Contratto bancari 2026, aumenti fino a 518 euro e settimana di 35 ore: cosa cambia e perché la trattativa è in stallo

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Mario Tosetti

Il rinnovo del contratto nazionale coinvolge circa 260mila lavoratori del settore bancario. I sindacati chiedono aumenti salariali, una riduzione dell'orario di lavoro senza tagli allo stipendio e maggiori tutele di fronte alla digitalizzazione e all'intelligenza artificiale

Contratto bancari 2026, aumenti fino a 518 euro e settimana di 35 ore: cosa cambia e perché la trattativa è in stallo

Il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei bancari entra in una fase particolarmente delicata, con una trattativa ancora lontana dalla conclusione e richieste sindacali che puntano a modificare in maniera significativa retribuzioni, orari e condizioni di lavoro. Il contratto, scaduto il 31 marzo 2026, interessa circa 260mila dipendenti degli istituti di credito italiani e rappresenta uno dei principali appuntamenti negoziali dell'anno sul fronte occupazionale. Al centro del confronto ci sono la proposta di un aumento medio di 518 euro lordi mensili per la figura professionale di riferimento e la riduzione della settimana lavorativa dalle attuali 37 a 35 ore, mantenendo invariata la retribuzione. Le organizzazioni sindacali ritengono che i risultati economici conseguiti dalle banche e i cambiamenti tecnologici in corso debbano tradursi in benefici concreti anche per il personale, mentre l'Associazione bancaria italiana (Abi) non ha ancora fornito, secondo i rappresentanti dei lavoratori, risposte sufficienti sulle principali rivendicazioni.

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La questione economica rappresenta uno degli aspetti centrali del negoziato. La piattaforma unitaria presentata da Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin prevede un incremento retributivo medio di 518 euro lordi al mese, a regime, calcolato sulla figura professionale utilizzata come riferimento contrattuale. Si tratta di una richiesta che, qualora venisse accolta integralmente, determinerebbe un aumento significativo delle retribuzioni, anche se gli importi effettivi per ciascun dipendente dipenderebbero dall'inquadramento e dalle modalità di applicazione definite nell'accordo. Al momento, tuttavia, non è stato raggiunto alcun compromesso sulla cifra e non sono stati stabiliti né i tempi di erogazione né le eventuali tranche attraverso le quali distribuire gli aumenti.

Per le organizzazioni sindacali, la rivendicazione salariale nasce dalla necessità di riconoscere ai lavoratori una quota maggiore della ricchezza prodotta dal sistema bancario, che negli ultimi anni ha registrato risultati economici rilevanti. La richiesta si inserisce inoltre in un contesto caratterizzato dall'evoluzione dei modelli organizzativi e dall'aumento delle competenze richieste al personale. Secondo i rappresentanti dei dipendenti, il rinnovo non dovrebbe limitarsi a compensare le dinamiche economiche, ma valorizzare il contributo dei lavoratori alla produttività degli istituti e alla trasformazione dei servizi finanziari.

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Accanto agli aumenti retributivi, una delle proposte più importanti riguarda la riduzione dell'orario settimanale dalle attuali 37 a 35 ore, senza alcuna diminuzione dello stipendio. L'obiettivo dei sindacati è migliorare l'equilibrio tra vita privata e professionale, ridurre il peso dei carichi lavorativi e redistribuire parte dei benefici derivanti dall'innovazione tecnologica. Se approvata, la misura comporterebbe una diminuzione di due ore di lavoro alla settimana, ma la sua applicazione concreta dovrebbe essere definita attraverso le nuove disposizioni contrattuali, tenendo conto dell'organizzazione delle filiali, degli uffici centrali e delle differenti attività svolte negli istituti.

La proposta si collega a una riflessione più ampia sul futuro del lavoro bancario, sempre più influenzato dall'automazione e dalla diffusione dei servizi digitali. I sindacati sostengono che il miglioramento della produttività non debba tradursi esclusivamente in una riduzione dei costi aziendali, ma possa consentire anche una diversa distribuzione del tempo di lavoro. La settimana di 35 ore resta comunque una rivendicazione negoziale e non una misura già approvata: fino alla conclusione del confronto continueranno ad applicarsi le disposizioni contrattuali vigenti.

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Il rinnovo contrattuale si svolge in un periodo di profondi cambiamenti per il settore del credito, attraversato da fusioni, acquisizioni, riorganizzazioni aziendali e investimenti crescenti nelle nuove tecnologie. La digitalizzazione dei servizi e l'introduzione dell'intelligenza artificiale stanno modificando le attività tradizionalmente svolte dai dipendenti, incidendo sull'organizzazione degli uffici, sulle competenze professionali richieste e sulle prospettive occupazionali. Per questo le organizzazioni sindacali chiedono che il nuovo contratto nazionale contenga strumenti capaci di governare queste trasformazioni, evitando che i vantaggi economici dell'innovazione si traducano soltanto in riduzioni degli organici o in ulteriori pressioni sul personale.

Particolare attenzione viene riservata alla necessità di rafforzare il confronto tra aziende e rappresentanze sindacali sulle conseguenze dei nuovi piani industriali. Le sigle chiedono maggiori garanzie occupazionali, percorsi di aggiornamento professionale e un'organizzazione delle attività che tenga conto dei carichi di lavoro e del benessere dei dipendenti. Il tema assume particolare rilievo negli istituti coinvolti in operazioni di aggregazione, dove la ridefinizione delle strutture e delle funzioni potrebbe produrre cambiamenti significativi nella distribuzione del personale e nelle modalità di svolgimento delle attività.

