Spagna, bocciato il piano casa di Sánchez: Junts vota con PP e Vox, torna l'ipotesi elezioni

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Corinna Pindaro

Il Parlamento spagnolo boccia i decreti sulla casa del governo Sánchez. Decisivi i voti di Junts con PP e Vox: stop alle misure su sfratti e affitti e nuove ipotesi di elezioni anticipate

Spagna, bocciato il piano casa di Sánchez: Junts vota con PP e Vox, torna l'ipotesi elezioni

La crisi della casa diventa una crisi politica per Pedro Sánchez. Il Parlamento spagnolo ha bocciato i due decreti con cui il governo voleva rafforzare la protezione degli inquilini, limitare gli sfratti delle persone vulnerabili e intervenire sul mercato degli affitti. Ma a pesare sul voto è soprattutto la frattura nella maggioranza parlamentare che finora ha consentito al premier socialista di governare: Junts, il partito indipendentista catalano di Carles Puigdemont, ha votato contro insieme al Partito Popolare e a Vox.

Il primo decreto è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Il secondo con 184 no e 166 sì. Una doppia sconfitta che va ben oltre la politica abitativa e torna ad alimentare in Spagna le ipotesi di elezioni anticipate, mentre Sánchez deve fare i conti con una maggioranza sempre più difficile da ricomporre.

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Il governo aveva cercato di rispondere all'emergenza abitativa con un pacchetto particolarmente incisivo.

Tra le misure c'era la proroga fino al 2030 della protezione dagli sfratti per gli inquilini vulnerabili senza una soluzione abitativa alternativa. Era prevista inoltre l'estensione automatica di alcuni contratti di locazione e un congelamento degli aumenti dei canoni per due anni.

Il pacchetto interveniva anche sugli affitti temporanei e sulle locazioni per singole stanze, due formule cresciute negli ultimi anni e accusate dalle associazioni degli inquilini di essere utilizzate in alcuni casi per aggirare le limitazioni previste per i contratti ordinari.

Con la bocciatura parlamentare queste misure decadono.

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Il voto arriva dopo giorni di mobilitazioni in tutto il Paese.

A trasformare nuovamente la questione abitativa in un caso nazionale è stata soprattutto la vicenda di Maricarmen Abascal, 87 anni, sfrattata dall'abitazione di Madrid nella quale aveva vissuto per oltre settant'anni.

Il suo caso ha provocato proteste e accampamenti, a cominciare da Madrid, riportando nelle piazze una rabbia sociale che in Spagna non si vedeva con questa intensità da anni. Dopo le mobilitazioni, Abascal ha raggiunto un accordo che le consentirà di tornare nella sua abitazione alle precedenti condizioni di affitto.

Ma la protesta non si è fermata.

Centinaia di manifestanti si sono radunati anche davanti al Congresso durante il voto, mentre i movimenti per il diritto alla casa hanno annunciato nuove mobilitazioni.

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Dietro la protesta c'è un problema strutturale.

Negli ultimi dieci anni gli affitti in Spagna sono quasi raddoppiati e per molti giovani il costo di una casa assorbe ormai una parte insostenibile del reddito. Secondo Reuters, il canone medio arriva a sfiorare il 99% dello stipendio medio di un giovane.

A pesare è soprattutto la carenza di abitazioni.

La Banca di Spagna ha stimato che il deficit abitativo potrebbe superare un milione di case entro il 2028, mentre l'aumento della domanda continua a spingere verso l'alto prezzi e affitti nelle grandi città e nelle aree turistiche.

È questo il terreno sul quale Sánchez ha provato a intervenire aumentando le tutele degli inquilini. Ma è anche il punto sul quale si concentra la contestazione dei suoi avversari.

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Il voto decisivo è arrivato da Junts.

