Donald Trump torna ad alzare la pressione sull’Iran, alternando minacce e aperture diplomatiche. In un’intervista a Fox News, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di trovarsi in una “fase decisionale” sul futuro del conflitto con Teheran e ha anticipato che potrebbero verificarsi “cose molto importanti” nel prossimo futuro.
Trump ha usato toni particolarmente duri nei confronti della leadership iraniana, arrivando a evocare la possibilità di un’azione militare su larga scala e invitando Teheran a “comportarsi bene”. Le dichiarazioni arrivano in una fase di forte tensione regionale, segnata dal confronto tra Stati Uniti e Iran e dall’intensificarsi degli attacchi degli Houthi contro l’Arabia Saudita.
Allo stesso tempo, il presidente americano ha dichiarato di essere disponibile a incontrare il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, atteso a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Secondo quanto riportato nel testo, Teheran avrebbe trasmesso tramite mediatori una serie di richieste considerate preliminari per una possibile ripresa del negoziato.
La linea americana continua quindi a muoversi su un doppio binario: pressione militare ed economica da una parte, disponibilità al confronto dall’altra.
La situazione si è ulteriormente complicata dopo gli attacchi rivendicati dagli Houthi contro l’Arabia Saudita. Il movimento yemenita ha affermato di aver colpito obiettivi sensibili a Riad e infrastrutture energetiche, mentre la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha riferito di aver intercettato missili diretti verso la capitale.
In seguito all’escalation, l’ambasciata statunitense a Gerusalemme ha invitato i cittadini americani presenti in Israele ad aumentare il livello di attenzione e a considerare la possibilità di cancellazioni dei voli, chiusure dello spazio aereo e altre difficoltà negli spostamenti.
Il Dipartimento di Stato statunitense, secondo quanto riportato, ha inoltre avvertito che il conflitto potrebbe conoscere una “rapida escalation”, mentre Trump ha anticipato il rientro da Camp David alla Casa Bianca.
Sul fronte yemenita, gli Houthi hanno dichiarato di non considerare l’Italia parte del conflitto. Muhammad Mansur, funzionario del governo Houthi a Sana’a, ha affermato che il movimento non intende coinvolgere Roma, pur contestando la presenza di assetti militari italiani in Arabia Saudita.
Parallelamente, il confronto tra Washington e Teheran resta segnato da dichiarazioni sempre più dure. Esponenti iraniani hanno avvertito che eventuali nuovi attacchi statunitensi provocherebbero una risposta contro basi e interessi americani nella regione. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha sostenuto che negoziato e azione militare non siano necessariamente alternativi, ribadendo però che Teheran non intende rinunciare alle proprie condizioni.
Il quadro resta dunque caratterizzato da un equilibrio instabile tra minacce, operazioni militari e tentativi di mantenere aperto un canale diplomatico. L’eventuale incontro tra Trump e Pezeshkian potrebbe rappresentare un passaggio rilevante, ma al momento, sulla base del materiale fornito, non risultano indicazioni di un’intesa imminente.
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