Senatrici in minigonna contro Tajani: la protesta arriva a Palazzo Madama

di

Emilia Morelli

Le senatrici delle opposizioni si presentano in minigonna a Palazzo Madama contro le parole di Antonio Tajani sulle donne. Poi interviene Vannacci: «Io le preferisco senza gonna»

Senatrici in minigonna contro Tajani: la protesta arriva a Palazzo Madama

La risposta, questa volta, non è arrivata con un comunicato.

È arrivata con una fotografia.

Gambe scoperte, gonne corte e undici senatrici schierate nel Transatlantico di Palazzo Madama. Pd, Italia Viva, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Autonomie insieme per trasformare in protesta proprio quel capo d'abbigliamento che da qualche giorno è finito, abbastanza incredibilmente, al centro del dibattito politico italiano.

A organizzare l'iniziativa è stata Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato.

Il bersaglio è Antonio Tajani.

O meglio, le parole pronunciate dal vicepremier e ministro degli Esteri durante “Itaca”, la manifestazione politica organizzata a Formello, quando per spiegare l'affidabilità del centrodestra aveva scelto un paragone matrimoniale destinato a seguirlo per giorni.

Se un figlio gli chiedesse quale donna sposare, aveva raccontato Tajani, lui gli consiglierebbe quella meno appariscente ma più affidabile. Non quella affascinante che ha avuto più fidanzati e potrebbe tradire, ma quella «più seria», destinata a essere una buona madre e con le gonne più lunghe.

Doveva essere una metafora politica.

È diventata una questione nazionale.

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Le senatrici hanno preso quell'immagine e l'hanno semplicemente rovesciata.

Se la lunghezza di una gonna viene utilizzata per raccontare la serietà e l'affidabilità di una donna, allora la gonna corta diventa il modo più immediato per contestare proprio quell'associazione.

Paita ha spiegato l'iniziativa come un «gesto di libertà», rivendicando il diritto delle donne non soltanto a scegliere come vestirsi, ma più in generale a decidere della propria vita senza essere misurate attraverso modelli stabiliti da altri.

La foto scattata a Palazzo Madama è così diventata la prosecuzione fisica di una protesta che era già cominciata sui social.

Nei giorni precedenti diverse donne avevano infatti risposto a Tajani pubblicando immagini in minigonna. Tra loro anche la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, che aveva accompagnato la propria fotografia con una domanda rivolta direttamente al ministro: se indossa una minigonna, allora deve essere considerata una donna poco affidabile?

Il paradosso è che una metafora utilizzata per parlare di politica ha finito per oscurare la politica stessa.

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Vale la pena tornare alle parole originali, perché nella polemica il racconto si è progressivamente ridotto alla questione della gonna.

Il ragionamento di Tajani era più articolato, ma proprio per questo ha suscitato critiche.

Il leader di Forza Italia stava cercando di spiegare perché, a suo giudizio, gli elettori dovrebbero scegliere il centrodestra.

Per farlo ha immaginato il consiglio che darebbe a un figlio davanti a due possibili mogli.

Da una parte una donna affascinante, con diversi fidanzati alle spalle e quindi, nel suo esempio, potenzialmente incline al tradimento.

Dall'altra una ragazza meno appariscente, «più affidabile, più seria», che sarebbe una «buona madre di famiglia» e manterrebbe fede all'impegno matrimoniale.

La seconda, aveva aggiunto Tajani, sarebbe magari «meno carina» e avrebbe «le gonne più lunghe».

Poi la conclusione politica: il centrodestra è come quella donna, affidabile.

Il problema sollevato dalle opposizioni non riguarda quindi soltanto la minigonna.

Riguarda l'idea che dietro quella metafora si possa leggere un'associazione tra aspetto, comportamento sessuale, fedeltà e valore di una donna.

Tajani sostiene che non fosse affatto quella la sua intenzione.

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Con la polemica ormai esplosa, il ministro ha provato a chiuderla.

Da New York, dove si trova per l'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Tajani ha detto di essere dispiaciuto che alcune sue affermazioni siano state fraintese e ha aggiunto: «Mi scuso se delle persone si sono sentite offese».

Ha però respinto l'accusa di avere voluto denigrare le donne.

«Non ho mai pensato di offendere le donne, non l'ho mai fatto in vita mia né nella vita privata né nella vita pubblica», ha spiegato.

