Ue, stretta sui social: «Li vieteremo ai minori di 13 anni». Nuove regole fino ai 18

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Mario Tosetti

L’Unione europea prepara il divieto dei social per i minori di 13 anni. Von der Leyen annuncia l’EU Kids Act: mini-account controllati dai genitori fino ai 15 anni e nuove tutele per tutti gli under 18

Ue, stretta sui social: «Li vieteremo ai minori di 13 anni». Nuove regole fino ai 18

L’Unione europea prepara una delle strette più radicali mai tentate nei confronti dei grandi social network per proteggere bambini e adolescenti.

Ad annunciarla è stata oggi, 16 settembre, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, intervenendo davanti al Parlamento europeo a Strasburgo con il suo discorso sullo Stato dell’Unione.

«Nessun utilizzo dei social media per i minori di 13 anni. Nessun account personale per i minori di 15 anni», ha scandito von der Leyen, anticipando l’EU Kids Act, la proposta che la Commissione presenterà formalmente domani.

Una precisazione è però necessaria: le nuove regole non sono ancora in vigore. Si tratta di una proposta legislativa che dovrà essere negoziata e approvata attraverso le istituzioni europee.

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Bruxelles non punta a introdurre un'unica soglia valida indistintamente per tutti i minorenni.

Il modello annunciato da von der Leyen divide invece bambini e adolescenti in diverse fasce di età, introducendo livelli progressivi di autonomia digitale.

Sotto i 13 anni non sarà consentito utilizzare i social media.

Tra i 13 e i 15 anni, invece, non sarà possibile possedere un normale account personale. Saranno ammessi soltanto dei “mini-account” creati e supervisionati dai genitori o dai tutori, con funzionalità ridotte e limiti nell'utilizzo.

Von der Leyen ha indicato anche una soglia precisa: per questi profili il tempo di utilizzo dovrebbe essere limitato a un'ora al giorno.

Dai 15 anni sarà possibile avere un account personale, ma le piattaforme continueranno ad avere obblighi specifici nei confronti degli utenti minorenni.

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La tutela europea non si fermerà dunque ai quindicenni.

Per gli utenti tra i 15 e i 18 anni, l’EU Kids Act introdurrà un principio di “safe design”: saranno le piattaforme a dover progettare servizi e funzionalità tenendo conto della particolare vulnerabilità degli adolescenti.

È un cambio di prospettiva importante.

L'obiettivo non è più soltanto chiedere ai genitori di controllare quello che fanno i figli online. Bruxelles vuole attribuire una responsabilità molto maggiore direttamente alle aziende tecnologiche.

E von der Leyen lo ha espresso con una formula netta: l'Europa intende invertire l'onere della prova. Saranno le piattaforme a dover dimostrare di essere sicure per i minori.

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Il discorso della presidente della Commissione contiene infatti anche un messaggio politico rivolto direttamente alle grandi aziende tecnologiche.

Von der Leyen ha riconosciuto che il potere delle Big Tech viene spesso percepito come enorme e ormai impossibile da ridimensionare. Ma ha respinto questa idea.

«È l'Europa a decidere le proprie regole, non le Big Tech», è il senso della posizione espressa dalla presidente.

Bruxelles non intende più accettare passivamente sistemi progettati per trattenere gli utenti il più a lungo possibile sulle piattaforme, soprattutto quando a utilizzarli sono bambini e adolescenti.

Nel mirino finiscono quindi le funzionalità che favoriscono un uso compulsivo, gli algoritmi che possono spingere progressivamente verso contenuti sempre più estremi e i rischi legati all'impiego dell'intelligenza artificiale.

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Von der Leyen ha dedicato un passaggio particolarmente duro anche all'utilizzo dell'intelligenza artificiale per manipolare le immagini dei minori.

La presidente della Commissione ha citato esplicitamente il fenomeno delle fotografie di ragazze trasformate attraverso l'AI in immagini sessualizzate artificialmente.

Per Bruxelles è uno dei nuovi rischi che dimostrano come le regole elaborate soltanto pochi anni fa non siano più sufficienti a proteggere bambini e adolescenti nell'ambiente digitale.

Social network e intelligenza artificiale stanno infatti diventando sempre più interconnessi: creazione automatica di immagini, chatbot, sistemi di raccomandazione e contenuti generativi aumentano le possibilità offerte agli utenti, ma anche i rischi di manipolazione e abuso.

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La Commissione europea aveva già aperto un fronte specifico sulla presenza dei più piccoli sulle piattaforme.

