A poche settimane dal suo insediamento sulla panchina della Nazionale italiana, Andrea Pirlo si ritrova al centro di una controversia che nulla ha a che vedere con il calcio giocato. L'ex campione del mondo è finito nel mirino per aver preso parte a un evento organizzato a Mosca dalla società di scommesse Fonbet, marchio con cui collabora da tempo come testimonial.
La presenza dell'allenatore nella capitale russa ha immediatamente suscitato reazioni in Italia e all'estero, riaprendo il dibattito sul ruolo degli sportivi occidentali nei rapporti con la Russia mentre il conflitto in Ucraina continua.
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Le critiche più pesanti sono arrivate dall'Ucraina. Lo skeletonista Vladyslav Heraskevych ha accusato Pirlo di aver scelto di partecipare a un'iniziativa promozionale mentre la guerra è ancora in corso, definendo la decisione un grave errore sul piano etico.
Alle contestazioni provenienti dal mondo sportivo si sono aggiunte quelle di diversi esponenti politici e osservatori internazionali, secondo cui una figura oggi così rappresentativa del calcio italiano avrebbe dovuto evitare qualsiasi iniziativa pubblica in territorio russo.
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Alla base della vicenda c'è il rapporto commerciale tra Pirlo e Fonbet, una delle principali piattaforme di scommesse presenti sul mercato russo. L'evento di Mosca rientrava negli impegni previsti dal contratto di sponsorizzazione sottoscritto dall'ex centrocampista già da tempo.
Proprio la recente nomina a commissario tecnico della Nazionale ha però cambiato la percezione pubblica della collaborazione, facendo nascere interrogativi sull'opportunità di mantenere accordi commerciali con aziende russe in un contesto internazionale ancora segnato dalle sanzioni occidentali.
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Pirlo ha respinto ogni interpretazione politica del viaggio, chiarendo che la sua presenza a Mosca era legata esclusivamente agli obblighi contrattuali con lo sponsor.
L'ex calciatore ha ribadito di non aver preso posizione sul conflitto e di aver semplicemente partecipato a un'iniziativa dedicata ai tifosi e agli appassionati di calcio, senza alcun intento politico o diplomatico.
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Il caso arriva in un momento particolarmente delicato per la Federazione italiana, impegnata nel nuovo corso tecnico affidato proprio a Pirlo.
La questione divide opinione pubblica e mondo dello sport: da un lato chi ritiene che un contratto commerciale non debba essere trasformato in una presa di posizione politica, dall'altro chi considera incompatibile il ruolo di commissario tecnico della Nazionale con rapporti promozionali in un Paese ancora al centro delle sanzioni internazionali. Una polemica destinata a proseguire ben oltre il campo da gioco.
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