La Lazio guarda tutti dall'alto, ma Rino Gattuso non vuole sentir parlare di sogni o traguardi. Dopo la sfida contro il Monza, l'allenatore biancoceleste predica prudenza, richiama la squadra per un secondo tempo che non gli è piaciuto e si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa sul modo in cui è stata raccontata la sua carriera in panchina.
«Non ho lasciato tragedie, eppure sembro uno scappato di casa. Sembra che abbia sempre fallito», ha detto Gattuso, tornando sulle critiche ricevute nel corso degli anni.
Secondo il tecnico, parte di questa percezione deriva dall'immagine costruita durante la sua carriera da calciatore, quando grinta e temperamento erano diventati il suo marchio di fabbrica. «Pago la personalità che avevo da giocatore, ero sempre grintoso e indiavolato. Ma tutte le esperienze che ho fatto da allenatore sono state positive e mi hanno lasciato tanto».
Gattuso rivendica anche un'evoluzione personale e professionale: negli ultimi anni, spiega, ha lavorato per cambiare alcuni aspetti del proprio modo di allenare.
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La Lazio intanto continua a sorprendere ed è arrivata in testa alla classifica. Una posizione che Gattuso preferisce però non trasformare in un'ossessione.
«Noi non c'entriamo niente», ha scherzato il tecnico parlando del primato. Il messaggio alla squadra è quello di continuare a lavorare senza modificare approccio e ambizioni sulla base della classifica.
«Non ci dobbiamo pensare al primo posto, non guardiamo la classifica, ci gira la testa», ha spiegato. L'obiettivo, almeno per il momento, resta quello di allenarsi bene, recuperare i giocatori e affrontare una partita alla volta.
La vittoria contro il Monza, del resto, non ha soddisfatto completamente Gattuso. Dopo un ottimo primo tempo, la Lazio ha abbassato il ritmo nella ripresa, lasciando troppo spazio agli avversari.
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Il tecnico si è presentato in ritardo davanti alle televisioni proprio perché ha voluto parlare con la squadra dopo la partita.
«Ho aspettato tutti e ho parlato», ha raccontato. Il tema principale è stato il secondo tempo: Gattuso non vuole vedere una Lazio che prova semplicemente a controllare il risultato.
«Siamo una squadra che non può gestire, non siamo capaci. Dobbiamo andare sempre a mille all'ora», ha spiegato.
Il tecnico ha individuato diversi problemi tattici, dalla posizione troppo bassa di Belahyane alle difficoltà del reparto difensivo. Ma soprattutto non ha gradito l'atteggiamento generale: «Stavamo bivaccando aspettando solo che la partita finisse. Non ce lo possiamo permettere».
Una situazione che gli ha ricordato quanto già accaduto contro il Milan. Questa volta la Lazio è riuscita a portare a casa il risultato, ma Gattuso ha riconosciuto che il Monza avrebbe meritato il pareggio.
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Tra le note positive c'è proprio Belahyane, protagonista di un ottimo primo tempo. Gattuso ne ha sottolineato soprattutto intelligenza tattica e capacità di leggere il gioco.
Il tecnico gli chiede però un ulteriore passo avanti, in particolare nella costruzione offensiva. Secondo Gattuso, il centrocampista tende ancora a privilegiare troppo spesso la giocata sicura quando potrebbe cercare maggiormente la verticalizzazione.
«Può diventare un giocatore completo», è la convinzione dell'allenatore, che attende di recuperare l'intera rosa per avere più soluzioni a disposizione.
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Gattuso ha parlato anche dell'abbraccio con Andrea Pinamonti, rimasto fuori dalle scelte iniziali a favore di Noslin.
Nessun caso, secondo il tecnico. Al contrario, l'allenatore considera comprensibile la delusione dell'attaccante: «È giusto che Pinamonti sia incazzato con me o con se stesso».
Gattuso ha spiegato di essere dispiaciuto quando deve lasciare fuori un giocatore, ma ha anche elogiato la prestazione di Noslin. Allo stesso tempo continua ad avere fiducia in Pinamonti, definito un ragazzo intelligente e un attaccante abituato ad andare spesso in doppia cifra: «Arriverà il suo momento».
All'orizzonte c'è ora la trasferta contro la Juventus, un esame importante per misurare ulteriormente le ambizioni della Lazio. Gattuso non si sbilancia: riconosce la forza dei bianconeri e il valore del loro allenatore, rimandando ogni valutazione alle condizioni con cui la sua squadra arriverà all'appuntamento.
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