Sorelline scomparse a San Cataldo, la verità raccontata agli assistenti sociali: «Era una sfida vista sui social»

di

Mario Tosetti

Risolto il caso delle sorelline di San Cataldo scomparse per 21 ore: Benedetta e Domitilla si erano nascoste volontariamente in un negozio per imitare una challenge vista online. La Procura chiede l’archiviazione dell’indagine per sequestro

Sorelline scomparse a San Cataldo, la verità raccontata agli assistenti sociali: «Era una sfida vista sui social»

Per ventuno ore San Cataldo le ha cercate ovunque.

Carabinieri, vigili del fuoco, Protezione civile, volontari. Il loro volto era rimbalzato sui social, mentre cresceva la paura che a Benedetta e Domitilla Costanza, 12 e 8 anni, potesse essere accaduto qualcosa.

Poi il ritrovamento, sabato pomeriggio. Le due sorelle erano dentro un negozio di abbigliamento a poche decine di metri dalla loro abitazione. Stavano bene.

Ma proprio lì era cominciato un altro mistero.

Come avevano fatto a rimanere per tutta la notte dentro quel locale? Qualcuno le aveva portate lì? La proprietaria sapeva della loro presenza? Perché le bambine non erano uscite? E soprattutto: perché nelle prime ore erano emerse ricostruzioni difficili da mettere insieme?

Tre giorni dopo, la risposta arrivata dagli investigatori è molto più semplice di quanto si fosse immaginato.

Nessuno le aveva rapite. Benedetta e Domitilla si erano nascoste volontariamente per imitare una sfida vista sui social.

Link to Il racconto agli assistenti socialiIl racconto agli assistenti sociali

La svolta arriva dopo che le due bambine vengono collocate in una comunità protetta insieme agli altri quattro fratelli.

È lì che, parlando con gli assistenti sociali, avrebbero finalmente spiegato che cosa era accaduto.

L'idea sarebbe nata da alcuni video guardati online, in particolare su YouTube.

La sfida consiste nel riuscire a entrare in un negozio, un magazzino o un altro luogo senza essere scoperti, nascondersi mentre l'attività chiude, trascorrere lì l'intera notte e uscire soltanto il giorno successivo.

Una specie di prova di abilità trasformata in contenuto da mostrare online.

Una delle due sorelle avrebbe visto ripetutamente video di questo tipo e avrebbe deciso di provare a fare la stessa cosa coinvolgendo l'altra.

Non c'era dunque un adulto dietro la loro scomparsa.

Non c'era qualcuno che le aveva costrette a entrare nel negozio.

E non c'era un sequestratore.

C'erano due bambine che avevano deciso di trasformare per una notte quello che avevano visto su uno schermo in qualcosa da fare davvero.

Link to Entrano mentre il negozio sta chiudendoEntrano mentre il negozio sta chiudendo

Anche la dinamica di quelle ore, adesso, assume un significato diverso.

Secondo la ricostruzione della Procura di Caltanissetta, le sorelle sarebbero entrate consapevolmente e all'insaputa del padre nell'esercizio commerciale di corso Vittorio Emanuele.

Avrebbero approfittato delle operazioni di chiusura per rimanere nascoste all'interno senza farsi vedere.

Poi la saracinesca è scesa.

Ed è cominciata la loro notte nel negozio.

L'obiettivo era esattamente quello previsto dalla challenge: riuscire a restare lì fino al giorno successivo senza essere scoperte.

Fuori, però, stava succedendo qualcosa che probabilmente non avevano previsto.

La loro assenza era diventata una scomparsa.

E una scomparsa di due bambine di 8 e 12 anni mette in moto una macchina completamente diversa.

Link to Ventuno ore di ricercheVentuno ore di ricerche

Benedetta e Domitilla erano sparite venerdì sera.

Il padre, Alessandro Costanza, aveva raccontato di averle viste intorno alle 20 prima di andare a comprare il pane con un altro figlio. Quando era tornato, le due sorelle non erano rientrate a casa.

La denuncia era stata presentata ai carabinieri la mattina successiva.

Da quel momento erano partite le ricerche.

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza erano state acquisite, diverse persone erano state ascoltate e la Prefettura aveva attivato il piano provinciale per la ricerca delle persone scomparse.

Poi, intorno alle 17 del sabato, la scoperta.

Le bambine erano ancora nel negozio.

A pochissima distanza da casa.

Erano trascorse circa 21 ore.

Link to Quel negozio che sembrava nascondere il misteroQuel negozio che sembrava nascondere il mistero

All'inizio proprio il luogo del ritrovamento aveva alimentato i dubbi.

La Procura aveva disposto il sequestro dell'esercizio commerciale e aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando il sequestro di persona.

Il procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, aveva parlato di circostanze «ancora poco chiare» e della necessità di svolgere tutti gli accertamenti utili a verificare eventuali responsabilità.

Era la scelta inevitabile davanti a due minori scomparse e ritrovate dopo quasi un giorno all'interno di un'attività commerciale.

Gli investigatori dovevano soprattutto capire una cosa: le bambine erano entrate lì volontariamente oppure qualcuno le aveva portate dentro?

Adesso quella domanda ha una risposta.

Secondo la Procura, gli accertamenti svolti dai carabinieri hanno permesso di escludere «ogni possibile coinvolgimento di terzi».

Le due sorelle sarebbero entrate da sole.

Link to E i dispositivi confermano il raccontoE i dispositivi confermano il racconto

Il racconto delle bambine non sarebbe rimasto isolato.

