Mattarella sull’intelligenza artificiale: «Gli Stati recuperino l’autorità perduta rispetto ai giganti privati»

di

Mario Tosetti

Sergio Mattarella interviene sui rischi dell’intelligenza artificiale e chiede agli Stati di recuperare autorità di fronte al potere dei grandi soggetti tecnologici privati. «Il futuro sia nelle mani delle nuove generazioni, non delle macchine»

Mattarella sull’intelligenza artificiale: «Gli Stati recuperino l’autorità perduta rispetto ai giganti privati»

L’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie, ma il suo sviluppo non può procedere senza regole né lasciare agli interessi delle grandi aziende tecnologiche la possibilità di determinare autonomamente il futuro della società.

È il nuovo, netto richiamo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenuto oggi al Quirinale durante l’incontro con una delegazione della World Jurist Association e della World Law Foundation.

Al centro delle parole del capo dello Stato c'è soprattutto una questione: chi deve governare lo sviluppo dell'intelligenza artificiale?

Per Mattarella la risposta non può essere affidata esclusivamente alle aziende che possiedono tecnologie, infrastrutture e capitali. Gli Stati e le istituzioni internazionali devono recuperare la capacità di fissare limiti e regole a tutela dei cittadini.

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È questo il passaggio politicamente più forte dell'intervento.

Mattarella ha sottolineato come lo sviluppo delle tecnologie digitali e dell'intelligenza artificiale apra «opportunità straordinarie», ma richieda allo stesso tempo che l'innovazione resti ancorata alla dignità della persona, alla libertà e ai diritti fondamentali.

Da qui il richiamo alla responsabilità degli Stati e degli organismi internazionali e alla necessità di recuperare l'autorità perduta nei confronti di soggetti privati caratterizzati da una «smisurata potenza finanziaria e tecnologica».

Non si tratta quindi di una posizione contraria allo sviluppo dell'AI. Il punto indicato dal presidente della Repubblica è un altro: l'innovazione deve essere governata, perché la capacità tecnologica non può trasformarsi automaticamente in un potere privo di controllo pubblico.

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Dietro le parole del presidente c'è uno dei grandi interrogativi aperti dall'esplosione dell'intelligenza artificiale generativa.

Lo sviluppo dei modelli più avanzati richiede enormi quantità di dati, capacità di calcolo, infrastrutture e investimenti. Questo concentra una parte rilevante della ricerca e dello sviluppo nelle mani di un numero limitato di grandi gruppi privati.

Mattarella mette quindi al centro un problema che non è soltanto tecnologico, ma anche democratico e istituzionale: il rapporto tra il potere delle aziende che sviluppano l'AI e quello degli Stati chiamati a tutelare l'interesse generale.

Secondo il capo dello Stato, la capacità economica e tecnologica dei soggetti privati non può tradursi nella possibilità di operare «al di fuori di ogni regola e di finalità di interesse generale».

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Mattarella ha poi affidato la conclusione del suo ragionamento a un'immagine particolarmente efficace.

La speranza, ha detto, è che gli Stati sentano la responsabilità e il dovere di «consegnare il futuro nelle mani delle nuove generazioni», evitando che siano invece le macchine a sottrarglielo.

È un passaggio che sposta il dibattito dalla semplice regolamentazione tecnologica a una questione più ampia: quale ruolo debba continuare ad avere l'essere umano in una società nella quale gli algoritmi sono destinati a incidere sempre più sul lavoro, sull'informazione, sull'economia e sui processi decisionali.

Per il presidente della Repubblica, la tecnologia deve quindi rimanere uno strumento al servizio dell'uomo e non trasformarsi in un soggetto al quale delegare scelte fondamentali.

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Quello pronunciato oggi non è un intervento isolato.

Soltanto ieri, nel messaggio inviato a Papa Leone XIV in occasione del suo 71esimo compleanno, Mattarella aveva già affrontato il tema delle nuove tecnologie.

In quell'occasione aveva osservato che queste ultime aprono possibilità fino a pochi anni fa impensabili, ma possono anche mettere a rischio la centralità dell'essere umano e ampliare le disuguaglianze sociali ed economiche esistenti.

Due interventi in due giorni che mostrano quanto il tema sia ormai entrato stabilmente nell'agenda del Quirinale.

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Il messaggio di Mattarella non è dunque quello di bloccare l'intelligenza artificiale.

Il presidente riconosce esplicitamente le possibilità offerte dall'innovazione. Ma pone una condizione: il progresso tecnologico deve restare compatibile con i principi costituzionali e con la tutela della persona.

È una posizione già espressa in precedenti interventi del capo dello Stato. Parlando dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella Pubblica amministrazione, Mattarella aveva ricordato che l'AI deve essere considerata un ausilio tecnico e che la decisione finale deve restare nelle mani di un essere umano. Aveva inoltre sottolineato un principio destinato a diventare sempre più centrale nel dibattito: non esiste un'etica autonoma delle macchine, ma esiste la responsabilità di chi le governa.

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L'intervento del Quirinale arriva mentre il confronto internazionale sulla regolamentazione dell'intelligenza artificiale si fa sempre più acceso.

Proprio in questi giorni anche il governo italiano ha ribadito la necessità di arrivare a regole condivise. Giorgia Meloni ha parlato della necessità di standard globali vincolanti capaci di proteggere la verità, il lavoro e la centralità dell'essere umano.

Il nodo è soprattutto internazionale. Una tecnologia sviluppata e distribuita su scala globale difficilmente può essere governata attraverso normative esclusivamente nazionali.

È per questa ragione che Mattarella chiama in causa non soltanto i singoli governi, ma anche gli organismi internazionali, ai quali attribuisce una responsabilità diretta nella costruzione di un quadro di regole capace di tenere insieme innovazione, competitività e diritti.

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Il filo conduttore delle parole pronunciate dal presidente della Repubblica nelle ultime 48 ore è dunque la centralità dell'essere umano.

L'intelligenza artificiale può trasformare profondamente il lavoro, la produzione, la conoscenza e i servizi pubblici. Ma proprio la dimensione di questa trasformazione rende, secondo Mattarella, ancora più urgente stabilire chi ne definisce gli obiettivi e i limiti.

La questione non è scegliere tra innovazione e regolamentazione. È impedire che l'innovazione diventi un processo governato esclusivamente dalla capacità economica e tecnologica di pochi soggetti privati.

Ed è qui che arriva il monito più politico del capo dello Stato: gli Stati devono recuperare il terreno perduto.

Perché il futuro dell'intelligenza artificiale, nella visione indicata da Mattarella, non può essere deciso soltanto da chi possiede gli algoritmi, i dati e le infrastrutture. Deve restare una responsabilità delle istituzioni democratiche e, soprattutto, una scelta compiuta nell'interesse delle persone.

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