Stretta sugli affitti brevi a uso turistico: da Bruxelles nuove misure contro la crisi abitativa

di

Pierpaolo Carmine Beccarisi

Il nuovo quadro normativo Ue conferisce più poteri ai sindaci: tetti alle licenze, al numero di notti e alla compravendita in aree sotto stress

Stretta sugli affitti brevi a uso turistico: da Bruxelles nuove misure contro la crisi abitativa
Foto Consiglio Europeo

Dopo la bozza circolata nei giorni scorsi, la Commissione Europea ha presentato ufficialmente l'Affordable Housing Act, un nuovo pacchetto di norme che consentirà agli enti locali di adottare restrizioni sulle abitazioni messe in affitto a fini turistici nelle aree "ad elevato stress abitativo". 

Come ha affermato il commissario Ue all'Edilizia abitativa, Dan Jorgensen, queste misure "saranno utili in molte città ma dobbiamo ammettere che ciò è ben lungi dal risolvere tutti i nostri problemi. Tutt'altro". In concreto, l'elemento di novità introdotto dall'Affordable Housing Act è quello di dare agli enti locali la possibilità di definire una zona sotto pressione abitativa, ovvero in cui i prezzi di vendita delle case superano di otto volte il reddito disponibile annuo pro capite. Di fatto, le autorità cittadine potranno introdurre dei limiti agli affitti per locazioni turistiche senza incorrere in ricorsi per violazione delle norme del mercato interno. Fino ad oggi, infatti, ogni volta che un Comune provava a mettere limiti ad Airbnb o alle seconde case, finiva sommerso dai ricorsi dei proprietari. Con le nuove norme invece, se una città dimostra di essere in "emergenza casa", avrà la possibilità di fissare paletti senza rischiare la bocciatura dei giudici. In particolare, la legge europea introduce "misure che limitano l'acquisto o l'uso di terreni e immobili residenziali che non sono acquistati o usati come abitazione principale, indipendentemente dal fatto che siano occupati dal proprietario o da un'altra persona".
Se queste norme dovessero passare, i Comuni potrebbero porre limiti non solo agli affitti brevi, ma anche alle seconde case, case vacanza e immobili speculativi. L'Affordable Housing Act darebbe ai sindaci il potere di approvare norme che, da un lato, "limitano l'accesso o la fornitura di servizi di alloggio a breve termine" (come per esempio eventuali tetti alle licenze o al numero di notti), e dall'altro "mettono dei paletti alla compravendita in aree soggette ad alti flussi turistici".

L'Affordable Housing Act introduce quindi, per la prima volta, un quadro comune europeo per la valutazione delle misure in materia di edilizia che incidono sul mercato unico, pur tuttavia lasciando le scelte di politica abitativa ad un livello di competenza nazionale, regionale e locale.

Il centrodestra ha reagito negativamente alle nuove norme europee, promettendo battaglia in Parlamento Europeo. Secondo FdI, la Commissione comprime il diritto di proprietà, invadendo le competenze nazionali con il rischio di ridurre l'offerta, rendere le case meno accessibili e frenare gli investimenti. Anche FI e Lega si dicono contrari, con i leghisti che avvertono: "giù le mani dalla casa, il diritto di proprietà resta inviolabile". 
Divisioni anche nel campo largo, con il Pd che ha accolto con favore la proposta, mentre il M5S ha definito il testo "deludente e imperdonabile".

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