Francia, gli studenti tornano in piazza: cortei in tutto il Paese, scontri e centinaia di fermi

di

Ennio Bassi

Da Parigi a Lione, migliaia di liceali manifestano contro carenza di docenti, sovraffollamento delle classi e precarietà. Ai cortei si uniscono insegnanti e genitori, ma in diverse città gruppi di black bloc si scontrano con la polizia. Macron convoca una riunione all’Eliseo, mentre il governo promette di ascoltare le richieste dei giovani

Francia, gli studenti tornano in piazza: cortei in tutto il Paese, scontri e centinaia di fermi

La protesta degli studenti torna a riempire le strade della Francia. Una mobilitazione partita soprattutto dai liceali, molti dei quali giovanissimi tra i 14 e i 17 anni, e progressivamente trasformatasi in un movimento più ampio, capace di coinvolgere insegnanti, genitori, sindacati e rappresentanti politici.

Da Parigi a Lione, passando per Strasburgo, Marsiglia e Montpellier, i cortei hanno portato nuovamente al centro del dibattito le condizioni della scuola francese: dalla carenza di insegnanti alle classi sovraffollate, fino alle critiche al sistema di accesso all'università e alla crescente sensazione di precarietà denunciata dalle nuove generazioni.

La grande maggioranza delle manifestazioni si è svolta pacificamente. In alcune città, tuttavia, gruppi violenti e black bloc hanno provocato disordini e scontri con le forze dell'ordine.

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Le cifre sulla partecipazione divergono sensibilmente. Il ministero dell'Interno ha stimato circa 250 mila manifestanti complessivamente in Francia, mentre secondo gli organizzatori il numero sarebbe stato circa il doppio.

A Parigi il corteo principale si è mosso da place de la République verso Nation. Le autorità hanno contato circa 56 mila partecipanti nella capitale, contro i 100 mila indicati dagli organizzatori.

Accanto agli studenti hanno sfilato numerosi professori e genitori. Lungo il percorso alcuni docenti hanno formato anche una catena umana in segno di solidarietà con i ragazzi.

Alla manifestazione parigina hanno partecipato diversi esponenti politici, tra cui Jean-Luc Mélenchon, la leader ecologista Marine Tondelier, il primo segretario socialista Olivier Faure e il sindaco di Saint-Denis Bally Bagayoko.

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La situazione è diventata più tesa nella fase conclusiva del corteo. Secondo la prefettura, circa 300 persone definite «ostili», riconducibili all'area dei black bloc, hanno raggiunto place de la Nation mentre buona parte dei manifestanti si stava disperdendo nelle strade circostanti.

Gli scontri sono proseguiti per oltre un'ora. Contro gli agenti sono stati lanciati oggetti e pietre e alcuni cassonetti sono stati incendiati. Le forze dell'ordine hanno risposto utilizzando lacrimogeni e dispositivi assordanti.

Disordini sono stati segnalati anche in altre città francesi, tra cui Lione e Strasburgo.

Secondo un primo bilancio serale del ministero dell'Interno, durante la giornata sono state fermate 488 persone. Quarantatré appartenenti alle forze dell'ordine sarebbero rimasti feriti.

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Di fronte alla portata della mobilitazione, il presidente Emmanuel Macron ha convocato all'Eliseo il primo ministro Sébastien Lecornu e diversi componenti del governo per valutare la situazione.

Lecornu, intervenendo davanti all'Assemblée Nationale, ha condannato le violenze avvenute ai margini delle proteste e ha sottolineato che eventuali abusi commessi dalle forze dell'ordine devono essere perseguiti.

Allo stesso tempo, il premier ha richiamato il principio della responsabilità individuale anche nel caso di minorenni coinvolti in episodi violenti.

Sul piano politico, Lecornu ha attaccato duramente La France Insoumise, accusando Mélenchon di voler alimentare il caos nel Paese. Parallelamente ha assicurato che il governo intende ascoltare le rivendicazioni degli studenti.

Per il fine settimana è stata annunciata una sospensione delle lezioni finalizzata all'organizzazione di un momento di confronto interno con i ragazzi.

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La gestione dell'ordine pubblico rimane uno degli aspetti più delicati della protesta. Il giorno precedente, a Lens, un giovane studente ha perso una mano dopo l'esplosione di una granata “sting-ball”, dispositivo utilizzato dalla polizia nelle operazioni di contenimento.

Un'inchiesta dovrà stabilire la dinamica dell'accaduto e chiarire, in particolare, se il giovane avesse raccolto l'ordigno nel tentativo di rilanciarlo oppure se sia stato direttamente raggiunto dal dispositivo utilizzato dagli agenti.

Sotto indagine anche un altro grave episodio verificatosi una decina di giorni prima a nord di Parigi. Un ragazzo era stato colpito al volto da un lacrimogeno sparato a breve distanza. Il poliziotto coinvolto è indagato per lesioni gravissime, è stato sospeso dal servizio e si trova in libertà vigilata in attesa degli sviluppi giudiziari.

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Nonostante gli appelli del governo alla ripresa delle lezioni e al dialogo, gli studenti non sembrano intenzionati a interrompere la mobilitazione. «Andremo avanti» è diventato uno degli slogan ricorrenti nelle manifestazioni organizzate in diverse città.

La protesta, nata da problemi concreti del sistema scolastico, ha ormai assunto una dimensione più ampia. Al centro ci sono anche le prospettive economiche delle nuove generazioni, il futuro lavorativo e il rapporto tra i giovani e le istituzioni.

Il governo tenta ora di aprire un canale di confronto, mentre Macron e i suoi ministri devono affrontare contemporaneamente due questioni: dare una risposta politica alle richieste degli studenti e impedire che le violenze di gruppi minoritari trasformino le prossime manifestazioni in nuove giornate di scontri.

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