Ucraina, strage alla stazione di Dnipro: 14 morti in un attacco russo. A Oleshky parte la missione umanitaria

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Carlo Longo

Un drone colpisce una banchina ferroviaria affollata mentre un treno è in partenza per Zaporizhzhia. Altri raid provocano vittime a Chernihiv e Kremenchuk. Zelensky chiede nuove sanzioni contro Mosca, mentre nella regione di Kherson entra in vigore una tregua localizzata per consentire l'arrivo di aiuti e l'evacuazione dei civili

Ucraina, strage alla stazione di Dnipro: 14 morti in un attacco russo. A Oleshky parte la missione umanitaria

Una giornata segnata da due realtà opposte in Ucraina: da una parte l'avvio di una delicata operazione umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, dall'altra una nuova ondata di attacchi russi contro centri abitati e infrastrutture civili.

L'episodio più grave si è verificato a Dnipro, dove un drone russo ha colpito la stazione ferroviaria principale, provocando almeno 14 morti e dieci feriti secondo il bilancio comunicato dalla compagnia ferroviaria statale ucraina, Ukrzaliznytsia.

L'attacco è avvenuto mentre numerose persone si trovavano su una banchina in attesa della partenza di un treno diretto a Zaporizhzhia.

Le immagini diffuse dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky mostrano le conseguenze dell'esplosione, con vittime a terra e squadre di soccorso impegnate nel trasporto dei feriti.

La tragedia si è consumata proprio nel giorno in cui Russia e Ucraina hanno avviato una tregua circoscritta a Oleshky per permettere la distribuzione di beni essenziali e l'evacuazione dei residenti.

Dnipro, drone contro una stazione affollata

Secondo quanto riferito dalle ferrovie ucraine, la stazione principale di Dnipro è stata raggiunta da un drone a propulsione a getto.

Il velivolo ha colpito un'area frequentata dai passeggeri, mentre un convoglio si preparava a partire verso la vicina Zaporizhzhia.

L'esplosione ha provocato numerose vittime e ha richiesto l'intervento immediato dei soccorritori.

Il bilancio iniziale parla di almeno 14 persone uccise e dieci ferite, ma le autorità continuano a valutare le conseguenze dell'attacco.

Nel corso dei bombardamenti è stato colpito anche il dormitorio di una scuola professionale, dove si è sviluppato un incendio.

La violenza del raid ha suscitato una dura reazione da parte delle autorità ucraine, che hanno denunciato l'ennesimo attacco contro la popolazione civile.

Zelensky chiede sanzioni più severe contro Mosca

Il presidente Volodymyr Zelensky ha condannato l'offensiva e ha rivolto un nuovo appello ai partner occidentali affinché aumentino la pressione economica e diplomatica sulla Russia.

In un messaggio pubblicato su X, il leader ucraino ha contestato l'allentamento di alcune misure restrittive nei confronti di oligarchi russi e del settore energetico di Mosca.

Zelensky ha messo in discussione l'efficacia di tali aperture, osservando che non avrebbero prodotto la riduzione degli attacchi auspicata.

Ha quindi chiesto all'Unione europea, agli Stati Uniti e ai Paesi del G7 di introdurre nuove sanzioni più severe.

La richiesta si inserisce nel più ampio confronto internazionale sulle misure da adottare per sostenere Kiev e aumentare il costo economico della prosecuzione della guerra per Mosca.

La risposta dell'Unione europea

Da Bruxelles sono arrivati messaggi di solidarietà all'Ucraina e di condanna per i bombardamenti.

Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell'Unione europea, ha annunciato l'intenzione di sollecitare i partner internazionali a rafforzare il sostegno a Kiev.

Il tema sarà affrontato anche in occasione del vertice tra Unione europea e Canada e della riunione dei ministri degli Esteri del G20 prevista ad Atlanta.

Kallas ha inoltre richiamato la necessità di accertare le responsabilità per i crimini commessi durante il conflitto.

Tra gli strumenti indicati figurano l'istituzione di un tribunale speciale e una commissione incaricata di esaminare le richieste di risarcimento.

L'obiettivo europeo è mantenere alta l'attenzione internazionale sulla guerra e sulle sue conseguenze per la popolazione ucraina.

Attacchi anche a Chernihiv e Kremenchuk

La giornata di bombardamenti non ha interessato soltanto Dnipro.

