Roggero dal carcere di Bollate: "Spero nella grazia, ma rispetto ogni decisione"

di

Mario Tosetti

Dal carcere di Bollate, Mario Roggero torna a parlare della possibilità di ottenere la grazia. Il gioielliere, condannato in via definitiva per l'uccisione di due rapinatori, afferma di sperare in un provvedimento di clemenza mentre il dibattito politico e istituzionale resta acceso

Roggero dal carcere di Bollate: "Spero nella grazia, ma rispetto ogni decisione"

Dal carcere di Bollate, dove sta scontando la pena definitiva, Mario Roggero torna a parlare della possibilità di ottenere la grazia. Il gioielliere di Grinzane Cavour, condannato a 14 anni e 5 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori dopo una rapina avvenuta nel suo negozio nell'aprile del 2021, ha spiegato di guardare con speranza all'ipotesi di un provvedimento di clemenza, pur ribadendo il rispetto per il percorso previsto dalla legge.

Le dichiarazioni arrivano mentre il caso continua a occupare il centro del dibattito pubblico e istituzionale, dopo l'avvio dell'istruttoria da parte del Ministero della Giustizia e il successivo chiarimento del Quirinale sulle competenze in materia di grazia.

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Parlando dalla casa di reclusione milanese, Roggero ha spiegato di affidarsi alle istituzioni senza pretendere trattamenti di favore.

Il gioielliere ha raccontato di vivere la detenzione con dignità, sottolineando come la speranza di ottenere la grazia rappresenti soprattutto il desiderio di poter tornare dalla propria famiglia dopo anni segnati da una vicenda che ha cambiato radicalmente la sua vita.

Roggero ha inoltre ribadito di non aver mai cercato vendetta, ma di aver reagito in una situazione che, secondo la sua ricostruzione, era caratterizzata da forte paura e concitazione.

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La grazia è un provvedimento individuale di clemenza previsto dalla Costituzione e può estinguere o ridurre la pena inflitta a un condannato.

L'istruttoria viene svolta dal Ministero della Giustizia, che raccoglie gli elementi utili alla valutazione, ma la decisione finale spetta esclusivamente al Presidente della Repubblica.

Proprio su questo punto, nei giorni scorsi il Quirinale ha ribadito che la concessione della grazia costituisce una prerogativa esclusiva del Capo dello Stato, chiarendo i rispettivi ruoli della Presidenza della Repubblica e del Ministero della Giustizia.

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La vicenda di Mario Roggero resta tra le più discusse degli ultimi anni.

Una parte dell'opinione pubblica considera il gioielliere il simbolo di un commerciante che ha reagito dopo aver subito una violenta rapina, mentre altri richiamano il principio secondo cui la legittima difesa incontra limiti precisi stabiliti dalla legge e che tali limiti sono stati ritenuti superati dai giudici nei tre gradi di giudizio.

Anche il mondo politico continua a confrontarsi sul tema, con posizioni differenti sull'opportunità di ricorrere allo strumento della grazia.

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Nel frattempo Roggero sta scontando la pena nel carcere di Bollate, istituto penitenziario noto per i programmi di reinserimento sociale e lavorativo.

Secondo quanto riferito, il gioielliere partecipa regolarmente alle attività previste dalla struttura e mantiene costanti contatti con la famiglia, che continua a sostenerlo in questo difficile percorso.

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Al momento non è stata assunta alcuna decisione sulla richiesta di grazia.

L'eventuale concessione seguirà l'iter previsto dall'ordinamento e sarà valutata sulla base degli elementi raccolti durante l'istruttoria. Fino ad allora, Mario Roggero continuerà a scontare la pena nella casa di reclusione di Bollate, mentre il suo caso resta al centro del dibattito tra giustizia, sicurezza e diritto di difesa.

Le parole pronunciate dal gioielliere riaccendono così l'attenzione su una vicenda che continua a dividere l'opinione pubblica e che, ancora oggi, rappresenta uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni.

 

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