Una riorganizzazione senza precedenti che potrebbe arrivare a coinvolgere anche uno dei marchi storici del gruppo. Volkswagen starebbe valutando l’uscita di scena di Seat entro il 2029, concentrando progressivamente risorse e strategie su Cupra, il brand che negli ultimi anni ha conquistato un peso crescente all’interno della galassia di Wolfsburg.
L’indiscrezione arriva dalla stampa tedesca e, in particolare, dalla rivista Wirtschaftswoche. Al momento non si tratta di una decisione ufficialmente annunciata da Volkswagen: interpellato sulla questione, un portavoce del gruppo ha spiegato che l’azienda non commenta documenti interni e che questi vengono discussi e approvati dagli organi competenti.
Secondo le ricostruzioni, Seat non figurerebbe nella visione strategica elaborata dal gruppo verso il 2030. L’eventuale uscita del marchio consentirebbe a Volkswagen di ridurre i costi, semplificare la propria struttura e rafforzare ulteriormente Cupra.
A pesare sarebbero anche i numeri. Secondo i dati riportati dalla Bild, nel primo semestre del 2026 Cupra avrebbe raggiunto 170.100 consegne, contro le 129.600 di Seat, confermando il progressivo spostamento degli equilibri tra i due marchi spagnoli.
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Se confermata, la decisione segnerebbe la conclusione di una lunga pagina dell’industria automobilistica europea. Seat nasce in Spagna nel 1950, inizialmente con la partecipazione dello Stato spagnolo e la collaborazione industriale di Fiat. Il rapporto con il costruttore italiano ha caratterizzato una parte importante della sua prima storia, prima del successivo avvicinamento a Volkswagen negli anni Ottanta.
Negli ultimi anni il gruppo tedesco ha affiancato a Seat la crescita di Cupra, trasformato da denominazione delle versioni sportive in un marchio autonomo, con un posizionamento più orientato alle fasce premium e sportive del mercato.
L’eventuale scelta di puntare su Cupra a scapito di Seat rappresenterebbe dunque un’accelerazione di una strategia già visibile da tempo, ma avrebbe inevitabili conseguenze industriali e commerciali.
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La possibile uscita di Seat si inserisce in un piano di risanamento molto più ampio. Volkswagen ha annunciato un accordo tra management e rappresentanti dei lavoratori per una riduzione di circa 50mila ulteriori posti di lavoro entro la fine del decennio, che si aggiungerebbero ai 50mila tagli già concordati.
Complessivamente, la riorganizzazione potrebbe quindi comportare una diminuzione dell’organico nell’ordine delle 100mila unità.
Per il gruppo è necessario adeguare strutturalmente la forza lavoro alle nuove condizioni economiche e industriali per recuperare competitività. La trasformazione dell’automotive, la pressione dei costruttori cinesi, le difficoltà incontrate sul mercato della Cina e l’impatto dei dazi statunitensi sono tra i fattori che stanno spingendo Wolfsburg ad accelerare sul contenimento dei costi.
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La revisione non riguarda soltanto marchi e occupazione. Al centro del confronto ci sarebbe anche il futuro di diversi impianti produttivi in Germania.
Particolare attenzione è rivolta agli stabilimenti Volkswagen di Zwickau, Emden e Hannover, oltre al sito Audi di Neckarsulm. Le prospettive degli impianti rientrano nel più ampio confronto sulla futura struttura produttiva del gruppo e sulle misure necessarie per migliorarne l’efficienza.
Il piano sostenuto dall’amministratore delegato Oliver Blume punta a rendere Volkswagen più competitiva in un mercato mondiale profondamente cambiato, nel quale i produttori europei devono affrontare contemporaneamente la transizione tecnologica e una concorrenza asiatica sempre più aggressiva.
Le ipotesi di ulteriori riduzioni hanno però incontrato la forte opposizione dei rappresentanti dei lavoratori. La presidente del comitato aziendale Daniela Cavallo e il Land della Bassa Sassonia, azionista del gruppo, hanno più volte manifestato contrarietà a interventi che possano tradursi in nuovi pesanti tagli occupazionali.
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