Per dimostrare la propria attenzione ai diritti femminili ha ricordato anche la scelta di nominare due donne alla guida delle ambasciate italiane in Iran e Afghanistan, presentandola come un segnale nei confronti di Paesi nei quali i diritti delle donne rappresentano una questione centrale.

Le scuse, però, non hanno chiuso la vicenda.

Anche perché nel frattempo nella discussione è entrato Roberto Vannacci.

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E qui la polemica cambia ancora tono.

Interpellato da Sky Tg24 sulle parole di Tajani e sulla questione della gonna lunga o corta, il leader di Futuro Nazionale ha premesso di voler rispondere con la stessa «leggerezza» della domanda.

Poi ha detto:

«Tra gonna lunga e gonna corta, io preferisco senza gonna».

Una battuta che ha immediatamente provocato nuove reazioni politiche.

Vannacci non ha fatto marcia indietro e ha rivendicato il carattere ironico della risposta.

Ma per le senatrici che poche ore dopo si sono presentate a Palazzo Madama la sua uscita ha finito per aggiungere un secondo bersaglio alla protesta.

Non più soltanto Tajani, dunque.

La fotografia delle parlamentari è diventata una risposta anche alle parole del leader di Futuro Nazionale.

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È soprattutto Raffaella Paita a dare alla protesta un significato che va oltre la battuta del momento.

La senatrice di Italia Viva parla di libertà.

Libertà di scegliere una gonna, certamente, ma anche di sottrarsi all'idea che l'abbigliamento possa diventare la misura della rispettabilità di una donna.

Ed è questo il filo che ha permesso alla protesta di mettere insieme parlamentari appartenenti a partiti diversi.

Pd, Italia Viva, M5S, Avs e Autonomie hanno scelto di condividere la stessa fotografia non per discutere di moda, ma per contestare un linguaggio che considerano espressione di stereotipi ancora radicati.

Da qui anche l'espressione utilizzata da alcune parlamentari: «patriarcato inconsapevole».

Non necessariamente, dunque, la volontà esplicita di discriminare. Piuttosto un modo di parlare nel quale certi schemi vengono utilizzati quasi automaticamente, senza percepirne più il peso.

È la lettura delle senatrici che hanno protestato. Tajani, da parte sua, respinge l'interpretazione e sostiene che le sue intenzioni fossero completamente diverse.

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Ed è forse questo l'aspetto più curioso della vicenda.

Tutto nasce da un esempio pronunciato durante una manifestazione politica.

Tajani stava parlando dell'affidabilità del centrodestra e probabilmente immaginava che il paragone matrimoniale sarebbe rimasto confinato a quei pochi minuti.

È accaduto l'esatto contrario.

La frase è stata recuperata in video, è finita sui social, è diventata un caso politico, ha prodotto meme e fotografie, ha costretto il ministro degli Esteri a scusarsi da New York e oggi ha portato un gruppo di senatrici a presentarsi in gonna a Palazzo Madama.

Nel frattempo Vannacci ha trasformato una polemica già difficile da spegnere in un'altra polemica.

E così, nel giro di pochi giorni, il guardaroba femminile è riuscito a entrare nel dibattito politico nazionale molto più di quanto probabilmente chiunque avesse programmato.

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Sarebbe facile liquidare tutto come una parentesi folcloristica.

Un ministro fa una battuta infelice, le opposizioni rispondono in minigonna, un altro politico rilancia con un'altra battuta e per qualche giorno i social fanno il resto.

Ma se la storia ha avuto una reazione tanto forte è perché la gonna è soltanto il simbolo.

La discussione riguarda qualcosa di più antico: il modo in cui continuiamo a raccontare le donne.

L'idea che quella più appariscente possa essere meno affidabile. Che il numero delle relazioni precedenti dica qualcosa sulla capacità di essere fedele. Che una “buona madre di famiglia” abbia un aspetto riconoscibile. E, alla fine, che persino la lunghezza di un vestito possa diventare una scorciatoia per raccontarne il carattere.

Tajani dice che non voleva sostenere questo.

Le senatrici che oggi hanno mostrato le gambe a Palazzo Madama dicono invece che il problema sta esattamente nel fatto che certe associazioni possano ancora essere utilizzate senza accorgersene.

E allora hanno scelto di rispondere senza fare lunghi discorsi.

Una gonna corta, una fotografia e tutte insieme.

Per una volta, la lunghezza della gonna l'hanno decisa loro.

 

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