Autonomia differenziata, il Veneto dice sì per primo: via libera alle intese con lo Stato

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Corinna Pindaro

Il Consiglio regionale del Veneto approva gli schemi definitivi sull'autonomia differenziata con 33 voti favorevoli. È la prima Regione a completare questo passaggio. Stefani: «Inizia un grande percorso». Ora il dossier torna al Governo

Autonomia differenziata, il Veneto dice sì per primo: via libera alle intese con lo Stato

Il Veneto rompe gli indugi e diventa la prima Regione italiana a dare il via libera agli schemi definitivi di intesa con lo Stato sull'autonomia differenziata. Il Consiglio regionale ha approvato oggi, 3 settembre, la proposta presentata dalla Giunta guidata da Alberto Stefani, compiendo un nuovo passaggio nell'attuazione dell'articolo 116, terzo comma, della Costituzione.

Il risultato della votazione è stato netto: 33 voti favorevoli, 3 contrari e 2 astenuti, mentre nove consiglieri non hanno partecipato al voto.

Il Veneto precede così Liguria, Lombardia e Piemonte, le altre Regioni impegnate nel negoziato con il Governo.

Un voto che ha anche ricompattato il centrodestra veneto dopo le tensioni emerse nelle ultime ore sul fine vita: Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia hanno sostenuto il provvedimento.

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Quello approvato oggi non rappresenta ancora l'autonomia complessiva immaginata dal Veneto negli anni passati.

La prima fase riguarda quattro ambiti specifici: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e tutela della salute, quest'ultima limitatamente agli aspetti collegati al coordinamento della finanza pubblica.

Tecnicamente si tratta di due schemi definitivi di intesa: il primo comprende protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa; il secondo riguarda il rapporto tra tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica.

Sono materie per le quali il percorso può procedere senza attendere la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni, il nodo che ha rappresentato uno dei punti più complessi dell'intera riforma.

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Per il presidente del Veneto Alberto Stefani il voto rappresenta un passaggio storico.

Il governatore ha parlato di un «giorno da ricordare», sottolineando come il cammino verso l'autonomia sia diventato più breve e più concreto.

Secondo Stefani, il Veneto non sta chiedendo privilegi rispetto alle altre Regioni, ma la possibilità di avvicinare le decisioni amministrative ai territori e di assumersi direttamente maggiori responsabilità nella gestione delle competenze trasferite.

«I Veneti stanno aspettando da troppo tempo», è il messaggio del presidente, che invita ora le forze politiche regionali a fare squadra nelle prossime fasi del percorso.

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A celebrare il risultato è anche Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale e per anni principale promotore della battaglia autonomista veneta.

Zaia ha sottolineato come il voto dimostri che il processo stia finalmente passando dalle rivendicazioni politiche agli atti concreti.

Per l'ex governatore, il percorso avviato con il referendum consultivo del 2017 entra così in una nuova fase, nella quale l'obiettivo è trasformare la richiesta di maggiore autonomia in competenze effettivamente esercitate dalla Regione.

Il referendum rappresenta inevitabilmente lo sfondo politico della giornata. Il 22 ottobre 2017 oltre il 98% dei votanti si espresse a favore di maggiori forme di autonomia per il Veneto, con un'affluenza superiore al 57%.

Da allora il negoziato ha attraversato governi, legislature, modifiche normative e anche il vaglio della Corte costituzionale.

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Il voto ha avuto anche un significato politico interno.

Dopo le divisioni registrate sul fine vita, Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia si sono ritrovate compatte sull'autonomia. A favore hanno votato anche i rappresentanti di Resistere Veneto e Liga Veneta Repubblica.

Fratelli d'Italia ha rivendicato in particolare il ruolo del governo Meloni nel portare avanti un percorso che per molti anni non era riuscito ad arrivare alla fase delle intese definitive.

Il tema è politicamente rilevante anche nei rapporti nazionali tra FdI e Lega. Per il Carroccio l'autonomia resta infatti una delle riforme identitarie e il risultato veneto consente a Matteo Salvini e alla classe dirigente leghista del Nord di rivendicare un avanzamento concreto del progetto.

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Molto diversa la posizione delle opposizioni.

I nove consiglieri del Partito Democratico presenti non hanno partecipato alla votazione, mentre Alleanza Verdi e Sinistra ha espresso voto contrario.

Il Pd ha contestato sia il merito sia la gestione politica dell'operazione, accusando la maggioranza di presentare come una svolta storica un trasferimento che, almeno in questa prima fase, riguarda un numero limitato di funzioni.

Le opposizioni hanno inoltre attaccato il centrodestra sulle assenze registrate durante il dibattito, arrivando a fotografare alcuni banchi vuoti di Fratelli d'Italia mentre il presidente Stefani interveniva in Aula.

La maggioranza ha respinto l'accusa, sottolineando che al momento decisivo del voto il centrodestra si è presentato compatto.

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Il sì del Consiglio regionale arriva dopo una lunga sequenza di passaggi istituzionali.

Nel 2025 Governo e Veneto avevano raggiunto l'accordo preliminare sulle materie interessate. Successivamente gli schemi erano stati sottoposti all'esame parlamentare.

Nel luglio 2026 erano arrivati i pareri favorevoli prima del Senato e poi della Camera. Il 5 agosto la Giunta Stefani aveva quindi approvato gli schemi definitivi, trasmettendoli al Consiglio regionale.

Nelle settimane successive il provvedimento è passato attraverso le commissioni competenti e oggi è arrivato il voto definitivo dell'assemblea veneta.

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Il sì di Venezia non conclude però il percorso.

Dopo il passaggio regionale, gli schemi dovranno tornare al Consiglio dei ministri. Soltanto dopo il via libera del Governo potrà aprirsi la fase parlamentare conclusiva prevista dall'articolo 116 della Costituzione.

L'intesa tra Stato e Regione dovrà infatti essere recepita attraverso una legge approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base dell'accordo raggiunto con la Regione interessata.

È questo il passaggio che trasformerebbe il negoziato politico in un effettivo trasferimento di competenze.

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Il voto di oggi ha infine una portata che supera i confini regionali.

Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria sono impegnate parallelamente nel percorso per ottenere ulteriori forme di autonomia. Essere arrivati per primi al sì del Consiglio regionale consente al Veneto di assumere ancora una volta il ruolo di apripista.

Ma il vero banco di prova arriverà dopo.

La questione non sarà più soltanto se concedere maggiore autonomia, ma quali funzioni trasferire concretamente, con quali risorse finanziarie e quali conseguenze produrrà il nuovo assetto nei rapporti tra Stato e Regioni.

Il voto del 3 settembre, quindi, non chiude la partita. Segna però il momento in cui il Veneto passa dalla fase delle pre-intese a quella degli accordi definitivi, mettendosi per primo sulla strada che può portare all'effettivo trasferimento delle nuove competenze.

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