenze strategiche ed economiche internazionali.

Il tema scelto per l'81esima sessione è “Restoring trust, managing transformation: A United Nations that delivers for all”, con l'obiettivo dichiarato di rilanciare la cooperazione multilaterale in una fase nella quale proprio la capacità delle istituzioni internazionali di intervenire sulle grandi crisi è sottoposta a forti pressioni.

Sono inoltre previsti appuntamenti di alto livello sul clima, sull'innalzamento dei mari, sulla prevenzione delle pandemie, sul diritto allo sviluppo e sul disarmo nucleare.

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L'assenza di Meloni sposterà dunque su Antonio Tajani il peso politico della rappresentanza italiana durante la settimana di alto livello.

Non si tratterà soltanto di pronunciare l'intervento italiano davanti all'Assemblea. La settimana dell'Onu rappresenta tradizionalmente uno dei momenti più intensi della diplomazia internazionale, con decine di incontri bilaterali e riunioni multilaterali concentrate in pochi giorni.

Per Tajani sarà quindi una missione particolarmente delicata, anche perché il ministro degli Esteri dovrà rappresentare la posizione complessiva del governo sui dossier sui quali nelle ultime settimane Roma ha assunto posizioni molto nette.

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Palazzo Chigi prova a togliere fin dall'inizio significati ulteriori alla decisione: Meloni non parteciperà, ma l'Italia non abbassa il livello della propria presenza, perché al Palazzo di Vetro andrà il vicepremier che detiene anche la delega agli Esteri.

Resta però il valore simbolico dell'assenza.

L'Assemblea generale dell'Onu è il luogo nel quale ogni settembre i leader mondiali espongono direttamente le proprie priorità di politica estera. Ed è proprio per questo che il forfait della presidente del Consiglio, dopo la partecipazione personale degli anni precedenti, è destinato inevitabilmente ad alimentare il confronto politico.

La linea ufficiale del governo è però già definita: nessun disimpegno internazionale e nessun arretramento diplomatico. A New York ci sarà Antonio Tajani, con una delega piena della premier e un'agenda di incontri già in preparazione.

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