Decreto sicurezza, via libera del governo dopo gli scontri a Milano: nuove pene per le violenze nei cortei e stretta sui minorenni

di

Corinna Pindaro

Il governo approva il decreto sicurezza dopo gli scontri a Milano: nuovo reato per le violenze nei cortei, pene fino a cinque anni e misure sui minorenni

Decreto sicurezza, via libera del governo dopo gli scontri a Milano: nuove pene per le violenze nei cortei e stretta sui minorenni

Il governo Meloni risponde agli scontri di Milano con un nuovo decreto sicurezza. Il Consiglio dei ministri ha approvato martedì 20 ottobre un pacchetto di misure urgenti per contrastare le violenze durante le manifestazioni e rafforzare gli strumenti di prevenzione della criminalità minorile. Un intervento che arriva dopo un fine settimana segnato da saccheggi, negozi devastati e aggressioni alle forze dell'ordine, episodi che hanno riacceso il confronto politico sulla gestione dell'ordine pubblico.

La novità principale è l'introduzione del reato di partecipazione violenta a una manifestazione, accompagnato da un inasprimento delle sanzioni per i danneggiamenti commessi in gruppo. Il provvedimento interviene inoltre sulla responsabilità dei minorenni e prevede procedure per ottenere il risarcimento dei danni provocati durante i disordini.

Non tutte le misure inizialmente annunciate hanno però trovato spazio nella versione approvata. Il confronto tra gli uffici del governo e quelli della Presidenza della Repubblica ha portato a escludere l'attribuzione di nuovi poteri di polizia giudiziaria ai militari impiegati sul territorio.

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Il cuore del decreto è la nuova fattispecie di partecipazione violenta a una manifestazione.

La norma riguarda chi, nel corso di un corteo o di una manifestazione pubblica, prende parte a un gruppo composto da almeno cinque persone e contribuisce, attraverso comportamenti violenti, a mettere in pericolo la sicurezza pubblica.

Per queste condotte sono previste pene fino a cinque anni di reclusione e multe fino a 20mila euro. Le sanzioni aumentano in presenza di circostanze aggravanti, come il travisamento del volto o il ferimento di persone.

L'obiettivo dichiarato dall'esecutivo è rendere più efficace la risposta penale alle violenze collettive, soprattutto quando i disordini coinvolgono gruppi numerosi e risulta difficile ricostruire nell'immediatezza le responsabilità individuali.

La disposizione non riguarda la semplice partecipazione a una manifestazione, che rimane un diritto costituzionalmente garantito, ma comportamenti violenti specificamente individuati dalla legge.

La distinzione sarà centrale anche nell'applicazione concreta della norma, perché la responsabilità penale deve essere collegata alle condotte effettivamente commesse e dimostrate.

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Un secondo intervento riguarda il risarcimento dei danni causati durante saccheggi e devastazioni.

Il governo ha previsto strumenti per rendere più rapido il recupero delle somme dovute dai responsabili, distinguendo tra danni ai beni pubblici e danni alle proprietà private.

Nel primo caso, secondo il meccanismo illustrato dalla presidente del Consiglio, il prefetto potrà emettere un'ingiunzione di pagamento. Per i beni privati, invece, il proprietario potrà rivolgersi all'autorità giudiziaria per ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo.

La misura assume particolare rilevanza quando i responsabili sono minorenni. In queste situazioni, il provvedimento prevede il coinvolgimento patrimoniale dei genitori, chiamati a rispondere dei danni secondo le condizioni stabilite dalla normativa.

Si tratta di un intervento che punta a offrire una tutela più rapida a commercianti e cittadini, ma che apre anche interrogativi sulle modalità di accertamento delle responsabilità e sull'effettiva possibilità di ottenere il risarcimento.

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La presenza di numerosi adolescenti tra le persone coinvolte negli scontri ha spinto il governo a intervenire anche sul sistema della giustizia minorile.

Tra le misure annunciate figura una modifica delle regole relative alla valutazione della capacità di intendere e di volere per i ragazzi tra i 14 e i 17 anni.

La disciplina italiana già prevede che i minori di 14 anni non siano imputabili e che, per quelli di età compresa tra 14 e 18 anni, la responsabilità penale dipenda anche dall'accertamento della capacità di comprendere il significato delle proprie azioni.

Il nuovo provvedimento introduce una presunzione di capacità per i ragazzi che hanno compiuto 14 anni, salvo prova contraria.

È un cambiamento significativo, perché incide sulle modalità con cui viene valutata la responsabilità dei minorenni sottoposti a procedimento penale.

L'esecutivo intende inoltre rafforzare gli strumenti della giustizia minorile, anche attraverso interventi sulle strutture e sulle risorse disponibili.

Resta aperta la questione del rapporto tra maggiore severità delle sanzioni, finalità rieducativa della pena e specifiche garanzie riconosciute agli adolescenti.

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Il provvedimento affronta anche il tema del fermo preventivo, uno degli strumenti maggiormente dibattuti durante la preparazione del decreto.

L'ipotesi sostenuta dal governo è consentire alle forze dell'ordine di intervenire nei confronti di persone considerate concretamente pericolose prima che si verifichino nuovi episodi di violenza, estendendo le possibilità di intervento anche ai minorenni.

