Ex Ilva, governo al lavoro sul decreto per l'indotto: oggi tavolo con i sindacati e Cdm

di

Carlo Longo

Fissato al 31 ottobre lo stop dell'area a caldo: le procedure di spegnimento dell'acciaieria di Taranto potrebbero partire già oggi. Sul tavolo cassa integrazione e nuovi posti di lavoro, i sindacati chiedono il blocco dei licenziamenti. In attesa dell'offerta di una cordata italiana sulla sola area a freddo

Ex Ilva, governo al lavoro sul decreto per l'indotto: oggi tavolo con i sindacati e Cdm

A Taranto l'acciaieria si prepara allo stop. Con la sentenza dei giudici milanesi che ha fissato al 31 ottobre il termine ultimo per il fermo dell'area a caldo, il conto alla rovescia è ufficialmente cominciato: lo spegnimento degli altoforni e delle cokerie richiede infatti tempi tecnici non trascurabili, e per questo le prime manovre potrebbero scattare nella giornata di oggi. La premier Giorgia Meloni ha già messo le mani avanti, spiegando nei giorni scorsi che l'esecutivo opera "con decisioni che non dipendono da noi", dopo aver assicurato l'impegno del governo a fare tutto il possibile.

La giornata di oggi, però, è segnata soprattutto dalle iniziative dell'esecutivo sul fronte occupazionale. Questa mattina a Palazzo Chigi è convocato il tavolo con le sigle dei metalmeccanici, il ventesimo confronto sulla vicenda da quando, nell'ottobre 2023, la vertenza è entrata nel vivo. Nel pomeriggio, invece, è attesa la riunione del Consiglio dei ministri, chiamato a varare un decreto ad hoc per blindare i lavoratori dell'indotto. L'impostazione del governo sarebbe quella di limare le ultime misure insieme ai sindacati prima dell'ok formale in Cdm: le proposte definitive, insomma, non sono ancora state messe nero su bianco.

Sul contenuto del provvedimento circolano ipotesi ben precise. Da fonti vicine ai commissari filtra la possibilità di ricorrere a strumenti straordinari come la cassa integrazione, accanto a percorsi di accompagnamento e alla creazione di nuovi posti di lavoro concentrati sul territorio di Taranto, dove l'indotto è più esposto. Da parte loro, Fim, Fiom, Uilm e Usb intendono battere un tasto preciso: il ritorno delle tutele contro i licenziamenti.

Alla vigilia di questo doppio appuntamento, il dossier è stato comunque oggetto di un confronto interno di alto livello. Nella serata di ieri il tema è finito sul tavolo di una riunione preparatoria a Palazzo Chigi, alla quale si sono seduti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, i ministri Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, Gilberto Pichetto, Marina Calderone e Tommaso Foti, oltre ai tecnici di Palazzo Chigi. Un summit che, secondo quanto riferito, non sarebbe stato il solo di questa fase, a segnalare la delicatezza del momento.

Sul fronte parallelo della cessione, l'orizzonte si sta schiarendo. Si fa largo l'idea che una cordata italiana possa presentare un'offerta già nelle prime settimane di ottobre, anche se circoscritta alla sola area a freddo dello stabilimento. Sul piano della partecipazione pubblica, il governo ripete da tempo di essere pronto a sostenere i soggetti interessati, ma da fonti vicine ai commissari arriva un monito netto: di un eventuale ingresso dello Stato si potrà discutere soltanto quando le offerte si saranno concretizzate.

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