Immigrazione, giudice Usa sospende la stretta di Trump sui visti: stop alla misura per 75 Paesi

di

Carlo Longo

Un giudice federale di New York boccia la politica dell'amministrazione Trump che sospendeva i visti per immigrati di 75 Paesi. La misura è stata giudicata illegittima

Immigrazione, giudice Usa sospende la stretta di Trump sui visti: stop alla misura per 75 Paesi

Nuovo stop giudiziario alla politica sull'immigrazione dell'amministrazione Donald Trump. Un giudice federale di New York ha annullato la misura che aveva sospeso il trattamento dei visti per immigrati provenienti da 75 Paesi, infliggendo un nuovo colpo alla strategia restrittiva della Casa Bianca.

La decisione è arrivata dopo il ricorso presentato da organizzazioni che si occupano di diritti degli immigrati, da alcuni richiedenti visto e da cittadini statunitensi che avevano familiari coinvolti nella sospensione.

La decisione della giudice

La sentenza è stata firmata dalla giudice distrettuale Jeannette Vargas, del Southern District of New York, che ha stabilito che la politica introdotta dall'amministrazione Trump andava oltre i poteri attribuiti al segretario di Stato Marco Rubio.

Secondo la magistrata, il sistema introdotto dal Dipartimento di Stato non poteva trasformare la nazionalità del richiedente in un criterio automatico per bloccare il rilascio del visto. La normativa sull'immigrazione prevede infatti che le richieste vengano esaminate individualmente.

La giudice ha definito la politica «patently unlawful», cioè manifestamente illegittima, ritenendo che fosse in contrasto con il quadro previsto dalla legge federale sull'immigrazione.

La misura riguardava 75 Paesi

La sospensione era stata introdotta dall'amministrazione Trump all'inizio dell'anno e riguardava cittadini di 75 Paesi distribuiti tra Africa, Asia, Medio Oriente, America Latina, Caraibi e altre aree.

Tra gli Stati interessati figuravano, tra gli altri, Iran, Afghanistan, Somalia, Haiti, Brasile, Colombia, Egitto e Russia. Il provvedimento riguardava i cosiddetti immigrant visas, cioè i visti destinati a chi intende trasferirsi stabilmente negli Stati Uniti, ad esempio per ricongiungersi con familiari o per lavorare.

Non si trattava invece di un blocco generalizzato dei visti turistici o per studenti.

Il nodo del "public charge"

La Casa Bianca aveva giustificato la misura facendo riferimento al rischio che alcuni immigrati potessero diventare un “public charge”, ovvero dipendere in misura significativa dall'assistenza pubblica.

Il problema, secondo la sentenza, è stato il modo in cui questo principio sarebbe stato applicato. Invece di valutare caso per caso la situazione economica e personale del richiedente, la politica contestata introduceva di fatto un criterio legato alla nazionalità.

La legge, ha sottolineato la giudice, attribuisce agli ufficiali consolari il compito di esaminare individualmente le domande e non consente di trasformare un'intera nazionalità in una categoria automaticamente esclusa.

Cosa cambia per le persone coinvolte

La decisione apre la strada alla revisione delle richieste di visto che erano state respinte sulla base della politica contestata.

Questo non significa, però, che tutti i richiedenti dei 75 Paesi otterranno automaticamente un visto. Restano infatti valide le altre condizioni previste dalla legislazione americana sull'immigrazione e possono continuare a essere applicati eventuali altri motivi di diniego.

La sentenza interviene quindi specificamente sul blocco basato sulla misura contestata e non cancella l'intero sistema dei controlli sull'immigrazione.

Un nuovo scontro tra amministrazione e magistratura

Il provvedimento rappresenta un altro passaggio dello scontro tra l'amministrazione Trump e la magistratura federale sulla politica migratoria.

La Casa Bianca ha costruito una parte importante della propria agenda sulla riduzione dell'immigrazione irregolare, sull'aumento delle espulsioni e sul rafforzamento dei controlli. Negli ultimi mesi, però, diverse iniziative dell'amministrazione sono state sottoposte al vaglio dei tribunali.

La decisione di New York riguarda un aspetto specifico, quello dei visti per immigrati, ma assume un peso politico più ampio perché interviene proprio sulla strategia con cui Trump sta cercando di ridisegnare il sistema migratorio statunitense.

La possibile risposta di Washington

Per ora l'amministrazione Trump e il Dipartimento di Stato non hanno fornito una risposta pubblica definitiva alla sentenza. Il governo potrebbe comunque presentare ricorso contro la decisione.

La vicenda potrebbe quindi proseguire davanti ai tribunali, lasciando aperto il confronto sulla legittimità della politica adottata da Rubio e sul potere dell'esecutivo di introdurre restrizioni così ampie nell'ambito delle procedure per i visti.

La stretta sull'immigrazione resta al centro dell'agenda Trump

La sentenza non mette fine alla politica migratoria restrittiva della Casa Bianca. L'amministrazione continua a portare avanti una strategia che comprende espulsioni, controlli rafforzati, restrizioni all'ingresso e limitazioni alle procedure di immigrazione.

Ma il verdetto di New York stabilisce un limite preciso: il governo non può utilizzare la nazionalità come criterio automatico per bloccare i visti per immigrati quando la legge richiede una valutazione individuale.

Per migliaia di persone interessate dalla sospensione, si apre ora la possibilità di vedere nuovamente esaminate le proprie domande. Per l'amministrazione Trump, invece, si tratta di una nuova sfida giudiziaria alla linea dura sull'immigrazione.

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