Venezia torna a guardare fuori dallo schermo e direttamente dentro il presente. La nona giornata della Mostra del Cinema, oggi 10 settembre, ha il suo centro di gravità in Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor che porta in Concorso il tema più esplosivo e divisivo dell’attualità internazionale: la guerra a Gaza.
Non è semplicemente uno dei film in programma. È il titolo destinato a catalizzare il dibattito politico e culturale della giornata, anche per il percorso dei suoi autori. Abraham e Szor arrivano infatti a Venezia dopo il successo di No Other Land, premiato con l’Oscar nel 2025 e dedicato alla realtà della Cisgiordania.
Con Naza il loro sguardo si sposta sui meccanismi della guerra e sulle conseguenze delle operazioni militari israeliane sulla popolazione civile palestinese. Il film affronta un terreno in cui cinema, testimonianza e denuncia finiscono inevitabilmente per sovrapporsi.
Ed è proprio questa sovrapposizione a rendere Naza uno dei passaggi più sensibili di Venezia 83. Non solo perché il conflitto mediorientale continua a occupare il centro dell’agenda internazionale, ma anche perché il festival ha scelto ancora una volta di trasformare il concorso in uno spazio nel quale il cinema non evita la politica, anzi la affronta frontalmente.
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Se Naza porta al Lido il peso della storia collettiva, Un Peu Avant Minuit di Nicolas Pariser sposta invece lo sguardo sull’instabilità individuale.
Il protagonista, Léo, ha 49 anni ed è nel pieno di una crisi sentimentale quando riceve la notizia della morte del padre biologico, mai conosciuto. Prima di partire per l’Italia per occuparsi dell’eredità, si ferma a Parigi e comincia a interrogarsi sulla propria vita e sulle relazioni che l’hanno definita.
Con Chiara Mastroianni, Melvil Poupaud e Golshifteh Farahani, il film lavora su una forma di smarrimento molto più privata, ma non per questo meno radicale: quella di chi arriva a metà della vita e scopre di non avere più certezze solide alle quali aggrapparsi.
È un cambio di scala netto rispetto a Naza, ma non di intensità. Da una parte il trauma storico, dall’altra quello personale. Due modi diversi di raccontare cosa accade quando una realtà che sembrava stabile improvvisamente si rompe.
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Fuori Concorso, Mario Martone porta invece Scherzetto, affidandosi ancora una volta a Toni Servillo.
Qui la tensione nasce dentro una casa. Daniele Mallarico, illustratore ormai anziano e vedovo, lascia Milano e torna a Napoli per occuparsi per qualche giorno del nipote di cinque anni. Da una situazione domestica apparentemente ordinaria prende forma un confronto tra generazioni fatto di provocazioni, fragilità e vecchi fantasmi.
Martone lavora su una dimensione intima e quasi claustrofobica, nella quale il rapporto tra adulto e bambino diventa anche un confronto con il tempo che passa e con ciò che resta di noi nei luoghi dell’infanzia.
Accanto a Servillo c’è Serena Rossi, che nella giornata riceverà anche il Premio Campari Passion for Film.
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Se Scherzetto affronta il tempo con malinconia, Peccato sceglie invece la strada della satira.
La serie di Valerio Vestoso immagina Emanuela Fanelli nel 2049, ritirata dalle scene, lontana dai riflettori e sostanzialmente dimenticata dopo una carriera segnata da un misterioso scandalo.
Il meccanismo del mockumentary permette di giocare con biografia, celebrità e memoria pubblica, costruendo una versione futura e deformata della stessa Fanelli.
Il risultato promette di essere uno degli oggetti più anomali della giornata: una riflessione sul successo che usa l’ironia per raccontare quanto rapidamente un volto celebre possa trasformarsi in un ricordo.
Nel progetto compaiono, tra gli altri, Alessandro Borghi, Geppi Cucciari, Sabrina Ferilli, Valerio Mastandrea, Paolo Virzì, Ferzan Özpetek e Paola Cortellesi.
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Il 10 settembre segna anche un piccolo cambio di prospettiva per Saoirse Ronan.
Con Paper Plane, presentato nella sezione Orizzonti Corti, l’attrice debutta alla regia e sceglie una storia concentrata sul conflitto familiare e sul silenzio.
Al centro c’è una ragazza che rifiuta di tornare a casa finché la presenza del padre continuerà a pesare sulla sua vita. La madre è costretta così a decidere se seguirla o lasciarla andare.
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