Gli investigatori hanno effettuato anche accertamenti tecnici e l'analisi della cronologia dei dispositivi avrebbe fornito riscontri alla versione della challenge.

In particolare, sarebbe emersa la visione ripetuta di contenuti nei quali alcuni creator raccontavano proprio esperienze costruite intorno al tentativo di rimanere nascosti per un'intera notte dentro negozi o altri luoghi senza farsi scoprire.

Un elemento importante perché consente di ricostruire anche da dove sarebbe nata l'idea.

Non un allontanamento improvvisato.

Le bambine volevano riprodurre qualcosa che avevano già visto fare ad altri.

Link to La Procura chiede l'archiviazione per sequestroLa Procura chiede l'archiviazione per sequestro

A questo punto cade anche l'ipotesi più grave.

L'indagine aperta contro ignoti per sequestro di persona è stata conclusa senza che emergessero elementi a sostegno dell'ipotesi di un rapimento.

La Procura di Caltanissetta ha quindi depositato la richiesta di archiviazione.

Una conclusione che cambia radicalmente la lettura dei primi giorni.

Le incongruenze, le testimonianze e quel negozio rimasto chiuso per ore avevano fatto temere che dietro la scomparsa potesse esserci qualcosa di molto più grave.

Gli accertamenti hanno portato altrove.

A una sfida.

Link to Il padre aveva parlato di una «marachella»Il padre aveva parlato di una «marachella»

C'è anche una frase pronunciata dal padre subito dopo il ritrovamento che oggi suona diversamente.

«È stata una marachella», aveva detto Alessandro Costanza chiedendo che i suoi sei figli tornassero a casa con lui.

In quel momento, però, gli investigatori non avevano ancora ricostruito cosa fosse realmente accaduto.

Il padre aveva anche raccontato di essere convinto che le figlie fossero uscite dal negozio prima della chiusura e di aver inizialmente cercato di trovarle senza allarmare immediatamente le forze dell'ordine.

Oggi sappiamo che nel negozio le bambine sarebbero invece rimaste intenzionalmente.

Proprio perché quello era il gioco.

Link to I sei fratelli restano in comunitàI sei fratelli restano in comunità

La conclusione dell'indagine penale sulla scomparsa non risolve però automaticamente l'altra parte della vicenda.

Dopo il ritrovamento, Benedetta e Domitilla erano state portate all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta per gli accertamenti e successivamente dimesse.

La Procura per i minorenni aveva intanto disposto il trasferimento delle due sorelle e degli altri quattro fratelli in una comunità protetta.

La decisione riguarda la tutela dei minori e resta distinta dall'inchiesta sul presunto sequestro.

Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, nel 2023 i genitori erano stati denunciati per presunti maltrattamenti e i figli erano stati temporaneamente affidati a una comunità; nel 2024 i sei minori sarebbero poi tornati a vivere con il padre. Si tratta di una vicenda precedente e non va confusa con la ricostruzione della scomparsa delle due sorelle.

È un confine importante.

Aver accertato che Benedetta e Domitilla non sono state rapite non determina, da solo, quale debba essere la futura sistemazione dei sei fratelli.

Link to Una challenge e due bambineUna challenge e due bambine

Rimane allora l'aspetto forse più difficile da liquidare con la parola «marachella».

Benedetta ha 12 anni. Domitilla appena 8.

Hanno visto qualcuno nascondersi in un negozio per una notte, hanno trovato quell'esperienza abbastanza divertente o avventurosa da volerla riprodurre e sono riuscite a farlo davvero.

Per loro era una sfida.

Fuori da quella saracinesca, nel frattempo, decine di persone le stavano cercando.

Ed è qui che questa storia diventa qualcosa di più del piccolo giallo di provincia che sembrava fino a ieri.

Non perché ogni video visto online produca comportamenti pericolosi e nemmeno perché abbia senso trasformare i social nel colpevole universale ogni volta che accade qualcosa.

Il punto è più semplice.

A otto o dodici anni la distanza tra vedere qualcosa e comprenderne davvero le conseguenze può essere enorme.

In un video tutto finisce quando finisce il video.

Nella vita reale no.

Nella vita reale una saracinesca si chiude, due bambine non tornano a casa e una città comincia a cercarle.

Link to Il mistero che non c'eraIl mistero che non c'era

Per tre giorni abbiamo cercato una spiegazione complicata.

Il negozio sequestrato. Gli interrogatori. Le ricostruzioni che sembravano non coincidere. L'ipotesi di sequestro di persona. Il timore che qualcuno avesse avuto un ruolo nella scomparsa.

Alla fine la spiegazione era molto più vicina al mondo delle due bambine di quanto gli adulti avessero immaginato.

Era dentro uno schermo.

Benedetta e Domitilla volevano provare una sfida che avevano visto fare online: entrare in un negozio, nascondersi, trascorrervi la notte e riuscire a uscire il giorno dopo senza essere scoperte.

Ci sono riuscite.

Soltanto che la loro sfida è durata ventuno ore e, mentre loro cercavano di non farsi trovare, fuori tutti stavano facendo esattamente il contrario.

Le cercavano.

Adesso il fascicolo sul presunto sequestro va verso l'archiviazione e il mistero di San Cataldo può dirsi sostanzialmente chiarito.

Resta però un'immagine difficile da ignorare: due bambine chiuse dietro la saracinesca di un negozio convinte di stare ripetendo un gioco visto su YouTube, mentre fuori un intero paese temeva che fossero scomparse nel nulla.

(Associated Medias) - Tutti i diritti sono riservati

Breaking News