L’economia mondiale ha dimostrato una notevole capacità di resistenza alle crisi degli ultimi anni, ma i margini per assorbire nuovi shock si stanno progressivamente riducendo. È il quadro delineato dal Fondo monetario internazionale (Fmi) nel nuovo World Economic Outlook, presentato durante le riunioni dell’istituzione a Bangkok.
Dopo una successione di crisi economiche e geopolitiche, culminate nel conflitto in Medio Oriente e nelle conseguenti tensioni sui mercati energetici, la crescita globale ha continuato a mostrare segnali di tenuta. Secondo il Fondo, tuttavia, questa capacità di adattamento potrebbe essere nuovamente messa alla prova.
Nell’introduzione al rapporto, la capo economista Silvana Tenreyro osserva che l’economia mondiale «ha retto nonostante una raffica eccezionale di shock», ma avverte che «questa resilienza è sotto sforzo» e potrebbe non essere sufficiente a fronteggiare ulteriori perturbazioni.
Il monito arriva in un contesto caratterizzato da equilibri energetici fragili, margini limitati per le politiche economiche e incertezze legate all’evoluzione delle tensioni internazionali.
Link to Intelligenza artificiale ed energia hanno sostenuto la crescitaIntelligenza artificiale ed energia hanno sostenuto la crescita
Secondo il Fondo monetario internazionale, due fattori hanno contribuito in maniera significativa a contenere gli effetti delle crisi recenti: la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento energetico e l’espansione degli investimenti nell’intelligenza artificiale.
Il cambiamento delle rotte commerciali dell’energia ha consentito a numerose economie di adattarsi alle difficoltà di approvvigionamento, riducendo almeno in parte le conseguenze delle interruzioni delle forniture.
Parallelamente, gli investimenti destinati allo sviluppo dell’intelligenza artificiale hanno rappresentato un importante motore di attività economica, sostenendo la domanda di infrastrutture tecnologiche, capacità produttiva e servizi avanzati.
Questi elementi hanno contribuito a mantenere in movimento l’economia mondiale anche in presenza di condizioni internazionali sfavorevoli. Il Fondo avverte però che tali fattori potrebbero non garantire una protezione sufficiente in caso di nuove crisi.
Le scorte energetiche si stanno progressivamente riducendo e ulteriori tensioni geopolitiche potrebbero provocare nuovi aumenti dei prezzi e interruzioni delle forniture, con ripercussioni sull’inflazione e sulla produzione.
Link to Debito elevato e banche centrali con margini ridottiDebito elevato e banche centrali con margini ridotti
A rendere più delicato il quadro internazionale è anche la situazione delle finanze pubbliche. L’elevato livello di indebitamento di numerosi Paesi limita infatti la possibilità dei governi di intervenire con nuove misure di sostegno all’economia qualora dovessero verificarsi ulteriori shock.
La necessità di mantenere sotto controllo il debito riduce gli spazi per politiche fiscali espansive, proprio mentre famiglie e imprese potrebbero aver bisogno di interventi per fronteggiare eventuali rincari.
Anche le banche centrali si trovano davanti a scelte complesse. Il rischio di nuove pressioni inflazionistiche impone di mantenere alta l’attenzione sulla stabilità dei prezzi, restringendo la possibilità di sostenere la crescita attraverso una politica monetaria più accomodante. Si delinea così un equilibrio particolarmente delicato, nel quale l’economia globale continua a crescere, ma dispone di strumenti di risposta potenzialmente meno efficaci rispetto al passato.
Link to Italia, il Fmi alza le previsioni di crescita per il 2026 e il 2027Italia, il Fmi alza le previsioni di crescita per il 2026 e il 2027
Nel quadro internazionale segnato dalle incertezze, il Fondo monetario internazionale rivede al rialzo le prospettive dell’economia italiana. Per il 2026 la crescita del prodotto interno lordo è ora stimata allo 0,8%, con un miglioramento di tre decimi di punto percentuale rispetto alla previsione dello 0,5% pubblicata a luglio.
La revisione positiva riguarda anche il 2027, per il quale il Fondo prevede un incremento del Pil dello 0,6%, un decimo in più rispetto alla precedente valutazione. Le nuove stime indicano dunque un andamento migliore rispetto a quanto ipotizzato in precedenza, pur confermando un ritmo di espansione contenuto.
Il miglioramento delle previsioni non elimina infatti le difficoltà strutturali dell’economia italiana né la sua esposizione alle oscillazioni dei prezzi energetici. Proprio l’energia rappresenta uno dei principali fattori di rischio individuati dal Fondo, soprattutto per le economie che risentono maggiormente delle variazioni dei costi di approvvigionamento.
Link to Inflazione italiana al 3,3% nel 2026, sopra la media dell’EurozonaInflazione italiana al 3,3% nel 2026, sopra la media dell’Eurozona
Accanto alla revisione positiva del Pil, il World Economic Outlook evidenzia un quadro meno favorevole per quanto riguarda l’andamento dei prezzi. Secondo le nuove previsioni, l’inflazione media italiana raggiungerà il 3,3% nel 2026, superando la media dell’area euro, stimata al 3,1%.
Per il 2027 il Fondo prevede un rallentamento al 2,8%, valore che coinciderebbe con la media dei Paesi dell’Eurozona.
Il dato riflette le conseguenze delle tensioni energetiche legate alla guerra in Medio Oriente, che hanno contribuito ad alimentare le pressioni sui prezzi in numerose economie.
Tra i principali Paesi dell’area euro, soltanto la Spagna presenterebbe nel 2026 un’inflazione superiore a quella italiana. Per la Spagna il Fondo prevede un’inflazione del 3,7% nel 2026, destinata a scendere al 2,7% nel 2027. In Germania l’andamento sarebbe invece differente, con un passaggio dal 2,7% previsto per quest’anno al 3,1% nel 2027.
La Francia mostrerebbe pressioni inflazionistiche più contenute, con un tasso del 2,4% nel 2026 e del 2,2% nell’anno successivo. Negli Stati Uniti, invece, l’impatto immediato della crisi energetica sarebbe particolarmente significativo, con un’inflazione stimata al 3,6% nel 2026 e al 2,8% nel 2027.
(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati