Pensioni e nuove generazioni, al Senato il confronto sul futuro del welfare italiano

di

Carlo Longo

Dalla crisi demografica all'intelligenza artificiale, istituzioni, imprese ed esperti si confrontano sulla sostenibilità del sistema pensionistico e sul ruolo della previdenza complementare

Pensioni e nuove generazioni, al Senato il confronto sul futuro del welfare italiano

Il futuro delle pensioni italiane si decide molto prima dell'età del pensionamento. Dipende dalle condizioni di accesso al lavoro, dalla continuità delle carriere, dalla capacità di risparmio e dagli equilibri demografici di un Paese che invecchia mentre si riduce la popolazione attiva. Una trasformazione che impone di ripensare il sistema previdenziale, interrogandosi su come garantirne la sostenibilità senza compromettere la sicurezza economica delle nuove generazioni.

È questo il tema al centro del convegno “La sfida demografica: ripensare welfare e pensioni sostenibili per le future generazioni”, secondo appuntamento del progetto Welfare del Futuro, ospitato il 29 ottobre nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato della Repubblica. Al centro della giornata, il rapporto La previdenza complementare: lo scenario evolutivo in Italia e nel contesto europeo, elaborato dal Gruppo Tecnico Welfare del Futuro con il supporto tecnico di Deloitte e Mefop.

Il confronto, moderato da Maria Ida Germontani, giurista d'impresa e già senatrice della Repubblica, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, delle imprese e del settore finanziario. Sono intervenuti Dario Damiani, membro della Commissione Bilancio del Senato; Silvana Perfetti, presidente di Deloitte Central Mediterranean; Carlo Comporti, commissario Consob e presidente designato di ESMA; Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione; Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Central Mediterranean; Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria; Filippo Annunziata, professore dell'Università Bocconi; Cesare Damiano, presidente dell'Associazione Lavoro e Welfare e già ministro del Lavoro; Massimo Lapucci, consigliere di Mediobanca e professore alla Luiss; Renato Loiero, consigliere del presidente del Consiglio dei ministri; Mario Pepe, presidente della COVIP; Riccardo Ranalli, presidente di Intesa Sanpaolo Assicurazioni; Giovanni Spalletta, direttore generale del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia e delle Finanze; e Massimo Garavaglia, presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

A delineare la portata della sfida sono innanzitutto i numeri. Secondo le proiezioni richiamate nel rapporto, entro il 2050 la popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni potrebbe ridursi di circa 7,7 milioni di persone, passando da 37,4 a 29,7 milioni. Una contrazione destinata a incidere sul rapporto tra lavoratori e pensionati, in un sistema pubblico nel quale i contributi versati dagli occupati finanziano le prestazioni correnti. La spesa pensionistica pubblica italiana ha inoltre raggiunto nel 2023 il 15,5% del Pil, contro una media europea del 12,3%.

Il senatore Dario Damiani ha richiamato le misure contenute nella manovra finanziaria e l'importanza di sviluppare una maggiore consapevolezza previdenziale fin dalla nascita, senza trasferire sulle generazioni future il peso degli squilibri attuali. Silvana Perfetti ha invece sottolineato l'impatto delle carriere discontinue e delle disuguaglianze nell'accesso alla previdenza complementare, soprattutto per le donne, penalizzate dalla minore partecipazione al mercato del lavoro, dalle responsabilità di cura e dai divari territoriali. Una questione che, secondo Maria Ida Germontani, riflette la progressiva rottura dell'equilibrio intergenerazionale su cui si è storicamente fondato il welfare italiano.

A entrare nel merito delle trasformazioni del sistema previdenziale è stato Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Central Mediterranean, che ha presentato i risultati del rapporto attraverso un'analisi quantitativa e comparativa di undici sistemi pensionistici europei. «L’obiettivo non è individuare un unico modello da replicare, ma capire come possiamo costruire oggi le condizioni per garantire un reddito pensionistico adeguato alle nuove generazioni», ha spiegato Poggi, individuando quattro sfide fondamentali. La prima è quella demografica, con una popolazione in età lavorativa destinata a ridursi di circa otto milioni di persone nei prossimi decenni. La seconda riguarda l'educazione finanziaria e previdenziale, ancora scarsamente diffusa, come dimostra il dato secondo cui soltanto il 13% degli insegnanti dedica spazio ai temi della previdenza. A queste si aggiungono le trasformazioni del lavoro determinate dall'intelligenza artificiale, che richiederanno un aggiornamento continuo delle competenze, e la necessità di rendere più chiaro e coerente il quadro normativo. Nonostante la crescita delle adesioni e delle risorse accumulate nei fondi pensione, il confronto europeo evidenzia margini di miglioramento nella partecipazione dei cittadini e nella destinazione degli investimenti all'economia nazionale. Da qui le quattro direttrici di intervento indicate da Poggi: semplificare l'accesso agli strumenti previdenziali, rafforzare l'educazione finanziaria, promuovere una gestione efficiente e sostenibile dei patrimoni e favorire una maggiore omogeneità delle regole. L’obiettivo è coniugare la tutela dei redditi futuri con la capacità del risparmio previdenziale di contribuire alla crescita economica del Paese.

