Johnson & Johnson chiude il capitolo del talco: accordo per archiviare quasi 69 mila cause

di

Ennio Bassi

Dopo anni di battaglie giudiziarie, sentenze, appelli e tentativi falliti di risolvere il contenzioso attraverso il fallimento di una controllata, Johnson & Johnson ha raggiunto un'intesa destinata a chiudere la quasi totalità delle azioni legali legate al suo storico talco

Johnson & Johnson chiude il capitolo del talco: accordo per archiviare quasi 69 mila cause

Si avvia verso la conclusione una delle controversie legali più lunghe e complesse che abbiano coinvolto Johnson & Johnson. L'azienda ha annunciato un accordo che consentirà di definire circa 69 mila procedimenti ancora aperti riguardanti il celebre borotalco, accusato da migliaia di consumatrici di aver provocato tumori alle ovaie e, in alcuni casi, mesotelioma.

Per anni il prodotto è stato al centro di contestazioni secondo cui alcune confezioni avrebbero potuto contenere tracce di amianto. L'azienda ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo che il proprio talco fosse sicuro e supportato da studi scientifici indipendenti. Nel frattempo, tuttavia, ha deciso di ritirare il prodotto dai mercati nordamericani, sostituendolo con una versione realizzata a base di amido di mais.

Tra gli argomenti portati a sostegno della propria difesa, Johnson & Johnson ha più volte richiamato una ricerca pubblicata nel 2020 che, analizzando i dati di circa 250 mila donne, non avrebbe evidenziato un legame statisticamente significativo tra l'impiego del borotalco e l'insorgenza del tumore ovarico.

Secondo quanto comunicato dalla società, l'intesa riguarda il 99,75% delle richieste di risarcimento ancora pendenti davanti ai tribunali federali e statali degli Stati Uniti. L'accordo interessa esclusivamente le controversie già avviate e non si estende a eventuali azioni legali che dovessero essere presentate in futuro.

Per gli avvocati dei ricorrenti, la soluzione negoziata offre vantaggi concreti rispetto alle precedenti ipotesi di risoluzione attraverso il fallimento. Le risorse economiche saranno infatti destinate unicamente ai procedimenti attualmente in corso, consentendo inoltre di liquidare i risarcimenti entro circa 18 mesi anziché distribuirli nell'arco di molti anni.

La vicenda giudiziaria ha preso avvio con una lunga serie di cause intentate da persone che ritenevano di aver sviluppato gravi patologie dopo un utilizzo prolungato del talco. Tra i casi più noti figura quello di Joanne Anderson, che ottenne una condanna favorevole da parte di una giuria californiana dopo aver sostenuto di essersi ammalata di mesotelioma in seguito all'uso continuativo del prodotto per oltre vent'anni, sia per uso personale sia durante la cura dei propri figli.

Ancora prima, Johnson & Johnson era stata condannata a risarcire con 72 milioni di dollari la famiglia di una donna deceduta per un tumore ovarico. Anche in quell'occasione il gruppo aveva ribadito la sicurezza del proprio prodotto e annunciato il ricorso in appello, negando qualsiasi presenza di amianto nel talco commercializzato.

Nel corso degli anni l'esito dei processi è stato altalenante. Alcune giurie hanno riconosciuto risarcimenti di importo molto elevato, tra cui un verdetto miliardario a favore di 22 donne, mentre in altri casi la società ha ottenuto sentenze favorevoli oppure una riduzione degli importi stabiliti nei gradi successivi di giudizio.

Parallelamente, Johnson & Johnson ha tentato più volte di chiudere il contenzioso ricorrendo a una strategia societaria nota negli Stati Uniti come "Texas two-step". Il piano prevedeva la creazione di una società separata alla quale trasferire le passività derivanti dalle cause e la successiva richiesta di protezione fallimentare per favorire una soluzione complessiva delle controversie. I tribunali, tuttavia, hanno respinto tutte e tre le istanze presentate, consentendo così la ripresa dei procedimenti nel 2025 dopo una sospensione durata oltre tre anni.

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