Iran-Usa, il Financial Times: Teheran valuta possibili attacchi contro basi americane in Europa

di

Mario Tosetti

Per alcuni analisti anche installazioni in Italia sarebbero teoricamente alla portata dei missili iraniani, ma non esistono conferme di piani operativi. La Nato: «Pronti a difendere gli alleati»

Iran-Usa, il Financial Times: Teheran valuta possibili attacchi contro basi americane in Europa

Il confronto tra Washington e Teheran potrebbe estendersi oltre il Medio Oriente nel caso di una nuova escalation militare. È lo scenario descritto dal Financial Times, che, citando due fonti indicate come interne al sistema di potere iraniano, riferisce che Teheran avrebbe preso in considerazione possibili rappresaglie contro infrastrutture militari statunitensi presenti in Europa.

Secondo il quotidiano britannico, tra gli obiettivi valutati figurerebbero installazioni in Bulgaria e a Cipro. Non si tratterebbe, sulla base delle informazioni disponibili, dell'annuncio di un attacco imminente, ma di opzioni contemplate nell'eventualità che il presidente americano Donald Trump decida di ampliare le operazioni contro l'Iran.

La Bulgaria è entrata nell'analisi del Financial Times dopo avere autorizzato l'impiego della base aerea di Bezmer per operazioni di rifornimento dei velivoli statunitensi. Anche Cipro avrebbe assunto una particolare rilevanza strategica, soprattutto per la presenza militare britannica sull'isola.

Una delle fonti citate dal giornale sostiene che il principio adottato da Teheran sarebbe quello di considerare potenziali bersagli le strutture utilizzate per operazioni offensive contro il territorio iraniano. La stessa linea era stata espressa pubblicamente dalle autorità della Repubblica islamica nei confronti del Regno Unito: qualsiasi base impiegata per lanciare attacchi contro l'Iran, avevano avvertito, potrebbe essere considerata un obiettivo legittimo.

Tra gli scenari attribuiti alla pianificazione iraniana compare inoltre un fronte completamente diverso. Le forze di Teheran avrebbero esaminato la possibilità di colpire i cavi sottomarini in fibra ottica che attraversano l'area dello Stretto di Hormuz, infrastrutture strategiche per le comunicazioni internazionali. Anche questa opzione, secondo il FT, sarebbe legata esclusivamente all'eventualità di un significativo allargamento del conflitto.

A pesare sulle valutazioni occidentali è anche la capacità missilistica sviluppata dall'Iran. Alcuni esperti ritengono che missili balistici a medio raggio possano teoricamente minacciare obiettivi nell'Europa meridionale e sudorientale. Da qui nasce anche il riferimento all'Italia: Foad Izadi, professore di Relazioni internazionali all'Università di Teheran, ha osservato che, qualora la guerra assumesse una dimensione europea, basi statunitensi presenti sul territorio italiano potrebbero rientrare nel raggio d'azione iraniano.

Non risultano tuttavia conferme indipendenti dell'esistenza di un piano iraniano specificamente diretto contro l'Italia. La capacità tecnica di raggiungere un territorio e la decisione politica o militare di attaccarlo rappresentano infatti due questioni distinte.

Il Financial Times collega la possibile evoluzione della strategia iraniana anche al precedente attacco contro una base americana in Giordania. Secondo una delle fonti interpellate, quell'operazione avrebbe avuto anche la funzione di dimostrare la capacità di Teheran di condurre attacchi precisi a maggiore distanza e di inviare così un segnale ai Paesi europei.

Il quadro diplomatico, intanto, rimane estremamente fragile. Trump ha dichiarato che al momento non sono in corso né programmati colloqui con Teheran. Secondo il quotidiano britannico, esponenti dei Guardiani della Rivoluzione e comandanti iraniani avrebbero inoltre avvertito che un nuovo conflitto su vasta scala potrebbe spingere la Repubblica islamica ad ampliare il raggio delle proprie operazioni, andando oltre gli obiettivi militari ed energetici statunitensi in Medio Oriente.

Alle indiscrezioni ha risposto la Nato. Un funzionario dell'Alleanza, citato da Reuters, ha ribadito la capacità di difendere il territorio degli Stati membri da eventuali minacce, ricordando le intercettazioni di missili balistici iraniani diretti verso la Turchia avvenute nei mesi precedenti. «La nostra capacità di deterrenza e difesa è forte ed efficace», ha affermato.

Resta aperta anche la questione dell'attendibilità delle informazioni attribuite alle fonti iraniane. Mohammad Marandi, docente dell'Università di Teheran ed ex consigliere della squadra negoziale iraniana sul nucleare, ha contestato la ricostruzione del Financial Times, sostenendo che sia poco credibile che autentici esponenti interni al sistema iraniano abbiano fornito simili informazioni al giornale. Secondo Marandi, la vicenda potrebbe invece rientrare in una strategia comunicativa destinata ad aumentare la pressione sull'Europa.

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