Direzione Pd, Schlein tra primarie e programma: cresce il confronto con i riformisti

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Mario Tosetti

Il Pd verso la Direzione del 2 ottobre: Schlein punta sul programma del centrosinistra, mentre i riformisti chiedono primarie e maggiore autonomia dal M5S. Sullo sfondo il nodo della leadership

Direzione Pd, Schlein tra primarie e programma: cresce il confronto con i riformisti

Una Direzione per provare a mettere ordine nel Partito democratico prima di aprire definitivamente la partita del centrosinistra. Elly Schlein arriva all'appuntamento di venerdì 2 ottobre con almeno due questioni destinate a pesare sul confronto interno: il programma con cui il Pd si presenterà agli alleati e le regole delle eventuali primarie per scegliere la leadership della coalizione.

La riunione è convocata alle 11 al Nazareno e si aprirà con la relazione della segretaria. Formalmente all'ordine del giorno c'è anche la ratifica della nomina di Claudio Stefanazzi a commissario della federazione di Cosenza, ma la discussione politica guarderà inevitabilmente oltre. Dopo la Direzione dovrebbe infatti arrivare entro ottobre l'Assemblea nazionale, chiamata anche ad affrontare la proroga del mandato di Schlein, in scadenza all'inizio del 2027, quando il partito potrebbe essere già immerso nella campagna per le Politiche.

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La linea con cui la segretaria arriva alla Direzione è quella definita nella riunione della segreteria: accelerare sulla costruzione della piattaforma comune del centrosinistra e allargare il confronto non soltanto a Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, ma anche alle componenti moderate e centriste.

Schlein vuole evitare che la discussione con gli alleati si trasformi immediatamente in uno scontro sulla leadership. Prima, nella sua impostazione, vengono i contenuti e la definizione di un progetto condiviso.

Il Pd ritiene di avere già costruito negli ultimi anni una parte di quel terreno attraverso le battaglie condotte insieme alle altre opposizioni. Ma proprio sul programma cominciano a emergere le prime tensioni interne.

La minoranza riformista teme infatti che la ricerca dell'unità con Giuseppe Conte possa tradursi in un eccessivo avvicinamento alle posizioni del Movimento 5 Stelle. Il messaggio che si prepara a portare in Direzione è che il Pd debba arrivare al confronto con gli alleati con una propria identità riconoscibile e senza assumere automaticamente come propria la piattaforma costruita dai Cinque Stelle.

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Poi ci sono le primarie.

È probabilmente il dossier più delicato perché intreccia il rapporto con Giuseppe Conte con gli equilibri interni al Pd.

La segretaria non ha nascosto di essere pronta a candidarsi alla guida della coalizione. Dal Movimento 5 Stelle Conte ha fatto sapere di essere disponibile anche a ragionare su un nome terzo che possa evitare la competizione ai gazebo, sostenendo però che questa ipotesi sia stata respinta dagli altri alleati.

Dentro il Pd, però, la discussione riguarda anche chi potrebbe partecipare alle eventuali primarie.

Il responsabile Organizzazione Igor Taruffi ha indicato Schlein come candidata del partito. Lo Statuto stabilisce che il segretario nazionale venga proposto dal Pd come candidato alla presidenza del Consiglio, ma contempla anche la possibilità che, in presenza di primarie di coalizione, l'Assemblea nazionale disciplini la presentazione di eventuali altre candidature.

Ed è precisamente su questo spazio che insistono i riformisti.

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Alla Direzione non dovrebbe arrivare l'annuncio di un candidato alternativo a Schlein. Il nome circolato con maggiore insistenza è quello dell'europarlamentare Giorgio Gori, ma al momento non risulta una candidatura pronta a essere formalizzata.

La minoranza vuole però porre una questione più ampia: quale spazio avrà il pluralismo interno del Pd nella costruzione della proposta politica e nella scelta della leadership del centrosinistra?

Una parte dei riformisti spinge per primarie aperte e a doppio turno, ritenendo troppo limitato uno schema che si riducesse semplicemente a una sfida tra Schlein e Conte.

Andrea Orlando ha espresso invece preoccupazione per il rischio che le primarie producano una forte polarizzazione, pur riconoscendo che, in assenza di una soluzione alternativa condivisa, la possibilità che si arrivi effettivamente ai gazebo sta aumentando.

La discussione, quindi, non riguarda soltanto il nome del candidato. Riguarda la forma che dovrà assumere la coalizione e il peso che ciascuna delle sue componenti avrà nella definizione del programma.

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È qui che la partita interna al Pd incontra quella più ampia del centrosinistra.

Schlein ha lavorato negli ultimi mesi per mantenere aperto il rapporto con Conte e con le altre opposizioni, cercando contemporaneamente di non perdere il dialogo con le componenti centriste.

Un equilibrio complicato, perché sulle principali questioni politiche restano differenze significative. Politica estera, Ucraina, difesa europea e politica economica sono alcuni dei terreni sui quali le posizioni delle diverse forze non coincidono.

La segretaria vuole arrivare al tavolo della coalizione evitando ultimatum reciproci e partendo invece dai punti sui quali le opposizioni hanno già lavorato insieme.

Conte, dal canto suo, aspetta le decisioni del Pd. Dopo la Direzione e la successiva Assemblea nazionale, il confronto tra gli alleati dovrebbe entrare nella fase decisiva.

A quel punto non basterà più stabilire se fare o meno le primarie. Bisognerà decidere con quale programma presentarsi e quale equilibrio costruire tra una componente progressista, rappresentata principalmente da Pd, M5S e Avs, e le forze moderate che Schlein vuole coinvolgere.

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La Direzione arriva inoltre mentre i sondaggi restituiscono al Nazareno un dato poco favorevole.

La Supermedia YouTrend pubblicata il primo ottobre colloca il Partito democratico al 20,4%, il livello più basso registrato dal partito dalle elezioni europee del 2024. Fratelli d'Italia viene indicato al 26,8%, mentre il quadro delle opposizioni rimane frammentato.

È una fotografia delle intenzioni di voto, non una previsione del risultato delle prossime elezioni, ma contribuisce a spiegare perché la discussione sulla coalizione sia diventata sempre più urgente.

Schlein deve tenere insieme due esigenze: costruire un'alternativa sufficientemente larga da competere con il centrodestra e, contemporaneamente, evitare che il Pd perda riconoscibilità all'interno della coalizione.

È precisamente su questo secondo punto che i riformisti intendono incalzarla.

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Domani difficilmente arriveranno tutte le risposte.

Non dovrebbe essere annunciato un secondo candidato dem alle primarie e le regole definitive della competizione saranno materia anche dei successivi organismi del partito.

Ma la Direzione servirà a capire quale linea il Pd intende portare al tavolo con gli alleati.

Schlein proverà a spostare il confronto dalla competizione sui nomi alla costruzione del programma, tenendo dentro anche le componenti centriste. La minoranza chiederà invece garanzie sul pluralismo del partito, sulle primarie e soprattutto sull'autonomia politica del Pd rispetto al Movimento 5 Stelle.

La questione della leadership resta sul tavolo. Ma prima ancora di decidere chi guiderà il centrosinistra, il confronto dentro il Nazareno riguarda quale centrosinistra costruire.

Ed è da qui che comincia la Direzione di venerdì.

 

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