“Dopo le Midterm tra i repubblicani esploderà la guerra civile”. Steve Bannon, ex consigliere di Donald Trump e figura di riferimento dell’ala Maga, prevede che le elezioni di Midterm che si terranno martedì 3 novembre negli Stati Uniti apriranno una resa dei conti nel Partito repubblicano. In un’intervista al Financial Times, ha sostenuto che un’eventuale sconfitta potrebbe ridare voce ai conservatori tradizionali, finora rimasti in secondo piano di fronte al presidente. La “guerra civile” evocata da Bannon è una metafora dello scontro politico interno al Grand Old Party, il Gop: da una parte i sostenitori del movimento Maga, dall’altra i repubblicani più tradizionalisti, legati a una linea conservatrice classica e al libero mercato. La campagna elettorale ha già messo in evidenza le tensioni tra le due anime.
Divisioni attraversano anche lo stesso movimento Maga. Il caso Epstein ha incrinato i rapporti tra Trump e alcuni suoi sostenitori, tra cui la deputata Marjorie Taylor Greene. A creare dissenso è stata anche la guerra con l’Iran: Bannon è contrario all’intervento e teme che la ripresa degli attacchi possa alienare una parte della base trumpiana, già colpita dall’aumento dei prezzi. I dazi, invece, sono un punto di scontro con i repubblicani più legati al libero commercio.
Intanto, secondo indiscrezioni, rilanciate da FT, i dirigenti del partito si starebbero preparando alla possibilità di perdere seggi alla Camera e in molti sono a temere anche che il controllo del Senato sia a rischio. Una sconfitta potrebbe indebolire Trump e accelerare il confronto interno sulla direzione futura del partito.
Anche tra i democratici tuttavia restano forti le divergenze tra l’ala moderata e quella più progressista, emerse nel confronto tra il candidato al Senato Abdul El-Sayed e la sua rivale nelle primarie Haley Stevens. Una divisione che potrebbe complicare la strategia del partito nel tentativo di riconquistare il Congresso.
Le elezioni di metà mandato, previste per maetedì, riguardano tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 seggi del Senato. In molti Stati si vota anche per governatori – verranno rinnovati 36 su 50- e per le cariche locali. Il risultato è destinato a influenzare decisamente l’agenda politica di Trump.
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