Italia: la ricchezza cresce meno che in Europa, disuguaglianze ai massimi

di

Ennio Bassi

In 15 anni la ricchezza non è stata redistribuita ma è salita verso l'alto, e il ceto medio, al netto dell'inflazione, ha perso tra un quarto e un terzo di ciò che possedeva

Italia: la ricchezza cresce meno che in Europa, disuguaglianze ai massimi

La ricchezza delle famiglie italiane aumenta, ma meno che nel resto d'Europa, mentre il risparmio si riduce e le disuguaglianze raggiungono livelli record. È il quadro tracciato dall'Osservatorio della Fondazione Fiba di First Cisl, che ha presentato a Roma uno studio basato su dati Bce ed Eurostat-  Tra il 2015 e il 2025 la ricchezza netta delle famiglie italiane è cresciuta a 11.333 miliardi di euro, con un incremento del 22,8 per cento. L'aumento c'è stato, ma la corsa degli altri Paesi è stata molto più veloce: in Germania la ricchezza è salita dell'87,3 per cento, in Spagna del 56,6 per cento e in Francia del 42 per cento. Il peso dell'Italia sul totale della ricchezza dell'area euro è così sceso dal 21,7 al 16,5 per cento.

La crescita modesta dei redditi spiega la debole dinamica. Tra il 2015 e il 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie italiane è aumentato del 28,4 per cento, arrivando a 1.455 miliardi, quasi la metà della crescita spagnola, che è stata del 53,8 per cento, mentre Germania e Francia hanno registrato incrementi rispettivamente del 48,3 e del 41,1 per cento.

Proprio per questo il risparmio va riducendosi, nonostante il valore assoluto sia in aumento: si è passati da 125,7 miliardi del 2015 a 161,1 miliardi del 2025, con una crescita del 28,2 per cento contro il 134,2 della Spagna. Il tasso di risparmio lordo delle famiglie italiane è fermo al 10,7 per cento, il più basso tra i principali Paesi e nettamente sotto la media dell'Eurozona, che è del 14,3 per cento, con Germania al 19,2 per cento e Francia al 17,2 per cento.

La ricchezza che cresce inoltre è sempre più concentrata nelle mani dei più abbienti. Circa il 45 per cento dell'aumento complessivo, pari a 937 miliardi, deriva da azioni non quotate e altri titoli di capitale, posseduti per il 98,3 per cento dal decile delle famiglie più ricche. Il 10 per cento più abbiente detiene il 60,6 per cento della ricchezza netta, contro il 52 per cento del 2010, mentre il 50 per cento meno abbiente possiede appena il 7,3 per cento del totale. Il 5 per cento più ricco è passato dal 39,9 al 50,2 per cento della ricchezza, il livello più alto dell'Eurozona dopo Austria e Lettonia. Il decile più ricco controlla il 76,7 per cento dei titoli di debito, il 93,3 per cento delle azioni quotate e l'82,5 per cento dei fondi comuni.

Per chi non ha capitali finanziari, la casa resta quasi l'unica forma di ricchezza: il patrimonio immobiliare rappresenta il 46 per cento della ricchezza lorda delle famiglie italiane, sotto la media dell'Eurozona del 56,9 per cento, e i prezzi delle abitazioni, posto 100 il 2015, sono saliti a 116,1, contro 153,7 dell'area euro e 180,6 della Spagna. In pratica, chi aveva solo casa e stipendio è rimasto fermo mentre chi aveva azioni e titoli ha visto crescere il proprio patrimonio.

Sul fronte del debito, le famiglie italiane restano più solide di molte controparti europee: l'indebitamento complessivo è pari a 804,7 miliardi, circa il 10,2 per cento del totale dell'area euro, in calo dall'11,1 per cento del 2015. La segretaria della Cisl Daniela Fumarola ha detto che \

Il segretario generale First Cisl Riccardo Colombani ha chiesto un'efficace politica dei redditi per elevare le retribuzioni e ha proposto l'istituzione di un fondo nazionale a sostegno dell'economia reale, con garanzie pubbliche integrali sulla ricchezza volontariamente destinata dagli italiani, limiti di ammontare e temporali anti-speculazione e la regia di Cassa Depositi e Prestiti insieme a banche, assicurazioni e altri intermediari finanziari.

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