La Fed lacia i tassi invariati, ma resta aperta a nuovi rialzi

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Redazione

La pausa offre pochi benefici immediati a famiglie e imprese: il mercato continua a considerare possibili ulteriori rialzi, con effetti sui costi di carte di credito e nuovi prestiti auto. Anche i mutui restano condizionati dai rendimenti obbligazionari a lungo termine e dalle aspettative sui tass

La Fed lacia i tassi invariati, ma resta aperta a nuovi rialzi

La Federal Reserve ha mantenuto i tassi d’interesse tra il 3,75% e il 4%, scegliendo di attendere ulteriori dati prima di decidere se intervenire ancora. E la pausa  arriva dopo l’aumento del mese scorso e mentre la banca centrale valuta il possibile impatto dell’energia cara e degli investimenti legati all’intelligenza artificiale sull’inflazione.

La decisione è passata con dieci voti favorevoli e due contrari. La governatrice Lisa Cook e la presidente della Federal Reserve Bank di Cleveland, Beth Hammack, avrebbero preferito un rialzo di un quarto di punto. Nel comunicato, il comitato ha sottolineato che nuove informazioni saranno necessarie per stabilire come riportare l’inflazione all’obiettivo del 2%.

Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha affermato che le aspettative d’inflazione rilevate sui mercati sono diminuite, nonostante i costi energetici siano rimasti elevati. Ha inoltre descritto come robusta e più ampia la crescita economica, non limitata agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Secondo Warsh, i prossimi mesi offriranno elementi utili per valutare l’andamento dell’economia e dei mercati.

Resta però il timore che il boom dell’IA — con la costruzione di centri dati, l’acquisto di chip e la crescente domanda di energia — alimenti pressioni sui prezzi. A questo si aggiungono il costo dell’energia e i dazi. Warsh ha respinto l’idea che i rialzi dei tassi siano inefficaci nel frenare gli investimenti tecnologici: secondo il presidente, il costo del denaro può incidere, direttamente o indirettamente, su quasi ogni settore.

Gli economisti, segnala il Wasll Street Journal, sono divisi sull’urgenza di un nuovo intervento. Alcuni ritengono che i tassi debbano salire ancora per limitare la domanda e ridurre il rischio che famiglie e imprese si abituino a un’inflazione persistentemente elevata. Altri sostengono che la Fed possa attendere, dato che il mercato del lavoro non mostra segnali evidenti di surriscaldamento. L’inflazione, tuttavia, resta sopra il target da oltre cinque anni e i dati recenti sui prezzi sono stati più forti delle attese.

La pausa offre pochi benefici immediati a famiglie e imprese: il mercato continua a considerare possibili ulteriori rialzi, con effetti sui costi di carte di credito e nuovi prestiti auto. Anche i mutui restano condizionati dai rendimenti obbligazionari a lungo termine e dalle aspettative sui tassi futuri.

La Fed dovrà quindi bilanciare due rischi: stringere troppo la politica monetaria e frenare l’economia, oppure aspettare troppo e lasciare che le pressioni sui prezzi si estendano. La decisione di mercoledì rinvia il verdetto, ma non chiude la porta a un nuovo aumento.

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