Sul ruolo strategico della previdenza complementare è intervenuto anche Giovanni Maggi, presidente di Assofondipensione, che ha richiamato la necessità di rafforzare il confronto con la politica, aumentare le adesioni e ripensare la composizione degli investimenti, ancora fortemente orientati verso i titoli di Stato. Una prospettiva condivisa da Carlo Comporti, commissario Consob e presidente designato di ESMA, che ha sottolineato l'importanza di sviluppare i meccanismi di capitalizzazione e il ruolo degli investitori istituzionali, anche per sostenere la crescita dei mercati finanziari italiani ed europei. Fondamentale, in questo percorso, rendere gli strumenti previdenziali più semplici e accessibili ai cittadini.

Il dibattito ha evidenziato anche la necessità di intervenire sulle fragilità del mercato del lavoro. Cesare Damiano, presidente dell'Associazione Lavoro e Welfare e già ministro del Lavoro, ha difeso il principio dell'universalità delle tutele, sottolineando come la previdenza complementare debba integrare, senza sostituire, quella pubblica. «Paghe basse, contributi bassi, pensioni basse», ha osservato, richiamando il legame tra precarietà occupazionale e insufficienza dei redditi pensionistici. Una posizione che trova un punto di contatto con quella di Maria Anghileri, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, secondo cui «la vera tutela previdenziale per noi giovani è il lavoro».

Alle trasformazioni dell'occupazione si aggiungono quelle introdotte dall'intelligenza artificiale. Massimo Lapucci, consigliere di Mediobanca, professore alla Luiss e International Fellow della Yale University, ha messo in guardia dal rischio che l'automazione delle mansioni tradizionalmente affidate ai lavoratori più giovani riduca le opportunità di ingresso e formazione professionale. «Quale classe dirigente si formerà se non assumiamo più persone da formare?», si è chiesto, sottolineando la necessità di una regolamentazione pubblica capace di accompagnare l'innovazione senza sacrificare le competenze e il benessere dei lavoratori.

Sul rapporto tra risparmio e previdenza è intervenuto Riccardo Ranalli, presidente di Intesa Sanpaolo Assicurazioni, che ha evidenziato come inflazione, salari bassi e frammentazione delle carriere riducano la capacità contributiva dei cittadini. Da qui l'importanza di sviluppare una cultura previdenziale fin dall'inizio della vita lavorativa, valorizzando strumenti come la rendita vitalizia e il risparmio previdenziale familiare. Renato Loiero, consigliere del presidente del Consiglio dei ministri, ha invece richiamato la necessità di affrontare la crisi demografica attraverso riforme strutturali, osservando come la questione decisiva non sia soltanto quanti cittadini vivranno in Italia nei prossimi decenni, ma quanti saranno effettivamente occupati. Centrali, in questa prospettiva, il sostegno al lavoro giovanile e femminile e il rafforzamento dei servizi per le famiglie.

A chiudere il confronto è stato Massimo Garavaglia, presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, che ha invitato a spostare l'attenzione dall'età pensionabile all'adeguatezza dei redditi futuri. «La domanda importante da farsi non è quando vai in pensione, ma quanto prendi di pensione», ha osservato, sottolineando la necessità di raggiungere una platea più ampia attraverso messaggi semplici e un'educazione finanziaria affidata a professionisti qualificati. Anche versamenti contenuti, se effettuati con continuità fin dai primi anni di attività, possono contribuire alla costruzione di una posizione previdenziale più solida.

Il confronto ha restituito una sfida che supera i confini della politica pensionistica e investe il modello economico e sociale del Paese. Rafforzare la previdenza complementare significa non soltanto ampliare gli strumenti di risparmio, ma creare le condizioni perché le nuove generazioni possano effettivamente accedervi. Perché il problema non è soltanto quanto costeranno le pensioni di domani, ma quali opportunità di lavoro, reddito e sicurezza economica saremo stati capaci di costruire oggi.

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