Cile, Kast perde consensi: quasi due cittadini su tre bocciano il governo

di

Ennio Bassi

Economia in difficoltà, disoccupazione e emergenze climatiche pesano sul giudizio dei cileni. L'82% ritiene che l'esecutivo abbia deluso le aspettative, mentre cresce la preoccupazione per possibili tagli alla spesa sociale

Cile, Kast perde consensi: quasi due cittadini su tre bocciano il governo

Si fa sempre più difficile il quadro politico per il presidente cileno José Antonio Kast. A sette mesi dall'insediamento, il capo dello Stato deve fare i conti con un forte deterioramento della propria popolarità e con un'opinione pubblica largamente insoddisfatta dell'operato del governo.
Secondo l'ultima rilevazione dell'istituto Agenda Criteria, il 64% della popolazione esprime un giudizio negativo sulla gestione presidenziale. Una tendenza confermata anche dai sondaggi di Cadem, che collocano il gradimento di Kast in una fascia compresa tra il 27% e il 32%.
A incidere sulla perdita di fiducia è soprattutto la situazione economica. Il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di debolezza, con la disoccupazione salita al 9,6%, mentre le prospettive di crescita per il 2026 rimangono particolarmente contenute, con stime comprese tra lo 0,25% e lo 0,75%. A complicare ulteriormente lo scenario sono intervenuti gli eventi climatici estremi che hanno interessato dieci delle sedici regioni cilene, mettendo sotto pressione territori, infrastrutture e risorse pubbliche.
Il malcontento emerge con particolare evidenza dal confronto tra le promesse dell'esecutivo e i risultati percepiti dalla cittadinanza. Ben l'82% degli intervistati considera infatti le prestazioni dell'amministrazione inferiori alle aspettative iniziali, un dato che evidenzia la distanza crescente tra il governo e una parte consistente dell'elettorato.
La questione della spesa pubblica si annuncia intanto come uno dei principali terreni di confronto politico, soprattutto in vista dell'esame della prossima legge di bilancio. Il 58% dei cileni giudica poco efficiente l'utilizzo delle risorse statali, segnalando una diffusa richiesta di maggiore rigore nella gestione finanziaria.
Questa posizione, tuttavia, non si traduce in un sostegno generalizzato alle politiche di austerità. Se il 52% degli intervistati si dichiara favorevole a una riduzione del personale della pubblica amministrazione, la disponibilità ad accettare sacrifici diminuisce drasticamente quando vengono coinvolti i servizi e gli aiuti destinati direttamente alle famiglie.
Soltanto il 19% approverebbe una contrazione dei programmi sociali, mentre appena l'8% sarebbe disposto a sostenere una riduzione dei sussidi. Numeri che mettono in luce una contraddizione con cui l'esecutivo dovrà confrontarsi: la richiesta di uno Stato meno costoso convive con la volontà di preservare le principali forme di protezione economica.

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