Schlein sfida Meloni: «Siamo pronti al voto, prima è meglio è». Il Pd accelera sul centrosinistra

di

Mario Tosetti

Elly Schlein chiude la Festa dell’Unità e lancia la sfida a Giorgia Meloni: «Siamo pronti al voto in qualsiasi momento, prima è meglio è». Il Pd rivendica la guida della coalizione e accelera su programma e alleanze.

Schlein sfida Meloni: «Siamo pronti al voto, prima è meglio è». Il Pd accelera sul centrosinistra

La segretaria rivendica il lavoro fatto per ricucire le distanze tra le opposizioni e indica il Pd come la forza attorno alla quale costruire una coalizione in grado di contendere Palazzo Chigi al centrodestra.

Il messaggio è rivolto certamente a Meloni, ma anche agli alleati.

Il centrosinistra deve arrivare alle elezioni con un progetto comune e il Partito Democratico, nella visione di Schlein, non intende rinunciare alla propria centralità.

È un passaggio particolarmente significativo perché la costruzione dell'alternativa resta uno dei principali problemi dello schieramento progressista: Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno progressivamente avvicinato le proprie posizioni su diversi dossier, ma restano differenze importanti sulla politica estera e su alcuni punti del futuro programma di governo.

Schlein chiede ora di accelerare proprio sul programma comune.

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La parte più dura dell'intervento è rivolta alla presidente del Consiglio.

Secondo Schlein, il governo starebbe concentrando l'attenzione sulla riforma della legge elettorale non per migliorare il sistema di voto, ma perché il centrodestra avrebbe cominciato a temere una sconfitta.

La segretaria dem promette quindi opposizione dura contro eventuali interventi che, nella lettura del Pd, possano alterare le condizioni della competizione elettorale: sulla legge elettorale, ha assicurato, «faremo muro».

È una battaglia che arriva dopo mesi particolarmente turbolenti.

A luglio proprio la riforma elettorale aveva provocato una forte tensione nella maggioranza, quando il governo era stato battuto alla Camera sull'emendamento relativo alle preferenze. Il testo era stato poi approvato da Montecitorio con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astensioni, passando all'esame del Senato.

Quella vicenda aveva già alimentato le ipotesi di elezioni anticipate e Schlein aveva assicurato che le opposizioni sarebbero state pronte ad affrontarle.

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La novità, rispetto a qualche mese fa, è che Schlein non parla più soltanto della disponibilità ad andare alle urne.

Il suo discorso prova a definire anche la struttura dell'alternativa.

Il Pd deve essere il perno, le opposizioni devono trasformarsi in coalizione e il lavoro sul programma deve procedere più rapidamente.

È la risposta della segretaria a una delle principali obiezioni rivolte al cosiddetto campo largo: essere riuscito a costruire una convergenza contro il governo senza avere ancora definito completamente una proposta comune per governare.

Schlein rivendica invece il percorso compiuto e sostiene che l'opposizione sia oggi più unita rispetto al passato.

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Resta poi la questione della leadership.

Chi sarà il candidato o la candidata del centrosinistra a Palazzo Chigi?

Schlein non chiude alla possibilità delle primarie, ma rivendica apertamente la forza del proprio partito. Se la coalizione sceglierà quello strumento, sostiene la segretaria, il Pd parte con l'obiettivo di vincerle.

È un messaggio che inevitabilmente riguarda anche Giuseppe Conte.

Il rapporto tra Pd e Movimento 5 Stelle sarà decisivo per capire se il campo progressista riuscirà realmente a presentarsi unito alle prossime politiche. E proprio la scelta della leadership potrebbe diventare uno dei passaggi più delicati.

Schlein evita per ora di imporre una soluzione, ma contemporaneamente chiarisce che il Pd non considera la propria guida della coalizione una questione secondaria.

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C'è poi un altro elemento che rende particolarmente interessante il discorso di Reggio Emilia: l'Ucraina.

Schlein ha confermato che il Partito Democratico continuerà a sostenere Kiev.

La posizione assume un peso ancora maggiore dopo le parole pronunciate nelle ultime ore da Giorgia Meloni, che ha escluso di voler modificare per convenienza elettorale la propria linea di sostegno all'Ucraina.

Su questo terreno, paradossalmente, la distanza tra la premier e la leader del principale partito di opposizione è minore rispetto alle divisioni esistenti all'interno dei rispettivi schieramenti.

Per Schlein il problema sarà trovare una sintesi con tutte le forze di una futura coalizione progressista; per Meloni quello di mantenere compatto un centrodestra nel quale convivono posizioni molto differenti sulla prosecuzione degli aiuti a Kiev.

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La frase politicamente più significativa pronunciata a Reggio Emilia resta però quella sulle elezioni.

Schlein non si limita a dire che il Pd sarebbe pronto nel caso in cui la legislatura dovesse interrompersi. Dice esplicitamente che preferirebbe votare prima.

È una sfida diretta a Palazzo Chigi.

La legislatura, salvo scioglimento anticipato delle Camere, ha ancora davanti a sé il proprio percorso costituzionale. Non c'è quindi, sulla base delle dichiarazioni di Schlein, alcuna convocazione imminente delle elezioni.

La segretaria dem sta facendo un'affermazione politica: se Meloni decidesse di anticipare il voto, il Pd non chiederebbe altro tempo per prepararsi.

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Il passaggio più difficile comincia proprio adesso.

Dire di essere pronti alle urne significa infatti dover trasformare il dialogo tra le opposizioni in un'alleanza elettorale credibile, definendo programma, leadership e confini della coalizione.

Schlein sembra voler imprimere un'accelerazione a questo processo.

Il messaggio uscito dalla Festa dell'Unità è che il Pd non vuole limitarsi ad aspettare l'eventuale logoramento del governo Meloni: vuole presentarsi come alternativa pronta a governare.

E la segretaria prova contemporaneamente a sgombrare il campo dall'idea che il centrosinistra abbia bisogno di molto altro tempo.

 

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