Fisco, il 30% dei contribuenti versa quasi l’80% dell’Irpef: 24,8 milioni di italiani senza redditi dichiarati

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Mario Tosetti

Oltre 100mila euro di reddito soltanto l’1,75% dei dichiaranti. Leo: allo studio l’estensione dell’aliquota Irpef del 33% fino a 60mila euro

Fisco, il 30% dei contribuenti versa quasi l’80% dell’Irpef: 24,8 milioni di italiani senza redditi dichiarati

Il 30% dei contribuenti italiani sostiene quasi quattro quinti dell’intero gettito Irpef, mentre 24,8 milioni di cittadini non dichiarano redditi. È la fotografia tracciata dall’ultimo Osservatorio di Itinerari Previdenziali, dedicato ai redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 e presentato al Cnel durante un convegno organizzato insieme alla Cida.

I numeri mostrano una forte concentrazione dell’imposta personale sui redditi. Gli italiani che dichiarano almeno 29mila euro rappresentano poco più del 30% del totale e versano il 78,7% dell’Irpef.

Restringendo ulteriormente il campo, la concentrazione diventa ancora più evidente: i contribuenti con almeno 35mila euro di reddito sono il 18,78%, circa 8 milioni di persone, ma da soli garantiscono il 65% dell’imposta. Complessivamente il gettito Irpef, considerando anche le addizionali regionali e comunali, supera i 216 miliardi di euro.

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Sul versante opposto, gli italiani con redditi fino a 29mila euro costituiscono il 69,78% del totale e contribuiscono al 21,33% del gettito Irpef, per una cifra vicina ai 46 miliardi di euro.

Nella fascia fino a 7.500 euro lordi si trovano quasi 8 milioni di contribuenti, con un versamento medio annuo di 19 euro. Tra 7.500 e 15mila euro i dichiaranti sono circa 7,4 milioni e l'Irpef media sale a 204 euro.

Altri 4,79 milioni dichiarano tra 15mila e 20mila euro e versano mediamente 1.773 euro. Rapportando l'imposta all'intera popolazione interessata, secondo i calcoli dell'Osservatorio il valore scende a 1.288 euro per abitante, contro un costo medio della sanità indicato in 2.347 euro pro capite nel 2024. Tra 20mila e 26mila euro si collocano invece 6,65 milioni di cittadini, mentre poco più di 3 milioni rientrano nella fascia compresa tra 26mila e 29mila euro.

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All'aumentare del reddito diminuisce rapidamente il numero dei dichiaranti e cresce la quota di imposta sostenuta. Tra 35mila e 55mila euro si trovano circa 5,33 milioni di contribuenti, che complessivamente versano 52,6 miliardi di euro, con un'Irpef media di 9.815 euro.

Nella fascia successiva, tra 55mila e 100mila euro, i contribuenti scendono a circa 1,9 milioni. Il loro contributo raggiunge 39,75 miliardi, pari in media a 20.634 euro. Ancora più ristretto è il gruppo oltre i 100mila euro: 745.615 persone, equivalenti all'1,75% dei contribuenti, alle quali viene attribuito il 22,25% dell'intero gettito Irpef.

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L'Osservatorio mette i dati fiscali in relazione anche con la spesa sostenuta dallo Stato per sanità e assistenza. Nel 2024 la sanità è costata 138,33 miliardi di euro, ai quali si aggiungono 180,5 miliardi destinati all'assistenza sociale e 13,5 miliardi per il welfare degli enti locali.

Per finanziare queste tre voci, secondo i calcoli presentati, sono state necessarie tutte le imposte dirette, per 325,27 miliardi, oltre ad almeno 7 miliardi provenienti dalla fiscalità indiretta. È proprio sulla sostenibilità di questo equilibrio che si concentra una parte delle valutazioni dell'Osservatorio.

Link to Leo: aliquota del 33% anche tra 50mila e 60mila euroLeo: aliquota del 33% anche tra 50mila e 60mila euro

Durante la presentazione è intervenuto anche il viceministro dell'Economia Maurizio Leo, che ha indicato uno degli obiettivi fiscali che la maggioranza intende valutare nella prossima legge di Bilancio. L'ipotesi è estendere fino a 60mila euro il secondo scaglione Irpef con aliquota al 33%.

In questo modo, sulla parte di reddito compresa tra 50mila e 60mila euro non verrebbe più applicata l'aliquota del 43%, ma quella del 33%. Leo ha comunque precisato che l'intervento dipenderà dalle risorse disponibili e dalla condivisione della misura all'interno della maggioranza.

Link to Cida: attenzione alla “benefit trap”Cida: attenzione alla “benefit trap”

Stefano Cuzzilla, presidente della Cida, richiama invece l'attenzione su quello che definisce il rischio della “benefit trap”: aumentando il reddito, un contribuente non soltanto paga più imposte per effetto della progressività, ma può contemporaneamente perdere detrazioni, bonus e altre prestazioni.

Secondo Cida, questo meccanismo può creare effetti-soglia e disincentivare in alcuni casi la crescita professionale e reddituale. La confederazione propone quindi una revisione dell'Isee, insieme alla realizzazione di una banca dati unica che consenta di conoscere le prestazioni assistenziali ricevute dai cittadini e concentrare maggiormente gli interventi sulle situazioni di effettivo bisogno.

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Anche l'Osservatorio propone una revisione dell'indicatore utilizzato per accedere a numerose prestazioni sociali. Nel 2025, secondo i dati riportati nello studio, sono stati 10,369 milioni i nuclei familiari che hanno presentato la Dichiarazione sostitutiva unica necessaria per ottenere l'Isee. Considerando una media di 2,9 componenti per famiglia, si arriva a oltre 29 milioni di italiani interessati da agevolazioni erogate sotto forma di servizi o trasferimenti economici.

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