Moldova, il sogno europeo tra le minacce della Russia e un Paese diviso: a che punto sono i negoziati con l'Ue

di

Carlo Longo

La Moldova accelera i negoziati per entrare nell'UE entro il 2030. Le riforme di Maia Sandu, le minacce russe, la Transnistria e le divisioni del Paese

Moldova, il sogno europeo tra le minacce della Russia e un Paese diviso: a che punto sono i negoziati con l'Ue

Chișinău punta all'ingresso nell'Unione entro il 2030 e Bruxelles accelera l'apertura dei capitoli negoziali. Ma le interferenze russe, la questione della Transnistria e le profonde divisioni interne continuano a pesare sul futuro del Paese.

La Moldova guarda all'Europa con una determinazione che negli ultimi anni ha trasformato il suo percorso politico. Il governo della presidente Maia Sandu punta a entrare nell'Unione europea entro il 2030 e, dopo una lunga fase di attesa, i negoziati di adesione hanno cominciato ad avanzare concretamente. Ma il cammino resta complesso: da una parte ci sono le riforme richieste da Bruxelles, dall'altra le pressioni della Russia e le divisioni di una società nella quale la scelta europea continua a essere oggetto di un confronto politico profondo.

La prossima settimana potrebbe arrivare un nuovo passo avanti. Il presidente del Consiglio europeo António Costa ha annunciato l'intenzione di aprire altri due gruppi negoziali, mentre l'obiettivo condiviso è avviare tutti quelli rimanenti entro la fine del 2026.

È una prospettiva che segna un'accelerazione rispetto agli anni precedenti, ma che non equivale ancora a una data certa per l'adesione. Per entrare nell'Unione, Chișinău dovrà dimostrare di aver adeguato il proprio ordinamento agli standard europei, soprattutto in materia di giustizia, lotta alla corruzione, economia e funzionamento delle istituzioni democratiche.

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La Moldova ha presentato la domanda di adesione all'Unione europea il 3 marzo 2022, pochi giorni dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Nel giugno dello stesso anno ha ottenuto lo status di Paese candidato, mentre i negoziati sono stati formalmente avviati nel 2024.

Il percorso è entrato nella fase operativa soltanto nel 2026.

Il 15 giugno Bruxelles e Chișinău hanno aperto il primo gruppo negoziale, dedicato ai principi fondamentali dell'adesione. Comprende questioni decisive come l'indipendenza della magistratura, lo Stato di diritto, il funzionamento della pubblica amministrazione e la tutela dei diritti.

Il 14 luglio è stato aperto il sesto gruppo, relativo alle relazioni esterne e alla politica estera, di sicurezza e difesa.

L'8 ottobre Costa, dopo un colloquio con Maia Sandu, ha annunciato la volontà di procedere nella settimana del 12 ottobre con altri due gruppi: mercato interno e competitività e crescita inclusiva.

La Moldova ha già ricevuto l'invito ufficiale a presentare le proprie posizioni negoziali su questi settori. Il passaggio prepara l'apertura formale, che richiede comunque il consenso degli Stati membri.

Resterebbero poi da avviare i gruppi dedicati all'agenda verde, alla connettività sostenibile, all'agricoltura, alle risorse e alla coesione.

Il governo moldavo punta a concludere i negoziati entro il 2028, per rendere possibile l'adesione entro il 2030. Sono obiettivi politici, non scadenze vincolanti per Bruxelles.

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Uno dei principali ostacoli al processo di adesione della Moldova non riguarda direttamente Chișinău, ma il suo legame politico con l'Ucraina.

Bruxelles ha scelto di accompagnare i due Paesi lungo percorsi negoziali paralleli, anche per il significato geopolitico assunto dall'allargamento dopo l'invasione russa del 2022.

Questa impostazione ha però prodotto un effetto collaterale: il veto dell'Ungheria di Viktor Orbán contro l'avanzamento della candidatura ucraina ha rallentato anche la Moldova.

Il cambio di governo a Budapest, avvenuto nella primavera del 2026 con l'arrivo di Péter Magyar, ha favorito una ripresa del dialogo con Kiev, in particolare sulla tutela della minoranza ungherese presente in Ucraina.

La situazione resta comunque delicata, perché ogni passaggio fondamentale dell'allargamento richiede l'accordo unanime dei Ventisette.

