Quasi cinque anni di guerra e, per Volodymyr Zelensky, il problema ha ancora un nome e un cognome.
Dal podio dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, a New York, il presidente ucraino indica Vladimir Putin come «il paziente zero» di una guerra che continua a contagiare uomini e Paesi ben oltre i confini di Russia e Ucraina.
«Non può vivere senza guerra», dice Zelensky. Per questo, aggiunge, Putin «deve essere fermato» e bisogna impedirgli di avere altro spazio per agire e «diffondere questo male».
È il passaggio più duro di un discorso costruito attorno a una convinzione: la guerra non finirà perché Mosca deciderà spontaneamente di fermarsi. Per Kiev la Russia deve essere messa nelle condizioni di non poterla più sostenere.
E questo significa armi per l’Ucraina, ma soprattutto meno denaro per Mosca.
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Zelensky riprende davanti ai leader mondiali anche le parole pronunciate da Donald Trump, che ha definito il conflitto una guerra «ridicola e infinita» che deve terminare.
Il presidente ucraino dice di non conoscere un solo leader mondiale disposto ad affermare il contrario.
Poi aggiunge: «Non conosco nessuno che sia apertamente a favore di questa guerra, a eccezione di un uomo». Il riferimento a Putin è esplicito.
È su questo punto che Zelensky costruisce buona parte del proprio intervento.
Se quasi tutti sostengono di volere la pace, sostiene in sostanza il presidente ucraino, allora bisogna guardare a ciò che concretamente permette alla guerra di continuare.
«Sembra esserci sempre qualcosa che ferma Putin dal dire: basta, è finita», afferma.
Quel qualcosa, secondo Kiev, sono soprattutto le risorse economiche e la capacità produttiva che consentono alla Russia di continuare a finanziare e alimentare lo sforzo bellico.
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È qui che il discorso diventa anche un appello diretto alla platea dell’Onu.
Zelensky ringrazia gli Stati che sostengono l’Ucraina e torna a chiedere che non venga allentata la pressione economica sulla Russia.
«Le sanzioni, i pacchetti di sostegno, la nostra produzione congiunta di armamenti: tutto questo è importante», afferma. Poi si rivolge a chi continua ad acquistare e commerciare con Mosca: ogni nuova entrata concessa alla Russia, sostiene, significa dare altro tempo alla guerra.
Il ragionamento di Kiev non è nuovo, ma all’Onu Zelensky lo presenta come una responsabilità che riguarda anche Paesi lontani dal fronte.
Non basta dichiararsi favorevoli alla pace, è il senso delle sue parole. Bisogna anche evitare di alimentare economicamente la macchina che permette alla guerra di continuare.
Da qui la richiesta di limitare gli scambi commerciali con la Russia e di continuare a ridurne le entrate.
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Poi c’è l’inverno.
Per l’Ucraina non è mai soltanto una stagione. Negli ultimi anni è diventato uno dei momenti più difficili della guerra, con gli attacchi russi contro centrali, reti elettriche e altre infrastrutture energetiche.
Zelensky sa che anche il prossimo potrebbe essere pesante.
E dal Palazzo di Vetro manda a Mosca uno dei messaggi più espliciti del suo intervento:
«Sappiamo che l’inverno sarà difficile e potremmo non avere altra scelta che renderlo doloroso anche per la Russia».
Kiev ha intensificato negli ultimi mesi gli attacchi a lunga distanza contro infrastrutture energetiche russe, comprese raffinerie e impianti collegati alla produzione e all’esportazione di petrolio.
Per Zelensky è proprio lì che Mosca può essere colpita in uno dei suoi punti più sensibili.
Per questo chiede che prima dell’arrivo dell’inverno vengano compiuti passi concreti verso una de-escalation.
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Nelle stesse ore Zelensky ha aperto anche a una misura concreta.
L’Ucraina si è detta pronta a una tregua marittima nel Mar Nero, sulla base di proposte avanzate da Egitto, India e Turchia.