La questione è stata al centro di un confronto tecnico particolarmente delicato, perché qualsiasi limitazione della libertà personale deve rispettare le garanzie previste dalla Costituzione.

Le ricostruzioni diffuse nelle ore successive al Consiglio dei ministri non sono del tutto concordi sulla formulazione definitiva delle disposizioni riguardanti i minorenni.

Per chiarire con precisione la durata dell'eventuale trattenimento, i presupposti applicativi e le garanzie procedurali sarà quindi necessario fare riferimento al testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

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Il decreto rafforza anche gli strumenti di contrasto ai danneggiamenti e alle devastazioni commessi durante le manifestazioni.

Tra gli interventi annunciati figura l'ampliamento delle possibilità di ricorrere all'arresto in flagranza differita, uno strumento che permette, nelle ipotesi previste dalla legge, di procedere all'arresto dopo la commissione del reato sulla base di elementi documentali, come filmati e immagini.

La misura è pensata soprattutto per le situazioni nelle quali l'intervento immediato delle forze dell'ordine risulta difficile o rischia di aggravare i disordini.

L'esecutivo punta inoltre a rendere più severe le conseguenze penali dei danneggiamenti commessi da gruppi organizzati o comunque da più persone che agiscono insieme.

L'inasprimento delle sanzioni si accompagna così al tentativo di rendere più efficaci le indagini e l'identificazione dei responsabili.

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Accanto alle disposizioni penali, il governo ha annunciato il rafforzamento del presidio territoriale.

A Milano arriveranno 500 militari aggiuntivi nell'ambito dell'operazione Strade Sicure, con l'obiettivo di aumentare la sorveglianza delle aree sensibili e sostenere le attività di controllo fino alla fine del 2026.

È stata invece esclusa la proposta di attribuire ai soldati ulteriori funzioni di polizia giudiziaria.

L'ipotesi aveva suscitato rilievi durante le interlocuzioni tra Palazzo Chigi e il Quirinale, soprattutto in relazione alla distinzione tra le competenze delle Forze armate e quelle degli organi di polizia.

La soluzione adottata mantiene quindi il rafforzamento della presenza militare, senza modificare in questo senso i poteri attribuiti al personale impiegato.

Il governo considera l'intervento una risposta immediata alle preoccupazioni per la sicurezza nel capoluogo lombardo, mentre il Comune insiste sulla necessità di accompagnare i controlli con iniziative di prevenzione sociale.

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato l'approvazione del decreto, sottolineando la necessità di distinguere la protesta pacifica dagli atti di violenza.

Secondo la premier, saccheggiare negozi, distruggere beni pubblici e aggredire gli agenti non può essere considerato una forma legittima di dissenso.

La maggioranza sostiene che le nuove disposizioni siano necessarie per evitare il ripetersi degli episodi che hanno interessato Milano e altre città italiane.

Di diverso avviso le opposizioni, che contestano il ricorso a un ulteriore decreto sicurezza e chiedono di valutare l'efficacia degli strumenti già esistenti.

Le critiche riguardano soprattutto il rischio di ampliare eccessivamente i poteri preventivi delle forze dell'ordine e di privilegiare la risposta repressiva rispetto agli interventi educativi e sociali.

Il confronto politico si concentra quindi su due aspetti: da una parte la necessità di garantire l'ordine pubblico, dall'altra l'esigenza di affrontare le condizioni che possono favorire comportamenti violenti, soprattutto tra i più giovani.

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Nel dibattito è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha condannato le violenze e richiamato la necessità di un'analisi approfondita di quanto accaduto.

L'attenzione è rivolta in particolare alle caratteristiche dei disordini e al coinvolgimento di una fascia di popolazione molto giovane.

Anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha sottolineato che il problema non può essere affrontato esclusivamente attraverso la repressione.

Il primo cittadino ha chiesto un confronto più ampio sulle condizioni sociali e sui fenomeni di disagio che interessano alcune aree urbane.

La questione, dunque, va oltre le conseguenze giudiziarie degli scontri. Riguarda la capacità delle istituzioni di prevenire nuove violenze, intervenendo sia sulla sicurezza immediata sia sui fattori che alimentano il conflitto sociale.

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Con il via libera del Consiglio dei ministri, il decreto dovrà completare l'iter formale di emanazione e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Trattandosi di un decreto legge, il provvedimento dovrà essere convertito dal Parlamento entro sessanta giorni, pena la perdita di efficacia.

Durante l'esame parlamentare potranno essere presentate modifiche, anche sulle disposizioni più controverse riguardanti i minorenni e gli strumenti di prevenzione.

Il testo definitivo sarà inoltre fondamentale per chiarire gli aspetti sui quali, nelle ore successive all'approvazione, sono emerse ricostruzioni differenti.

La scelta del governo segna comunque un ulteriore irrigidimento della risposta alle violenze di piazza. Dopo le devastazioni di Milano, l'esecutivo ha deciso di intervenire attraverso nuove fattispecie penali, sanzioni più severe e un maggiore coinvolgimento delle famiglie nelle conseguenze economiche dei reati commessi dai minorenni.

Resta da verificare quale sarà l'efficacia concreta delle misure e come verrà garantito l'equilibrio tra prevenzione dei reati, sicurezza pubblica e tutela dei diritti fondamentali.

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