La Germania rilancia l'idea di una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere e questa volta trova al suo fianco anche l'Italia. Berlino, Roma, Spagna, Austria, Polonia e Portogallo hanno chiesto alla presidenza irlandese dell'Unione europea di portare la questione al prossimo Ecofin, con l'obiettivo di costruire un quadro comune europeo per tassare gli utili straordinari realizzati dalle società energetiche.
La proposta nasce in un momento di forte pressione sui prezzi dell'energia, determinata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dalle difficoltà lungo le principali rotte di approvvigionamento del petrolio.
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La posizione condivisa dai sei governi parte da un principio: se lo shock energetico produce profitti eccezionalmente elevati per alcune aziende, una parte di queste risorse dovrebbe contribuire ad attenuare l'impatto sui consumatori e sulle imprese.
Nella lettera inviata alla presidenza irlandese dell'Ue, i ministri sottolineano che i margini delle compagnie petrolifere nel settore dei prodotti raffinati sono aumentati in misura significativa rispetto alla crescita del prezzo del greggio. Da qui la richiesta di discutere un possibile meccanismo europeo per tassare gli extraprofitti.
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A sostenere con particolare forza la proposta è il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil. Berlino considera necessario intervenire affinché i guadagni straordinari generati dalla crisi non si trasformino interamente in un ulteriore peso per famiglie e imprese.
Il governo tedesco aveva già manifestato nei mesi scorsi la propria disponibilità a discutere una tassazione degli extraprofitti a livello europeo. Il Bundestag ha confermato che Klingbeil sta lavorando in questa direzione insieme ad altri Stati membri, sottolineando però che Bruxelles non ha ancora presentato una proposta legislativa concreta.
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Per l'Italia la questione non è nuova. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti aveva già sostenuto nei mesi scorsi la necessità di una soluzione europea sugli extraprofitti delle società energetiche.
Roma aveva infatti sottoscritto, insieme a Germania, Spagna, Portogallo e Austria, una precedente iniziativa per chiedere alla Commissione europea di valutare una tassa comune. L'obiettivo era utilizzare le eventuali risorse per finanziare misure temporanee a sostegno di famiglie e imprese, evitando di gravare ulteriormente sui bilanci pubblici.
Ora l'Italia torna quindi a sostenere la proposta in un fronte europeo che si è allargato a sei Paesi.
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La cosiddetta windfall tax è un'imposta straordinaria applicata ai profitti considerati eccezionali, cioè superiori a quelli che un'azienda potrebbe normalmente ottenere in condizioni di mercato ordinarie.
L'idea non è quindi quella di introdurre una nuova tassazione generalizzata sulle imprese energetiche, ma di intervenire sulla componente di guadagno ritenuta legata direttamente a una situazione straordinaria.
Un precedente europeo esiste già. Nel 2022, dopo l'impennata dei prezzi energetici provocata dall'invasione russa dell'Ucraina, l'Ue aveva introdotto una contribuzione di solidarietà sugli extraprofitti del settore energetico. I sei Paesi chiedono ora di valutare una nuova soluzione, tenendo conto dell'esperienza maturata allora.
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Il prossimo passaggio sarà politico. I sei Paesi chiedono infatti che la questione venga inserita nell'agenda della riunione dei ministri delle Finanze dell'Ue prevista a Dublino a settembre.
Non significa, però, che una nuova tassa europea sia già stata approvata. La proposta dovrà essere discussa tra gli Stati membri e successivamente valutata dalla Commissione europea. Al momento, Bruxelles non ha ancora annunciato l'introduzione di un nuovo prelievo comune sulle compagnie petrolifere.
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La novità politica più significativa è proprio l'ampliamento del fronte favorevole alla misura. Alla precedente iniziativa di Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria si è aggiunta ora la Polonia, portando a sei il numero dei governi che chiedono di affrontare il tema a livello europeo.
La richiesta arriva mentre i prezzi dell'energia continuano a rappresentare una delle principali preoccupazioni per l'economia europea. L'obiettivo dichiarato dai governi promotori è trovare uno strumento che permetta di distribuire più equamente il costo dello shock energetico, utilizzando una parte dei profitti straordinari generati dalla situazione di mercato.
La partita, adesso, si sposta a Bruxelles: sarà l'Ecofin a dover valutare se trasformare la proposta di Germania, Italia e degli altri quattro Paesi in un vero progetto europeo.
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