Bologna, spunta una chat sui nuovi saccheggi: «24 e 30 ottobre guerra». Nel gruppo oltre 200 giovani

di

Ennio Bassi

Dopo gli scontri del 17 ottobre circolano screenshot di un gruppo WhatsApp con 228 partecipanti, in gran parte adolescenti, nel quale si discuterebbe di nuovi assalti e si voterebbero i negozi da prendere di mira. Citati marchi come Foot Locker, Nike e Apple. Non è però accertato che ai messaggi corrisponda un piano concreto. Il Comune annuncia che si costituirà parte civile per le devastazioni

Bologna, spunta una chat sui nuovi saccheggi: «24 e 30 ottobre guerra». Nel gruppo oltre 200 giovani

Dopo gli scontri, i danneggiamenti e i saccheggi che hanno segnato la giornata di sabato 17 ottobre a Bologna, l'attenzione si sposta ora sulle chat utilizzate da gruppi di giovanissimi. In una conversazione WhatsApp con oltre 200 partecipanti si discuterebbe apertamente di nuovi assalti alle attività commerciali, indicando anche due date: il 24 e il 30 ottobre.

Il gruppo, secondo quanto emerge dagli screenshot circolati, sarebbe stato creato domenica 18 ottobre, all'indomani delle violenze registrate a Bologna, Milano e Torino, e avrebbe 228 partecipanti, prevalentemente ragazzi tra i 14 e i 18 anni.

Il nome scelto per la conversazione è esplicito: «24 e 30 ottobre guerra».

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All'interno della chat comparirebbero messaggi e sondaggi attraverso i quali i partecipanti discutono delle attività commerciali da prendere di mira.

«Siamo tutti d'accordo per FL e Snipes?», si legge in uno dei messaggi, con un riferimento a Foot Locker e Snipes. Negli screenshot compaiono anche i nomi di Apple, JD, Nike, Louis Vuitton e Swarovski.

Alcuni partecipanti sembrerebbero inoltre rivendicare la propria presenza durante i disordini del fine settimana.

Gli elementi disponibili, tuttavia, richiedono cautela. La presenza di messaggi, sondaggi e indicazioni di date non dimostra da sola che esista un piano operativo effettivamente organizzato né che le azioni discusse nella chat verranno realmente messe in atto.

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La diffusione delle conversazioni ha alimentato anche il confronto sulla natura delle violenze e sul rapporto tra i saccheggi e le manifestazioni di protesta.

Sul tema è intervenuto il candidato civico Giovanni Favia, che sui social ha contestato sia la tendenza a identificare tutti i manifestanti con gli autori delle violenze, sia quella opposta di attribuire automaticamente ai saccheggi una motivazione politica o sociale.

«Non sono attivisti che sbagliano. Semplicemente, non sono attivisti», sostiene Favia.

Secondo la sua ricostruzione, alcuni gruppi di adolescenti sarebbero in grado di organizzarsi rapidamente attraverso WhatsApp e Telegram, creando conversazioni con centinaia di iscritti nelle quali vengono discussi obiettivi e possibili azioni.

Favia respinge anche l'idea che dietro questi comportamenti debba necessariamente esserci una situazione di disagio economico. Si tratta, tuttavia, di una sua interpretazione del fenomeno e non di una conclusione investigativa.

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Intanto il Comune di Bologna ha annunciato che intende costituirsi parte civile negli eventuali procedimenti giudiziari relativi alle devastazioni avvenute sabato.

«Il Comune si costituirà parte civile per chiedere ai responsabili delle devastazioni di sabato di pagare i danni», ha dichiarato l'assessore ai Lavori pubblici Simone Borsari.

Nel caso in cui tra i responsabili venissero individuati dei minorenni, ha aggiunto l'assessore, anche le famiglie potranno essere chiamate a rispondere nei casi previsti dalla legge.

La quantificazione complessiva dei danni provocati nella zona della stazione centrale, dove sono state colpite attività commerciali e danneggiati arredi urbani, deve ancora essere completata.

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Sulle chat è intervenuto anche Matteo Di Benedetto, capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Bologna.

Secondo Di Benedetto, gruppi violenti starebbero cercando di coinvolgere studenti molto giovani attraverso le chat di classe e di istituto per portarli nelle piazze e negli scontri con le forze dell'ordine.

Il consigliere ha invitato studenti, rappresentanti d'istituto e scuole a prendere le distanze dalle iniziative violente, proponendo allo stesso tempo l'apertura di un confronto con il mondo studentesco.

«Il dialogo e il confronto sono il sale della democrazia», ha affermato.

Anche in questo caso, l'ipotesi di un reclutamento organizzato attraverso le chat scolastiche rappresenta una denuncia politica e non, sulla base degli elementi forniti, un fatto già accertato dalle autorità investigative.

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Parallelamente alle chat sui presunti saccheggi, sui social è comparso il «Movimento 17 ottobre», che annuncia una mobilitazione permanente contro il governo e il carovita.

Il gruppo propone manifestazioni ogni sabato alle 15 in diverse città, tra cui Bologna, Milano, Roma, Torino, Firenze, Padova, Bari e Genova. Su Instagram è stato diffuso lo slogan: «I violenti siete voi che ci avete negato il futuro. Ora quel futuro ce lo prendiamo».

Il movimento invita inoltre i sostenitori a entrare in un canale Telegram utilizzato per organizzare le iniziative.

Non risultano però, allo stato delle informazioni disponibili, elementi in grado di dimostrare un collegamento organizzativo tra il «Movimento 17 ottobre» e il gruppo WhatsApp denominato «24 e 30 ottobre guerra».

L'attenzione resta quindi concentrata sulle prossime giornate indicate nelle conversazioni e sull'eventuale presenza di iniziative concrete. Saranno soprattutto gli accertamenti delle autorità a dover stabilire chi gestisca le chat, quale sia l'identità dei partecipanti e se dietro i messaggi sui nuovi saccheggi esista effettivamente un'organizzazione pronta a entrare in azione.

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