Il partito catalano sostiene che aumentare ulteriormente i vincoli sui proprietari avrebbe prodotto l'effetto contrario rispetto a quello desiderato: meno abitazioni disponibili sul mercato degli affitti e, di conseguenza, prezzi ancora più alti.

Junts aveva chiesto al governo di ritirare il provvedimento e presentare un nuovo testo. Non essendo stato raggiunto un accordo, i suoi sette deputati hanno votato contro.

È un passaggio politicamente pesante perché il governo Sánchez dispone soltanto di 147 seggi su 350 e per approvare le proprie leggi deve costruire di volta in volta una maggioranza con le forze che ne hanno consentito l'investitura.

Senza Junts, i numeri diventano estremamente complicati.

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La bocciatura arriva però mentre una parte consistente dell'opinione pubblica chiede interventi più forti sul mercato immobiliare.

Un sondaggio 40dB per El País e Cadena SER pubblicato il 2 ottobre indica che il 67,5% degli intervistati è favorevole a limitare i prezzi degli affitti, anche qualora questo riduca la redditività per i proprietari. L'ampliamento del patrimonio di edilizia sociale raccoglie l'82,4% dei consensi, mentre il 79,7% sostiene incentivi fiscali destinati ai piccoli proprietari.

Solo il 21,7% degli intervistati ritiene invece che il prezzo degli affitti debba essere determinato esclusivamente dal mercato.

Il dato è interessante perché il favore verso alcune forme di intervento pubblico non riguarda soltanto gli elettori della sinistra, ma attraversa, con intensità differenti, anche una parte dell'elettorato di PP e Vox.

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È qui che la sconfitta parlamentare sulla casa assume una dimensione molto più ampia.

Il problema per Sánchez non è soltanto aver perso due decreti. È capire se esista ancora una maggioranza parlamentare in grado di sostenere l'azione del governo fino alla conclusione naturale della legislatura.

La rottura con Junts arriva infatti dopo mesi di rapporti difficili e rende ancora più complicato approvare provvedimenti che richiedano una maggioranza al Congresso.

Sui media spagnoli è così tornata a circolare l'ipotesi di elezioni anticipate, con il 29 novembre indicato come una delle possibili date qualora il premier decidesse di sciogliere le Cortes. Al momento, però, si tratta di uno scenario politico discusso e non di una convocazione elettorale annunciata dal governo.

La distinzione è importante: la bocciatura dei decreti non provoca automaticamente la caduta del governo e Sánchez non è giuridicamente obbligato a convocare elezioni.

Ma rende ancora più evidente la fragilità parlamentare dell'esecutivo.

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Il paradosso è che il tema sul quale Sánchez subisce una delle sconfitte parlamentari più pesanti arriva proprio mentre la pressione sociale sul governo perché intervenga sulla casa continua ad aumentare.

Da una parte ci sono associazioni degli inquilini e manifestanti che considerano insufficienti persino le misure proposte dall'esecutivo. Dall'altra PP, Vox e Junts contestano una regolamentazione che, a loro giudizio, rischierebbe di scoraggiare i proprietari dal mettere gli immobili sul mercato.

In mezzo rimane un dato difficilmente contestabile: la Spagna ha un problema crescente di accesso alla casa, alimentato dalla scarsità dell'offerta e da prezzi e affitti aumentati molto più rapidamente dei redditi di una parte della popolazione.

Il voto di Madrid non risolve quel problema. Al contrario, cancella almeno per ora le misure con cui il governo aveva cercato di affrontarlo e trasforma la casa nel nuovo banco di prova della legislatura.

Per Sánchez la domanda, a questo punto, è anche politica: se Junts continuerà a votare insieme alle opposizioni sui provvedimenti decisivi, governare con gli attuali numeri potrebbe diventare sempre più difficile.

Ed è per questo che, dopo la bocciatura dei decreti sulla casa, in Spagna non si discute più soltanto di affitti e sfratti. Si torna a discutere anche di quanto possa durare il governo Sánchez.

 

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