Per Chișinău, il rischio è continuare a subire rallentamenti legati a controversie che non dipendono dalle proprie riforme.

All'interno dell'Unione si discute per questo della possibilità di consentire alla Moldova di avanzare secondo i risultati effettivamente raggiunti, senza subordinare ogni decisione ai progressi dell'Ucraina.

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Il percorso europeo della Moldova si sviluppa in un contesto di sicurezza particolarmente fragile.

Il Paese confina con l'Ucraina e, dall'inizio dell'invasione russa, ha dovuto affrontare conseguenze economiche, energetiche e militari del conflitto.

Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le segnalazioni di droni e missili che hanno attraversato lo spazio aereo moldavo.

Il 9 ottobre il presidente del Parlamento Igor Grosu ha riferito che, dall'inizio della guerra nel febbraio 2022, sarebbero state registrate 88 violazioni dello spazio aereo da parte di velivoli e ordigni ritenuti di provenienza russa.

Il governo ha annunciato l'intenzione di modificare la legislazione nazionale per consentire la produzione di equipaggiamenti destinati alla difesa, compresi sistemi a duplice uso come i droni.

La presidente Sandu ha riconosciuto la vulnerabilità del Paese e la necessità di rafforzarne le capacità di protezione.

La Russia respinge le accuse occidentali relative alle operazioni ostili e alle interferenze, mentre le autorità moldave continuano a denunciare tentativi di destabilizzazione attraverso disinformazione, pressioni economiche e sostegno a reti politiche filorusse.

Il 5 ottobre l'Alta rappresentante europea Kaja Kallas ha condannato le violazioni dello spazio aereo moldavo, inserendole nel quadro più ampio delle minacce ibride attribuite a Mosca.

Per Chișinău, l'integrazione europea non rappresenta dunque soltanto un obiettivo economico, ma anche uno strumento per rafforzare le proprie istituzioni e ridurre la vulnerabilità alle pressioni esterne.

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C'è poi una questione che accompagna la Moldova fin dalla sua indipendenza: la Transnistria.

Si tratta di una regione separatista situata lungo il confine orientale del Paese, che si è sottratta al controllo delle autorità centrali dopo il conflitto dei primi anni Novanta.

La Transnistria non è riconosciuta internazionalmente come Stato indipendente e viene considerata parte del territorio moldavo. Sul posto, tuttavia, continuano a essere presenti forze russe.

La regione costituisce uno dei principali fattori di tensione nei rapporti tra Chișinău e Mosca.

Il problema riguarda sia la sicurezza sia l'integrazione economica e amministrativa. L'eventuale ingresso della Moldova nell'Unione europea solleva infatti interrogativi su come applicare le norme comunitarie a un territorio che il governo centrale non controlla pienamente.

Bruxelles ha cercato di rassicurare Chișinău.

Il 5 ottobre Kaja Kallas ha dichiarato che la Transnistria non diventerà un ostacolo al percorso europeo della Moldova, pur riconoscendo la fragilità della situazione regionale e la necessità di proseguire gli sforzi per la reintegrazione socioeconomica.

La questione rimane però irrisolta. Il ritiro delle forze russe, il controllo delle infrastrutture e la gestione delle scorte di armamenti presenti nella regione richiedono soluzioni politiche e diplomatiche che, al momento, non sono state raggiunte.

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Il sostegno all'integrazione europea è cresciuto negli ultimi anni, ma non è uniforme.

Lo ha dimostrato il referendum costituzionale dell'ottobre 2024, con il quale gli elettori sono stati chiamati a pronunciarsi sull'inserimento dell'obiettivo europeo nella Costituzione.

Il sì ha vinto con appena il 50,35% dei voti.

Un risultato sufficiente per confermare la direzione europea, ma anche indicativo di una società profondamente divisa.

Determinante è stato il contributo dei cittadini moldavi residenti all'estero, tra i quali il sostegno all'Unione europea è risultato particolarmente elevato.

In alcune aree del Paese, invece, prevalgono orientamenti differenti.

È il caso della Gagauzia, regione autonoma nel sud della Moldova, dove il no al referendum europeo ha sfiorato il 95%.

Le divisioni rispecchiano differenze storiche, linguistiche, economiche e culturali, oltre al peso dei rapporti con la Russia.