Ora, ha sostenuto il presidente ucraino, spetta alla Russia rispondere.
Il passaggio è importante perché mostra l’altra parte della strategia portata da Zelensky a New York.
Da un lato, aumentare la pressione su Mosca.
Dall’altro, accettare misure circoscritte di de-escalation che possano ridurre gli attacchi e creare un terreno sul quale provare a costruire qualcosa di più ampio.
Il problema resta capire se e a quali condizioni il Cremlino sia disposto a seguire la stessa strada.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ribadito che Mosca è disponibile ai negoziati, ma senza sospendere nel frattempo le operazioni militari.
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C’è poi un passaggio meno prevedibile del discorso.
Zelensky sostiene che cittadini provenienti da 47 Paesi siano stati reclutati dalla Russia per combattere contro l’Ucraina.
Ne cita diversi: Ghana, Nepal, Tagikistan, India, Yemen, Guinea, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Sudan e Sudafrica.
E si rivolge direttamente ai loro governi.
«Sapete cosa sta facendo la Russia ai vostri concittadini?», chiede. Poi l’appello: «Prendetevi cura di loro, non permettete che finiscano sul campo di battaglia. Non lasciate che Putin vi trascini in questa guerra».
Zelensky cita separatamente la Corea del Nord, che ha inviato proprie truppe a sostegno della Russia, definendo «follia» che soldati nordcoreani debbano morire in una guerra contro l’Ucraina.
Il messaggio è rivolto soprattutto a quella parte del mondo che Kiev teme possa considerare il conflitto una questione esclusivamente europea.
Per Zelensky non lo è più.
Link to L’incontro con Trump prima del discorsoL’incontro con Trump prima del discorso
Il discorso arriva dopo uno degli incontri più importanti della trasferta americana di Zelensky: quello con Donald Trump.
Il presidente ucraino è arrivato a New York con una priorità molto concreta: rafforzare la difesa del Paese prima dell’inverno, soprattutto contro missili e droni russi.
Kiev punta a nuovi sistemi di difesa aerea e a una maggiore capacità di produrre direttamente in Ucraina sistemi e munizioni insieme ai partner occidentali.
Il confronto con Trump si inserisce quindi in una fase nella quale diplomazia e guerra continuano a procedere contemporaneamente.
Si parla di tregua, mentre gli attacchi continuano.
Si discute di un possibile incontro tra Zelensky e Putin, mentre Kiev cerca nuove armi.
E Washington mantiene aperto anche il canale con Mosca: il segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato Lavrov a New York, mentre gli Stati Uniti continuano a cercare uno spazio negoziale tra le parti.
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Rispetto ai primi interventi davanti alle Nazioni Unite dopo l’invasione russa, il tono di Zelensky è inevitabilmente cambiato.
Non deve più spiegare al mondo che cosa sta accadendo in Ucraina.
Dopo quasi cinque anni, tutti lo sanno.
Il problema è convincere governi sempre più concentrati sulle proprie crisi a continuare a occuparsene.
È anche per questo che il presidente ucraino insiste meno sulla cronaca della guerra e molto di più su ciò che, a suo giudizio, permette alla guerra di sopravvivere: soldi, commercio, petrolio, produzione militare, uomini.
L’Ucraina, dice, non ha scelto il conflitto. Ha scelto però «di non perdere il nostro Paese e la nostra sovranità».
E il suo messaggio all’Onu è che aspettare non basta.
Per Kiev, il tempo da solo non porterà Putin al tavolo della pace.
Bisogna rendere più costoso continuare la guerra che fermarla.
È questo il senso politico della formula scelta da Zelensky per descrivere il presidente russo: «paziente zero».
Non semplicemente l’uomo che ha iniziato la guerra, secondo la lettura del presidente ucraino, ma quello che continua ad alimentarla e ad allargarne le conseguenze.
E mentre un altro inverno si avvicina, Zelensky torna a chiedere alla comunità internazionale di scegliere quanto spazio lasciargli ancora.
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