Gli Stati Uniti hanno inviato agli alleati della Nato un questionario destinato a valutare il loro grado di allineamento alle politiche del presidente Donald Trump, prima della revisione delle risorse militari americane destinate alla difesa dell'Alleanza. Lo riferisce Bloomberg, che ha visionato il documento.Le domande riguardano non solo gli investimenti nella difesa, ma anche le scelte politiche e militari dei singoli Paesi. Washington vuole sapere se gli alleati rispettano gli obiettivi di spesa fissati da Trump, se acquistano armamenti prodotti dalle aziende statunitensi, se consentono alle forze americane di utilizzare le proprie basi e se abbiano espresso pubblicamente critiche o opposizioni alle politiche della Casa Bianca.
Particolare attenzione è riservata alle operazioni militari americane in Medio Oriente, condotte anche senza il sostegno della Nato. Il questionario prende in considerazione, tra gli altri casi, la posizione della Spagna, che ha vietato agli Stati Uniti l'utilizzo delle proprie basi per operazioni contro l'Iran. Il documento arriva mentre Washington valuta una riduzione della propria presenza militare in Europa. Trump ha già annunciato il ritiro di circa 5mila militari dalla Germania, alimentando le preoccupazioni degli alleati sul futuro dell'impegno americano nella sicurezza europea. La revisione introduce così una dimensione politica inedita nei rapporti all'interno dell'Alleanza: non soltanto quanto gli alleati spendano per la difesa, ma quanto siano disposti ad allinearsi alle scelte strategiche dell'amministrazione Trump.
Il segretario generale della Nato Mark Rutte aveva definito «saggia» l'ipotesi di una revisione periodica degli impegni degli Stati membri. I Paesi alleati dovrebbero discutere la questione con Washington a Bruxelles alla fine di agosto.Il questionario rischia tuttavia di alimentare ulteriormente le tensioni all'interno dell'Alleanza, in un momento in cui la fiducia degli europei nell'affidabilità dell'impegno americano appare già sotto pressione. Il nodo non riguarda più soltanto la quantità di risorse messe a disposizione dagli Stati Uniti, ma il futuro stesso del rapporto transatlantico e del modello di sicurezza costruito dopo la Seconda guerra mondiale.
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