Una parte della popolazione considera l'ingresso nell'Unione un'opportunità di sviluppo, libertà di movimento e modernizzazione delle istituzioni. Altri temono le conseguenze economiche delle riforme, la perdita dei legami tradizionali con Mosca o un maggiore coinvolgimento nelle tensioni geopolitiche della regione.

Il governo Sandu deve quindi affrontare una doppia sfida: convincere Bruxelles della solidità delle riforme e mantenere il consenso interno necessario per sostenerle.

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Le divisioni politiche si intrecciano con un problema che le istituzioni europee considerano particolarmente serio: le interferenze straniere.

Nel 2025 le autorità moldave hanno denunciato e contrastato reti accusate di finanziare attività politiche filorusse attraverso canali opachi, comprese operazioni con criptovalute.

Le istituzioni europee hanno ripetutamente segnalato il rischio che campagne di disinformazione e pressioni economiche possano influenzare il dibattito pubblico e compromettere la fiducia nelle istituzioni.

La Russia nega di condurre operazioni illegittime per orientare le scelte politiche moldave.

Il problema, tuttavia, non si esaurisce nel confronto tra Mosca e Bruxelles.

Le organizzazioni della società civile richiamano l'attenzione anche sulle difficoltà interne del sistema informativo: concentrazione della proprietà dei mezzi di comunicazione, pressioni sui giornalisti e fragilità economica delle testate indipendenti.

La difesa del percorso europeo passa quindi anche dalla capacità di garantire un'informazione pluralista, indipendente e accessibile a una popolazione che continua a confrontarsi su scelte fondamentali per il proprio futuro.

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Sul piano tecnico, la Moldova viene considerata uno dei candidati più dinamici nel processo di allargamento.

La Commissione europea ha riconosciuto i progressi compiuti nella riforma del settore energetico, nell'allineamento alla politica estera dell'Unione e nel rafforzamento delle istituzioni.

Il 5 ottobre Bruxelles ha annunciato un nuovo pagamento di 157 milioni di euro nell'ambito del piano europeo di crescita, dopo il completamento di 18 riforme concordate.

È un sostegno finanziario importante per un'economia ancora fragile, che deve fare i conti con bassi salari, emigrazione e difficoltà delle imprese nel reperire personale qualificato.

I progressi, però, non cancellano le criticità.

La riforma della magistratura resta incompleta e l'Unione chiede risultati concreti nella lotta alla corruzione, nella trasparenza amministrativa e nell'efficienza dei procedimenti giudiziari.

Anche la modernizzazione economica richiederà investimenti significativi, soprattutto per adeguare infrastrutture, imprese e pubblica amministrazione agli standard europei.

Aprire i capitoli negoziali è quindi soltanto la prima parte del percorso. La fase più impegnativa sarà dimostrare che le norme adottate vengono effettivamente applicate.

Link to La Moldova entrerà davvero nell'Unione europea entro il 2030?La Moldova entrerà davvero nell'Unione europea entro il 2030?

La data del 2030 è diventata il principale obiettivo politico della presidente Sandu e del governo moldavo.

Bruxelles sostiene apertamente la prospettiva europea del Paese, ma non ha assunto un impegno formale a concludere l'adesione entro quell'anno.

L'ingresso richiederà la chiusura dei negoziati, la verifica delle riforme, il consenso unanime degli Stati membri e la ratifica del trattato di adesione secondo le procedure previste.

L'apertura dei gruppi negoziali attesa nelle prossime settimane rappresenta dunque un segnale incoraggiante, non una garanzia sul risultato finale.

La Moldova ha dimostrato di voler accelerare, anche per sottrarsi a una condizione di vulnerabilità che la guerra in Ucraina ha reso ancora più evidente.

L'Unione europea, dal canto suo, deve decidere quanto rapidamente sia disposta ad accompagnare questo processo, senza rinunciare ai requisiti democratici e istituzionali richiesti a ogni Paese candidato.

Il futuro di Chișinău si gioca proprio su questo equilibrio.

Da una parte il desiderio di appartenere stabilmente all'Europa, dall'altra le pressioni di Mosca, il problema irrisolto della Transnistria e una popolazione che continua a interrogarsi sul proprio orientamento geopolitico.

I negoziati avanzano, ma la sfida più difficile per la Moldova non sarà soltanto ottenere il via libera di Bruxelles. Sarà costruire, intorno alla scelta europea, una stabilità politica e sociale capace di resistere alle tensioni che attraversano il Paese.

 

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