Si fanno sempre più drammatiche le operazioni di soccorso nel nord-ovest della Guyana, dove nella notte tra sabato e domenica il traghetto MV Barima si è capovolto ed è affondato. La nave, partita da Georgetown con destinazione Port Kaituma, è colata a picco nei pressi del fiume Pomeroon, scatenando un’imponente operazione di ricerca e salvataggio con imbarcazioni statali e private, coordinata dalle autorità locali.
Finora sono 67 le persone tratte in salvo, mentre due corpi senza vita sono stati recuperati. Il numero dei dispersi è stimato in almeno 66, ma i dati ufficiali sono ancora incerti. Il manifesto di carico del traghetto non riflette la reale quantità di persone a bordo, spiegano le autorità, alimentando timori su un numero di vittime potenzialmente superiore. Il governo ha invitato i familiari a mettersi in contatto con le autorità per ricostruire l’elenco dei passeggeri.
Durante una conferenza stampa, il primo ministro Mark Phillips ha annunciato che due membri dell’equipaggio tratti in salvo sono risultati positivi alla cannabis, e che è stata avviata un’indagine per chiarire le responsabilità dei marittimi nella dinamica del naufragio.
Nonostante il caos, le autorità sottolineano che la nave era equipaggiata con dispositivi di sicurezza: a bordo erano presenti 250 giubbotti di salvataggio, due zattere rigide e sei gonfiabili. Le ricerche proseguono senza sosta, nella speranza di salvare ulteriori superstiti e chiarire le cause dell’incidente.
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