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Il confronto tra i sindacati e il Comitato per gli affari sindacali e del lavoro (Casl) dell'Abi ha interessato circa 120 punti della piattaforma contrattuale, ma numerose richieste non hanno ottenuto risposte favorevoli. Una parte rilevante della discussione ha riguardato il welfare aziendale e il benessere organizzativo, ambiti nei quali le organizzazioni sindacali chiedono una maggiore omogeneità delle prestazioni offerte dai diversi istituti. L'obiettivo è ridurre le differenze nelle condizioni riconosciute ai lavoratori, pur considerando che alcuni servizi, come gli asili nido, presentano caratteristiche organizzative e territoriali che rendono difficile una completa uniformità.

Sul fronte della trasparenza retributiva, l'Abi ha indicato l'intenzione di attenersi alla normativa europea, senza prevedere ulteriori modifiche attraverso la contrattazione collettiva. Qualche disponibilità è emersa invece sull'informativa annuale prevista dall'articolo 14 del contratto, che permette alle rappresentanze sindacali di acquisire elementi sulle prospettive strategiche delle banche. L'associazione bancaria si è detta disponibile a valutare un ampliamento delle informazioni quantitative, mentre non è stato raggiunto un accordo sull'obbligatorietà della rendicontazione di sostenibilità. Anche il part time rimane oggetto di confronto, con aperture limitate ad alcune situazioni specifiche ancora da individuare. Tra gli altri argomenti discussi figurano le procedure disciplinari e la possibilità di ridurne i tempi, una questione che deve tuttavia confrontarsi con la complessità degli accertamenti richiesti nei singoli casi.

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Il giudizio espresso dalle principali organizzazioni sindacali sull'andamento del negoziato è fortemente critico. Il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha definito «totalmente negativo» l'ultimo incontro, contestando soprattutto l'assenza di una visione complessiva sul futuro del settore bancario. Secondo Sileoni, non è possibile continuare a esaminare singole questioni contrattuali senza conoscere il modello organizzativo che gli istituti intendono adottare nei prossimi anni e il ruolo che prevedono di assegnare al personale. Il sindacalista ha inoltre avvertito che, in mancanza di risposte chiare, le organizzazioni dei lavoratori potrebbero assumere «posizioni energiche», lasciando intravedere un possibile irrigidimento del confronto.

Critiche analoghe sono arrivate dal segretario generale della First Cisl, Riccardo Colombani, che ha giudicato regressivo l'approccio dell'Abi, soprattutto rispetto alle richieste riguardanti la responsabilità sociale delle banche. Colombani ha ribadito la necessità di concludere il rinnovo in tempi rapidi, sottolineando che gli utili conseguiti dagli istituti dovrebbero trovare un riconoscimento anche nelle condizioni economiche dei dipendenti. Fulvio Furlan, segretario generale della Uilca, ha invece richiamato l'attenzione sulle difficoltà quotidiane del personale, dalle pressioni commerciali allo stress professionale, chiedendo un maggiore impegno sul benessere lavorativo e proponendo anche un'indagine sul clima interno agli istituti. Per Susy Esposito, segretaria generale della Fisac Cgil, la piattaforma sindacale indica già con chiarezza le priorità del rinnovo, mentre spetta ora all'Abi spiegare quale direzione intenda imprimere al sistema bancario e quali impegni sia disposta ad assumere sul piano economico e normativo.

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Una possibile svolta potrebbe arrivare il 21 ottobre, quando è prevista la riunione del Consiglio direttivo dell'Abi, chiamato a definire un mandato per il Comitato per gli affari sindacali e del lavoro, guidato da Ilaria Maria Dalla Riva. L'appuntamento viene considerato particolarmente importante perché potrebbe chiarire l'impostazione che l'associazione bancaria intende adottare nella fase successiva della trattativa. Alla riunione sono stati invitati tutti i componenti del Consiglio, con l'obiettivo di favorire un confronto più ampio tra le diverse posizioni presenti nel sistema bancario e individuare una linea negoziale condivisa.

Il calendario prevede successivamente due incontri tra le parti, fissati per il 26 e il 29 ottobre. Il primo appuntamento sarà soprattutto l'occasione per verificare se dalla riunione del Consiglio direttivo saranno emerse indicazioni concrete in grado di modificare l'andamento del negoziato. L'Abi ha proposto di organizzare i prossimi confronti concentrandosi ogni volta su un argomento specifico, ma i sindacati insistono sulla necessità di conoscere preventivamente l'orientamento complessivo delle banche. Senza un chiarimento sulle priorità economiche, occupazionali e organizzative, il rischio è che la trattativa continui a procedere lentamente, senza avvicinarsi a un'intesa definitiva.

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Per i circa 260mila lavoratori interessati, la domanda principale riguarda i tempi del rinnovo e la possibilità di ottenere concretamente gli aumenti salariali e la riduzione dell'orario settimanale. Al momento non esiste una data certa per la firma del nuovo contratto e nessuna delle principali richieste economiche è stata ancora approvata. I 518 euro lordi mensili rappresentano l'obiettivo indicato dai sindacati, non un incremento già riconosciuto, così come il passaggio alle 35 ore settimanali resta subordinato al raggiungimento di un accordo con la controparte.

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