Ad aprile Bruxelles aveva comunicato una valutazione preliminare secondo cui Meta non avrebbe adottato misure sufficientemente efficaci per impedire ai minori di 13 anni di utilizzare Instagram e Facebook, nonostante la stessa società indichi normalmente i 13 anni come età minima per accedere ai servizi.

Il problema è proprio l'effettività dei limiti anagrafici.

Scrivere nelle condizioni d'uso che una piattaforma non può essere utilizzata sotto una determinata età serve a poco se un bambino può aggirare la regola semplicemente indicando una data di nascita falsa.

Il futuro EU Kids Act dovrà quindi affrontare uno dei problemi tecnicamente più complessi dell'intero progetto: come verificare realmente l'età degli utenti senza creare un sistema invasivo per la loro privacy.

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L'Europa non parte da zero.

Diversi governi hanno già scelto di intervenire autonomamente. La Francia ha approvato quest'estate il divieto di utilizzo dei social network per i minori di 15 anni, diventando il primo Paese dell'Unione ad adottare una misura di questa portata.

Anche la Spagna ha avviato una stretta sull'accesso alle piattaforme per i più giovani, mentre fuori dall'Unione europea il modello che ha attirato maggiormente l'attenzione internazionale è quello australiano.

Von der Leyen ha confermato che la Commissione ha studiato proprio l'esperienza dell'Australia e degli altri Paesi che si sono mossi prima di Bruxelles.

La differenza è la scala dell'intervento: una normativa europea comune riguarderebbe contemporaneamente tutti i 27 Stati membri e un mercato di centinaia di milioni di cittadini.

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La bozza preparatoria dell’EU Kids Act, anticipata nei giorni scorsi da Reuters, indica inoltre che la riflessione della Commissione è più ampia dei soli social network.

Nel lavoro preparatorio sono entrati anche piattaforme di video, videogiochi online e chatbot basati sull'intelligenza artificiale, tutti servizi che possono esporre bambini e adolescenti a contenuti o meccanismi ritenuti rischiosi.

I dettagli definitivi saranno però quelli contenuti nella proposta che la Commissione presenterà formalmente.

Ed è importante distinguere tra quanto anticipato nelle bozze e quanto von der Leyen ha annunciato ufficialmente oggi.

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Alla base della nuova normativa c'è una preoccupazione crescente per gli effetti che un utilizzo intensivo delle piattaforme digitali può avere sui più giovani.

Bruxelles punta in particolare a contrastare meccanismi di dipendenza, esposizione a contenuti dannosi, sistemi di raccomandazione aggressivi e interazioni online potenzialmente pericolose.

Von der Leyen ha scelto di inserire il tema direttamente nel discorso sullo Stato dell'Unione, attribuendogli quindi una rilevanza politica molto più ampia rispetto a una semplice questione di regolamentazione tecnologica.

Il principio indicato dalla presidente è che la protezione dei bambini non possa dipendere soltanto dalla capacità delle singole famiglie di controllare smartphone e applicazioni.

Una parte della responsabilità deve ricadere su chi quelle piattaforme le progetta e ne ricava profitti.

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L’EU Kids Act non sarà inoltre l'unico intervento.

Von der Leyen ha annunciato un quadro più ampio attraverso il futuro Digital Fairness Act, destinato ad affrontare alcuni meccanismi delle piattaforme che possono risultare problematici anche per gli adulti.

Tra questi c'è proprio il cosiddetto addictive design, cioè l'insieme delle caratteristiche pensate per aumentare il tempo trascorso online e spingere l'utente a tornare continuamente sull'applicazione.

La strategia europea sembra quindi procedere su due livelli: una protezione particolarmente severa per bambini e adolescenti e, parallelamente, nuove regole sul funzionamento delle piattaforme per tutti gli utenti.

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Per le famiglie italiane, almeno nell'immediato, domani non cambierà ancora nulla.

L'annuncio di von der Leyen apre il percorso legislativo. La proposta della Commissione dovrà essere esaminata e negoziata a livello europeo prima di trasformarsi in norme applicabili.

Il principio politico, però, è ormai molto chiaro.

L'Europa vuole stabilire per legge che un bambino sotto i 13 anni non debba avere accesso ai social network, che tra 13 e 15 anni possa utilizzarli soltanto attraverso un profilo limitato e supervisionato e che, fino alla maggiore età, le aziende tecnologiche abbiano obblighi rafforzati di protezione.

È una delle risposte più incisive elaborate finora dall'Unione al potere crescente delle piattaforme digitali.

E von der Leyen ha sintetizzato la filosofia dell'intervento rovesciando la domanda: il problema non è soltanto quando consentire ai minori di accedere ai social, ma anche quando e in quali condizioni permettere ai social di accedere alla vita dei minori.

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