A venticinque anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, New York riapre un capitolo ancora doloroso sulle conseguenze sanitarie del crollo delle Torri Gemelle. L’8 settembre 2026 sono diventate accessibili oltre 170mila pagine di documenti municipali riguardanti la qualità dell’aria, i rischi per la salute e la gestione dell’emergenza nelle settimane e nei mesi successivi all’attacco al World Trade Center.
Una parte dei materiali proviene da 68 scatoloni che, secondo l’amministrazione cittadina, non erano stati rintracciati fino al 2025. L’archivio contiene rapporti, rilevazioni ambientali, promemoria e valutazioni che potrebbero contribuire a ricostruire con maggiore precisione ciò che le autorità sapevano sui pericoli presenti nell’aria dopo il disastro.
Il crollo delle Torri Gemelle liberò infatti nell’atmosfera un’enorme quantità di polveri e detriti contenenti cemento polverizzato, metalli, fibre e residui della combustione. Sostanze che penetrarono anche negli edifici circostanti e che, una volta depositate negli ambienti chiusi, potevano tornare in sospensione ed essere inalate.
Uno dei punti centrali riguarda le rassicurazioni diffuse poco dopo gli attentati. Il 18 settembre 2001 l’Environmental Protection Agency (EPA) statunitense dichiarò che i dati disponibili non indicavano rischi sanitari legati alla qualità dell’aria di New York. Due anni più tardi, tuttavia, l’Office of Inspector General della stessa agenzia concluse che le informazioni disponibili in quel momento non erano sufficienti per formulare una rassicurazione così ampia.
I nuovi documenti potrebbero quindi contribuire a chiarire quali informazioni fossero effettivamente disponibili alle istituzioni e con quale grado di certezza venissero valutati i rischi. Le carte, da sole, non permettono comunque di attribuire automaticamente responsabilità personali e dovranno essere esaminate nel loro contesto.
Tra i materiali resi pubblici compare anche il cosiddetto “Harding Memo”, risalente all’ottobre 2001. Nel documento venivano affrontati sia i possibili rischi per la salute sia la potenziale esposizione legale dell’amministrazione cittadina. Un elemento destinato ad attirare particolare attenzione nella ricostruzione delle decisioni prese durante le prime settimane dell’emergenza.
Nel frattempo, gli effetti sanitari a lungo termine dell’esposizione alle sostanze presenti nell’area del World Trade Center sono diventati oggetto di numerosi programmi di monitoraggio e studi epidemiologici. Nel 2025 il World Trade Center Health Program seguiva 136.862 persone e quasi 90mila avevano almeno una patologia certificata come collegata all’11 settembre.
Un rapporto riguardante i membri del Fire Department di New York ha inoltre registrato più di 10mila persone con almeno una patologia fisica riconosciuta, comprese malattie respiratorie e tumori.
Ulteriori elementi sono arrivati da uno studio pubblicato nel 2025 su JAMA Network Open. La ricerca, condotta su 12.334 soccorritori e considerando un periodo di latenza di almeno dieci anni, ha individuato 118 casi di tumore polmonare. L’incidenza risultava maggiore nei soggetti con livelli di esposizione più elevati. Questo dato non consente di attribuire automaticamente ogni tumore diagnosticato dopo gli attentati alle polveri di Ground Zero, ma evidenzia l’importanza dell’intensità e della durata dell’esposizione.
La pubblicazione dell’archivio assume anche un valore concreto per chi continua a convivere con le conseguenze sanitarie dell’11 settembre. I documenti potrebbero infatti aiutare ex lavoratori, residenti, studenti e soccorritori a ricostruire la propria presenza nelle aree interessate e a fornire elementi utili per le richieste di assistenza o compensazione.
Dalla sua riapertura nel 2011, il September 11th Victim Compensation Fund ha assegnato più di 16,8 miliardi di dollari a oltre 71mila richiedenti.
Le 170mila pagine pubblicate rappresentano soltanto una prima parte della documentazione. Altri archivi dovrebbero essere esaminati e resi disponibili nei prossimi mesi. A un quarto di secolo dagli attentati, la ricostruzione delle conseguenze sanitarie dell’11 settembre continua quindi attraverso studi scientifici, testimonianze e documenti che potrebbero aiutare a comprendere meglio ciò che accadde anche dopo che la nube su Manhattan si era apparentemente dissolta.
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