Vladimir Putin torna a mettere in guardia l’Occidente sull’aumento delle tensioni nel Mar Baltico. Intervenendo alla sessione plenaria del Club di discussione internazionale Valdai, il presidente russo ha definito le esercitazioni militari nella regione e i tentativi di fermare imbarcazioni russe come segnali di «escalation», assicurando al tempo stesso che Mosca non avrebbe intenzione di attaccare altri Paesi.
«Le esercitazioni nel Mar Baltico, una dopo l’altra, e i tentativi di fermare le nostre navi e imbarcazioni: tutto questo rappresenta un’escalation», ha dichiarato Putin.
Il presidente russo ha inoltre respinto come «assurda» la proposta di una sospensione concordata tra Mosca e Kiev degli attacchi a lunga distanza contro raffinerie e navi nel Mar Nero.
Putin ha quindi contestato gli allarmi provenienti da alcuni Paesi europei sulla possibilità di un confronto militare diretto con la Russia entro la fine del decennio. Mosca, ha sostenuto, «non ha intenzione di attaccare nessuno, né nel 2029, né nel 2030, né nel 2050».
Allo stesso tempo, il capo del Cremlino ha avvertito che un eventuale attacco diretto contro il territorio russo provocherebbe una risposta «con tutti i mezzi a disposizione». Putin ha precisato che questa formula non implica automaticamente il ricorso alle armi nucleari.
Nel suo intervento è tornato anche il dossier Kaliningrad, l’exclave russa sul Baltico al centro di crescenti tensioni con i Paesi della Nato. Riferendosi a una lettera inviata nei giorni scorsi all’Alleanza Atlantica sulla possibile risposta di Mosca a minacce contro il territorio, Putin ha affermato che il messaggio russo «non è una minaccia, ma una risposta a un tentativo di minacciare la Russia».
Il presidente ha affrontato anche la questione della guerra in Ucraina, sostenendo che Mosca vorrebbe arrivare «il prima possibile» alla fine delle ostilità attraverso un negoziato. Secondo Putin, tuttavia, Kiev non starebbe mostrando la volontà necessaria per riaprire un percorso diplomatico.
«Non è stata la Russia a sospendere il processo negoziale, bensì la parte ucraina», ha affermato. Putin ha inoltre riferito che il presidente statunitense Donald Trump avrebbe presentato «proposte difficili» per cercare una soluzione al conflitto, senza entrare nei dettagli.
Il leader russo ha poi ribadito la propria ricostruzione delle origini della guerra, sostenendo che Mosca non avrebbe iniziato il conflitto. Una posizione che il Cremlino lega agli eventi avvenuti in Ucraina dal 2014 e al successivo confronto con i Paesi occidentali. Nel febbraio 2022, tuttavia, è stata la Russia a lanciare l'invasione su vasta scala dell'Ucraina.
Putin ha infine aperto alla possibilità di un incontro trilaterale con Trump e il presidente cinese Xi Jinping a margine del vertice Apec. «Un incontro è probabilmente possibile», ha detto, precisando che molto dipenderà dalla Cina in qualità di Paese ospitante.
Per il presidente russo, incontri di questo tipo sarebbero utili per «scambiare opinioni e chiarire le posizioni». Prima di arrivare a un vertice trilaterale, ha aggiunto, sarà però necessario individuare temi concreti sui quali costruire il confronto tra Mosca, Washington e Pechino.
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