Difesa europea, Castellaneta: "Non basta aumentare la spesa, serve una strategia industriale comune"

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Redazione

Nell'analisi pubblicata su La Sicilia, l'ambasciatore Giovanni Castellaneta sostiene che il dibattito sulla difesa europea non possa limitarsi alla quota di PIL destinata alle spese militari. La vera sfida è costruire una filiera industriale integrata, capace di rafforzare sicurezza, innovazione e competitività del continente

Difesa europea, Castellaneta: "Non basta aumentare la spesa, serve una strategia industriale comune"

Il confronto sul futuro della NATO e della sicurezza europea non può essere ridotto a una semplice questione di percentuali di spesa. È questo il messaggio al centro dell'analisi firmata dall'ambasciatore Giovanni Castellaneta e pubblicata sulle pagine de La Sicilia, nella quale viene evidenziato come il recente vertice dell'Alleanza Atlantica rappresenti un punto di svolta per il ruolo dell'Europa nella difesa comune.

Secondo Castellaneta, il nuovo scenario internazionale impone agli alleati europei di assumere maggiori responsabilità, superando il modello che per decenni ha visto gli Stati Uniti sostenere la parte predominante dell'impegno per la sicurezza occidentale. Tuttavia, l'obiettivo non dovrebbe essere esclusivamente quello di incrementare la spesa per la difesa, ma soprattutto di migliorarne la qualità e l'efficacia.

L'analisi sottolinea che ogni nuovo investimento dovrebbe contribuire contemporaneamente a rafforzare la sicurezza collettiva, la competitività industriale e l'autonomia strategica europea. Per raggiungere questo risultato è necessario puntare su una maggiore integrazione tra i Paesi dell'Unione, evitando duplicazioni nei programmi nazionali e sviluppando una filiera industriale della difesa realmente europea.

Tra gli ambiti considerati prioritari figurano lo spazio, la cybersicurezza, l'intelligenza artificiale, i sistemi satellitari, la sensoristica e le tecnologie dual use, settori destinati ad avere un ruolo sempre più centrale sia nella sicurezza sia nello sviluppo economico dei prossimi anni.

Per l'Italia, osserva Castellaneta, esistono le condizioni per assumere un ruolo di primo piano grazie alle competenze maturate nei comparti aerospaziale, navale, elettronico e della ricerca avanzata. Un patrimonio industriale e tecnologico che potrebbe diventare uno dei pilastri della futura architettura europea della difesa, purché inserito in una strategia condivisa a livello continentale.

Nell'articolo viene inoltre affrontato il tema del finanziamento degli investimenti. Accanto alle risorse nazionali, Castellaneta richiama la possibilità di rafforzare gli strumenti comuni europei, compreso il ricorso a forme di debito condiviso per sostenere programmi strategici, con l'obiettivo di rendere la cooperazione più stabile ed efficace.

L'analisi propone quindi una lettura che va oltre il dibattito sul raggiungimento del 5% del PIL destinato alla difesa: la priorità, conclude l'ambasciatore, è costruire una politica industriale europea capace di coniugare sicurezza, innovazione e crescita economica, rafforzando il ruolo dell'Europa nel nuovo contesto internazionale.

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