È morta a 86 anni Mary Heilmann, una delle figure più originali dell’arte americana contemporanea. L’artista si è spenta venerdi in un ospedale di Riverhead, nello Stato di New York, a Long Island. La notizia è stata confermata oggi al New York Times da Liane Thatcher, manager del suo studio, che ha riferito di complicazioni conseguenti a una recente caduta. Heilmann ha conquistato un ampio riconoscimento soltanto dopo i 60 anni, imponendosi con dipinti astratti dai colori vivissimi, dalle linee irregolari e dalle geometrie volutamente sbilanciate. La sua pittura rappresentava una sorta di ironica risposta al rigore formale del Minimalismo, movimento dominante nella scena artistica americana degli anni Sessanta e Settanta.
Come ricorda il quotidiano americano, Heilmann aveva fatto della «linea tremolante» una delle sue cifre distintive. Riprendeva la griglia geometrica di artisti come Piet Mondrian e Sol LeWitt per deformarla, inclinarla e renderla instabile. L'obiettivo era sottrarre al Modernismo la sua aura solenne e la tensione verso ideali utopici, sostituendoli con una pittura più libera, quotidiana e ironica.
Colori contro il rigore
Formata inizialmente come ceramista, Heilmann trasferì nella pittura la sensibilità per le superfici e per il colore tipica del suo primo percorso artistico. Prediligeva tonalità accese, spesso rosa shocking e arancioni, che talvolta colavano sulla tela come smalti sulle pareti di un vaso.
Anche la scelta cromatica aveva una valenza provocatoria. Quei colori, associati a un immaginario considerato tradizionalmente femminile e persino adolescenziale, diventavano uno strumento per mettere in discussione i codici virili dell'arte del suo tempo.
«Mary affrontò tutte le sciocchezze machiste dell’epoca con fredda sicurezza», ha ricordato al New York Times l’artista Laura Owens, sua ex studentessa. In un ambiente nel quale molti pittori prendevano la propria arte con estrema serietà, Heilmann scelse invece di valorizzare il gesto casuale e l'apparente imperfezione.
Il successo arrivato tardi
La sua vicenda artistica è stata anche quella di una donna che ha dovuto affrontare a lungo gli ostacoli imposti alle artiste della sua generazione. «Sono stata l’underdog per così tanto tempo», disse nel 2008 in un’intervista al New York Times, senza risentimento.
Proprio quell’anno il New Museum di New York le dedicò la prima grande retrospettiva museale, intitolata Mary Heilmann: To Be Someone. Una consacrazione arrivata relativamente tardi, ma che avrebbe contribuito a consolidare il posto di Heilmann nella storia dell’arte americana contemporanea.
La sua pittura, apparentemente semplice e giocosa, aveva dunque una precisa forza di rottura: trasformare l'imperfezione in linguaggio, l'ironia in metodo e il colore in una forma di libertà.
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