A otto mesi dalle elezioni presidenziali francesi, Marine Le Pen parte in posizione di vantaggio. I sondaggi pubblicati nelle ultime settimane indicano la leader del Rassemblement National come favorita al primo turno e, nelle attuali simulazioni, vincente anche nei principali scenari di ballottaggio. Ma la corsa per l’Eliseo resta ancora lunga e il quadro politico appare tutt’altro che definito.
La principale incognita riguarda soprattutto il nome dello sfidante che potrebbe affrontare Le Pen al secondo turno. Tra i candidati dell’area moderata, quello che al momento sembra avere maggiori possibilità è Édouard Philippe, leader di Horizons ed ex primo ministro di Emmanuel Macron tra il 2017 e il 2020.
Philippe risulta generalmente il meglio posizionato per conquistare il secondo posto e, secondo le rilevazioni citate, sarebbe anche l’avversario capace di avvicinarsi maggiormente a Le Pen in un eventuale ballottaggio. Il suo vantaggio sugli altri aspiranti alla presidenza, tuttavia, non appare ancora consolidato.
Il problema principale per il fronte che punta a impedire l’arrivo del Rassemblement National all’Eliseo è infatti la frammentazione. Tra la sinistra non riconducibile a Jean-Luc Mélenchon, il centro macroniano e la destra gollista sono numerosi i candidati pronti a contendersi lo stesso bacino elettorale.
Nell’area socialista e di Place Publique sono sette i nomi impegnati nelle primarie. Tra questi spiccano Raphaël Glucksmann, indicato come favorito, e il segretario del Partito socialista Olivier Faure. A loro si aggiungono altri esponenti della sinistra che hanno deciso di non partecipare alle primarie e figure, come l’ex presidente François Hollande, che non hanno ancora chiarito definitivamente le proprie intenzioni.
Al centro, oltre a Philippe, è in campo Gabriel Attal, ex primo ministro e leader di Renaissance. Nella destra repubblicana resta invece centrale la candidatura di Bruno Retailleau, presidente dei Républicains.
La presenza contemporanea di così tanti candidati rischia di disperdere i voti dell’area compresa tra la sinistra radicale e il Rassemblement National. Da tempo circola l’ipotesi di un accordo tra Philippe e Attal, con il possibile ritiro del candidato meno competitivo con l’avvicinarsi delle elezioni. Più difficile appare invece immaginare, almeno per ora, un’intesa capace di coinvolgere l’intero spazio politico moderato.
A beneficiare della frammentazione potrebbe essere anche Jean-Luc Mélenchon. Il leader di La France Insoumise rimane il candidato più forte della sinistra e, in alcune simulazioni, sarebbe in grado di contendere direttamente a Philippe l’accesso al secondo turno.
Proprio un eventuale ballottaggio tra Mélenchon e Le Pen rappresenterebbe, secondo i sondaggi citati, lo scenario più favorevole alla leader del Rassemblement National. Le rilevazioni le attribuirebbero infatti circa due terzi dei voti, contro un terzo per il leader della sinistra radicale.
La moltiplicazione delle candidature potrebbe quindi produrre un paradosso: le divisioni tra le forze intenzionate a fermare Le Pen rischiano di favorire proprio la configurazione elettorale nella quale la candidata del Rassemblement National partirebbe con il vantaggio maggiore.
La campagna, tuttavia, è ancora nella sua fase iniziale e i confronti pubblici potrebbero modificare gli equilibri. Un primo test è arrivato il 27 agosto durante il dibattito organizzato dal Medef, la principale organizzazione degli imprenditori francesi, al quale hanno partecipato sette dei principali aspiranti all’Eliseo.
La prestazione di Le Pen ha ricevuto valutazioni contrastanti e alcune analisi hanno evidenziato difficoltà che potrebbero riaprire il dibattito sulla sua capacità di assumere pienamente un profilo presidenziale, oltre che sulla credibilità del programma economico del Rassemblement National.
Mélenchon, dal canto suo, ha scelto una strategia fortemente conflittuale. Davanti alla platea degli imprenditori ha difeso le proprie posizioni economiche, compresa la proposta di cancellare una parte del debito pubblico detenuto dalla Banca centrale europea.
Una linea che può consolidare il consenso tra i suoi sostenitori e consentirgli di imporre alcuni temi nella campagna elettorale, ma che rischia contemporaneamente di rafforzare il fronte degli elettori contrari a una sua eventuale presidenza.
Con otto mesi ancora davanti, la corsa per l’Eliseo rimane quindi aperta. Le Pen dispone oggi di un vantaggio significativo nelle rilevazioni, mentre i suoi avversari devono ancora trovare un equilibrio tra competizione e possibili alleanze. Molto dipenderà dalla capacità delle diverse forze politiche di ridurre la frammentazione e, soprattutto, dall’evoluzione delle priorità degli elettori durante una campagna che si annuncia lunga e combattuta.
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