A Chernihiv, nel nord dell'Ucraina, un attacco con droni ha colpito una strada centrale, causando la morte di due ragazze di 15 anni e il ferimento di altre 23 persone.

Un ulteriore raid ha raggiunto un edificio residenziale a Kremenchuk, nell'area centrale del Paese.

In questo caso, secondo le informazioni diffuse dalle autorità ucraine, tre persone sono state uccise e altre 15 sono rimaste ferite.

In serata Zelensky ha riferito un bilancio complessivo di 19 morti negli attacchi della giornata.

La successione dei bombardamenti conferma la gravità della situazione nelle città ucraine, dove infrastrutture civili, abitazioni e luoghi pubblici continuano a essere esposti al rischio di attacchi.

Oleshky, una tregua per portare aiuti alla popolazione

Mentre in diverse regioni del Paese proseguivano i raid, nella città di Oleshky, nella regione di Kherson, è entrata in vigore una tregua umanitaria concordata tra Mosca e Kiev.

La sospensione localizzata delle ostilità è stata promossa attraverso un'iniziativa del Papa e successivamente mediata dagli Stati Uniti, con il sostegno di Melania Trump.

Secondo quanto riportato, sia il presidente russo Vladimir Putin sia le autorità ucraine hanno espresso riconoscenza per il contributo fornito all'iniziativa.

L'intesa è finalizzata a consentire l'arrivo di generi alimentari e medicinali, oltre all'evacuazione delle persone che desiderano lasciare la città.

Oleshky è stata duramente colpita dalla guerra e da anni vive in condizioni umanitarie estremamente difficili.

Secondo le stime riportate, tra gli edifici danneggiati e le infrastrutture compromesse risiederebbero ancora circa 1.500 persone, a fronte di una popolazione che prima del conflitto raggiungeva i 24.000 abitanti.

Russia e Ucraina si sono ripetutamente accusate delle responsabilità per il deterioramento della situazione nella zona.

Sminamento e corridoi di evacuazione

Nella prima giornata della tregua, né Kiev né Mosca hanno segnalato violazioni del cessate il fuoco nell'area interessata.

Le operazioni sono iniziate con attività di sminamento, necessarie per rendere più sicuro il passaggio dei convogli umanitari e dei civili.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha espresso l'auspicio che gli aiuti possano raggiungere rapidamente i residenti.

«È in corso un'operazione di sminamento», ha dichiarato, aggiungendo che l'obiettivo è consentire alla popolazione di ricevere assistenza in sicurezza e a chi desidera partire di farlo senza ostacoli.

Il percorso previsto per alcuni residenti diretti nei territori controllati dal governo ucraino appare particolarmente complesso.

Secondo le informazioni diffuse, l'itinerario dovrebbe attraversare la Crimea, attualmente sotto controllo russo, proseguire nella Russia meridionale e prevedere un trasferimento aereo verso la Bielorussia, prima del rientro in Ucraina.

Un tragitto lungo e articolato, che evidenzia le difficoltà di movimento causate dal conflitto e dalla situazione territoriale.

Le operazioni umanitarie sono seguite anche da giornalisti stranieri, tra cui quattro reporter americani della testata Newsmax e di altri Paesi, presenti al seguito della parte russa.

Nuove tensioni diplomatiche in vista di novembre

Nonostante la tregua localizzata a Oleshky, il confronto tra Mosca e Kiev resta particolarmente teso.

Il Cremlino ha avvertito che eventuali bombardamenti ucraini durante il 4 novembre, data in cui la Russia celebra la Giornata dell'Unità Nazionale, potrebbero compromettere il previsto incontro trilaterale di novembre ad Abu Dhabi.

Una dichiarazione che dimostra quanto rimangano fragili le prospettive diplomatiche e quanto le iniziative umanitarie siano esposte all'andamento delle operazioni militari.

La tregua nella regione di Kherson rappresenta un'opportunità concreta per portare soccorso a una popolazione rimasta a lungo in condizioni di estrema difficoltà.

Allo stesso tempo, gli attacchi contro Dnipro, Chernihiv e Kremenchuk ricordano che la sospensione delle ostilità riguarda soltanto un'area limitata e non costituisce un cessate il fuoco generale.

Per l'Ucraina, il 29 ottobre si chiude così con un bilancio drammatico: un corridoio umanitario finalmente aperto a Oleshky e nuove vittime civili in altre città del Paese.

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